Nuovo ospedale, Confagri: «Il consumo di suolo agricolo è uno scempio»

L’associazione critica ancora la scelta dell’area. Gasparini: «Siamo favorevoli allo sviluppo di strutture e servizi, ma deve essere ragionato»

A distanza di un anno Confagricoltura Piacenza torna a prendere posizione sul progetto del nuovo ospedale cittadino. «Siamo favorevoli alla realizzazione di opere per lo sviluppo e riconosciamo il carattere prioritario delle infrastrutture per la sanità, ma l’agricoltura e l’ambiente hanno bisogno di quei terreni e a nostro giudizio la scelta non coglie l’importante sfida della legge urbanistica regionale (LR 21 dicembre 2017 n. 24) che, a fronte delle priorità di una comunità, realizza una crescita armonica e intelligente», commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini.

«L’area individuata confligge con lo spirito della legge regionale, che vuole definitivamente chiusa l'epoca del consumo del suolo vergine – prosegue Gasparini – la cementificazione sta uccidendo l’agricoltura e l’ambiente. Gli ettari che saranno cancellati sono fertile suolo agricolo. Così si decreta la morte di realtà imprenditoriali che non possono, per natura, delocalizzare, per di più l’opera, ivi collocata, non contribuirà a riqualificare, come vorrebbe la norma, zone già urbanizzate».

«Crescita e sviluppo – sottolinea la nota di Confagricoltura Piacenza - devono camminare insieme a rispetto e salvaguardia del territorio e Gasparini-4dei territori. L’agricoltura questo non lo dimentica mai, fa specie che altri paladini della sostenibilità lo scordino alla prima occasione». Secondo Gasparini l’ipotesi di costruire l’ospedale ex novo fuori dalla cinta della tangenziale, in quella posizione, andrebbe a impattare su un’area fondamentale non solo per l’agricoltura, ma delicata dal punto di vista idrogeologico. «Non è un caso che la bonifica abbia realizzato lì casse di espansione e sia poi dovuta ulteriormente intervenire potenziandole e realizzando opere di isolamento in corrispondenza dei sottopassaggi della tangenziale.  Tutto è stato realizzato per mettere in totale sicurezza l’area cittadina, costruire il nosocomio in prossimità delle casse di espansione lascia doppiamente perplesso il presidente degli imprenditori agricoli che sottolinea come i terreni fungano per natura da cassa di dissipazione, caratteristica non certo appartenente a una superficie cementificata».

«Gli appezzamenti in questione – ricorda Gasparini – sono coltivati da un nostro associato e qualche anno ha avuto i