Nuovo ospedale: «Ci vuole una struttura unica e flessibile»

In consiglio comunale si discute del nuovo ospedale. Chiusura totale da parte dei 5 Stelle, più aperto al confronto il centrodestra. Il direttore generale dell'Ausl Baldino: «Anche Piacenza avrà la sua Casa della Salute»

Il direttore generale Ausl Luca Baldino e il direttore sanitario Guido Pedrazzini

Ospedale sì, ospedale no. In consiglio comunale si è tenuto un primo giro di opinioni per raccogliere le idee sulla proposta della Regione Emilia Romagna di investire 200 milioni di euro per la costruzione di un nuovo ospedale in città, in sostituzione del “Guglielmo da Saliceto”. «Ci sono risorse straordinarie a disposizione – ha messo le mani avanti l’ingegner Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl di Piacenza, sintetizzando informazioni che ha ben illustrato durante le assemblee pubbliche del tavolo del Poc -, nulla a che vedere con ciò che la Regione mette per mantenere le attività ordinarie. Il nostro ospedale sta entrando nel terzo decennio di vita e sta entrando nella parte finale della sua esistenza. Non abbiamo un problema di posti letto, ma un problema di spazi. Lo usiamo sempre di meno per attività di degenza e sempre più per attività ambulatoriali. Il numero di persone che varca la soglia del nostro ospedale è aumentato negli ultimi dieci anni. La struttura a padiglioni del nostro ospedale è altamente inefficiente. Ci costa molto di più delle moderne strutture, ogni reparto funziona in modo autonomo, sono costi di gestione notevoli. Il problema dell’accessibilità alla struttura è importante: il parcheggio non è adeguato ai flussi quotidiani di pazienti e visitatori. Abbiamo tutti i limiti di qualsiasi altra struttura del centro storico. Noi stimiamo che il nuovo ospedale dovrà avere 1500 posti auto. Non possiamo ricostruirlo sull’area attuale: dovremmo chiudere la struttura per 4 anni, impossibile non avere l’ospedale per questo tempo. Nell’area abbiamo strutture del ‘400 e dell’800, vincolate, su cui non possiamo intervenire. Non possiamo abbattere gli edifici storici, metà degli immobili non possiamo toccarli. Non possiamo ricostruire qui, dovremmo rifarlo a padiglioni, ma non sarebbe coerente. Il numero di ricoveri continuerà a calare, ma il numero di persone che varcheranno la soglia aumenterà».

«Rimane da decidere – ha concluso Baldino - dove farlo. Noi daremo parametri tecnici, poi lo lasciamo decidere alla città. Come non possiamo tenerci uno scheletro così grande in centro storico: dovremo pensare anche a questo. Qualche immobile potrebbe essere ancora utilizzato per erogare servizi sanitari. Ma se c’è un progetto di riutilizzo di tutta l’area dell’attuale ospedale si può utilizzare senza problemi».

La proposta ha subito trovato il centrodestra poco convinto. «Abbiamo speso miliardi – ha dichiarato il consigliere del Pdl Marco Tassi - per completare l’ospedale attuale. Ora siamo a sei mesi dalla Elezioni e volete dibattere di questo, un progetto a scadenza del 2026, invece di parlare di tutti i problemi della città. Cresce il mio sgomento per questa Amministrazione: abbiamo continuato a ristrutturare l’attuale ospedale e a spendere soldi. Dovremmo investire sui medici, sui servizi, potenziamo le strutture esistenti con quei soldi. Miglioriamo le prestazioni con l’ospedale esistente e quelli del territorio. Saranno soldi messi dalla Regione, ma sono sempre soldi di noi cittadini. Volete chiudere quelli in provincia, è però giusto avere più presidi sparsi sul territorio».

Anche il Movimento 5 Stelle rifiuta l’ipotesi. «Ci sono parecchie ombre – ha rilevato il capogruppo Mirta Quagliaroli - non si chiarisce l’iter da seguire, non si sa il luogo di costruzione, non sappiamo cosa fare del vecchio. Il costo è di 245 milioni di euro, più l’acquisto dell’area dove costruire il nuovo ospedale. Le risorse ulteriori per coprire gli altri costi come si pensa di trovarli? E cosa facciamo della vecchia struttura? Rischiamo poi di mantenere i vecchi immobili. Non capiamo perché la Regione metta a disposizione i fondi adesso e solo per costruire ex novo, e non per ristrutturare o migliorare le vecchie strutture. Perché non avete valutato tutte le opzioni possibili? E se in futuro ci serviranno nuovi posti letto, dovremo ricostruire ancora una volta un nuovo ospedale su misura? Pensiamo al recupero del patrimonio esistente, non a costruire altri palazzi».

Più possibilista Forza Italia, che ha lasciato aperta una porta. «Ancora oggi tanti piacentini – ha detto il capogruppo Maria Lucia Girometta (Forza Italia) - vanno in Lombardia per visite specialistiche, ci sono ritardi nelle liste d’attesa. Tanti si recano a curarsi a Cremona. Pensiamoci bene e con calma a fare un nuovo ospedale. Parlare di questo tema proprio in questi mesi in cui parte la campagna elettorale».

Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) ha espresso diverse perplessità. «L’ospedale attuale su quale area è stata costruita? E con quali soldi? Ricordo la scelta scellerata del Partito Comunista che volle spostare il progetto dal parco di Montecucco qua. Piacenza viene scelta dalla Regione perché non si riesce a fare un altro ospedale altrove…Non è vero che gran parte dell’attuale ospedale è vincolato: sono vincolate le strutture, non le aree. Non dobbiamo costruire un ospedale in un luogo solo per averlo vicino all’autostrada: tutti gli altri ospedali della regione sono molto lontani dagli accessi e dalle uscite. E il nostro attuale è vicino alla tangenziale, pur essendo in centro città. Siamo così convinti di dover andare via dall’attuale perimetro? Sapete cosa vuol dire lasciare libera quell’area? Andate a vedere cosa è diventata l’area dell’ex clinica Belvedere…che oltretutto è più piccola di quell’area». Le slides mostrate da Baldino hanno preoccupato il consigliere. «Ci sono segnali rossi di criticità su alcuni aspetti dell’ospedale».

Critico anche il leghista Massimo Polledri. «Di prime pietre ne abbiamo già posate tante. A Fiorenzuola ne avete posata una poi ci si è accorti che sotto c’erano gli idrocarburi. Politica sempre distratta e poco competente su questi temi. Sull’ospedale di Fiorenzuola bisogna accelerare almeno sul blocco “A”, su Villanova bisogna prendere una decisione. Siamo preoccupati che Parma e Reggio Emilia si tengano le eccellenze e a Piacenza si curino solo le ernie».

Marco Colosimo, consigliere di Piacenza Viva, è disponibile a discutere la proposta. «Se oggi votassimo in base a quanto ci avete mostrato – ha risposto a Baldino - sarei a favore del progetto perché mi pare di capire che ci sono inefficienze. Però facciamoci vedere dalla Regione che abbiamo le idee chiare, un piano operativo su cosa vogliamo fare della sanità locale. Chiedo rassicurazione all’Ausl». Colosimo ha inoltre suggerito di utilizzare l’attuale perimetro come “polo universitario”, oppure per offrire servizi di prima utilità».

«Mi intriga – ha invece detto Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi) - l’idea di realizzare un ospedale in un altro luogo». «Sono stato uno dei più scettici – ha invece detto in aula Roberto Colla (Moderati) - quando è uscita la notizia, ho criticato la proposta, pure sui social network. Poi ho assistito al primo incontro del Poc al Politecnico. Ho ripensato la mia idea: è una bella sfida. È un treno, non salirci sarebbe molto pericoloso. Non sappiamo quando ci potrà essere riproposto un progetto del genere. Ho capito che lo potremo fare solo adesso. Mi tolgo un sassolino: sono state prese decisioni scellerate sull’ospedale negli anni scorsi. Dovevano essere fatte scelte lungimiranti e così non è stato». Andrea Tagliaferri del Pd ha ribadito la sua posizione: non è convinto del progetto. «Sono state prese decisioni sbagliate in passato, scelte del genere di oggi devono far avvicinare la gente alla politica».

LA REPLICA DEL DIRETTORE BALDINO

«La Casa della Salute – ha risposto agli interventi l’ingegner Baldino - non è sostitutiva dell’ospedale, qua si affrontano problemi che non vengono gestiti in ospedale. Anche Piacenza avrà un presidio di Casa della Salute in futuro: stiamo ancora riflettendo su quale modello possiamo avere in città. Sarà un modello diverso rispetto alle altre realtà del territorio, come Podenzano. Non abbiamo registrato comunque un forte incremento di mobilità verso le altre province per curarsi».

Baldino ha risposto a Foti sull’area dell’ospedale attuale, ora di proprietà dell’Ausl. «Sono d’accordo sul fatto che bisogna accompagnare il progetto del nuovo ospedale a un progetto anche per il vecchio. È vero, gli ospedali emiliani sono lontani dall’autostrada, ma gli ultimi realizzati al Nord sono tutti vicini. La situazione attuale dell’ospedale è ok, i rischi li avremo nel 2026. A Fiorenzuola non possiamo partire con i lavori al blocco A per ragioni logistiche. Non esiste nessuna trattativa attuale di Area Vasta, di eccellenze, di rapporti con Parma e Reggio Emilia per i reparti. È vero che realizzare dei muri non risolvono le cose, bisogna mantenere alta la qualità. Nei prossimi dieci anni avremo un numero di medici inferiore: è già scritto nelle statistiche. Sappiate che i medici scelgono loro dove andare, dobbiamo creare un sistema che si attraente per quei professionisti che si formano».

Il direttore ha parlato anche del passato. «Non dobbiamo pensare all’ospedale come a un’abitazione: non è che spendo i soldi una volta per ristrutturare la casa e per 50 anni sono a posto. Ogni anno ci sono a bilancio tra i 12 e i 20 milioni di investimenti sulle tecnologie e struttura del nostro ospedale. È una realtà viva, bisogna sempre spendere per far evolvere le strutture. E poi vent’anni fa non erano prevedibili metà delle cose che sono cambiate. È difficile prevedere i bisogni del futuro: le strutture devono essere flessibili. Tra 25 anni faremo un uso molto diverso dell’ospedale. Ripeto: metà del perimetro attuale è vincolato, avremo solo 50mila metri quadri per ricostruire un nuovo ospedale nell’attuale area. Dovremo costruire ancora a padiglioni. Dovremo costruire una torre da 12 piani per farci stare dentro tutto».

L’ORDINE DEL GIORNO

La caserma Lusignani rimane l’unica ipotesi sul tavolo, al momento. I consiglieri di maggioranza Castagnetti, Ferrari, Raggi, Colla e Ceccarelli hanno presentato un ordine del giorno, in cui chiedono di “agire in tutte le sedi istituzionali per concretizzare questa opportunità, sottoscrivendo un protocollo che formalizzi un impegno tra Comune, Regione, Ausl per realizzare questa grande opera”. I consiglieri chiedono perciò di costruire un percorso partecipato intorno al progetto, valutando ogni parametro, favorendo anche concorsi di idee per riempire l’attuale perimetro del Guglielmo da Saliceto. Nel documento chiedono inoltre di localizzare al più presto l’area idonea per ospitare la nuova costruzione».

«Nessuno – ha proseguito Filiberto Putzu (Forza Italia) - dice di no: si dà lavoro alle imprese piacentine, si ha una struttura nuova. Però pensiamo allo scopo dell’ospedale nuovo: a cosa serve? Decidiamo». Durante il dibattito ha preso la parola anche il capogruppo Pd Claudio Ferrari. «Vale la pena di muoversi in questa direzione. Pensiamo a una localizzazione ideale del nuovo ospedale per i prossimi 30-40 anni». «Ci vuole un timing – ha aggiunto Polledri - altrimenti finisce come altre partite che si sono protratte nel tempo. Prima o poi dovremo decidere. L’importante è garantire investimenti sulla qualità delle prestazioni, sulle nostre eccellenze. Altrimenti ci avviamo verso un declino del sistema piacentino».

L’ordine del giorno non è stato però votato. La maggioranza si è ritrovata – per l’ennesima volta – con poche forze in consiglio. La minoranza ha abbandonato la seduta facendo venire meno il numero legale. Sull’ospedale nuovo Palazzo Mercanti si pronuncerà in un’altra occasione. Mentre l’esodo dei consiglieri verso l’uscita stava incominciando, il sindaco Paolo Dosi ha preso il microfono annunciando la volontà di non ricandidarsi alle prossime elezioni. Non sarà quindi lui a dover portare sulle spalle il progetto del nuovo ospedale, che sembra, a lungo andare, convincere anche una parte del centrodestra piacentino. 

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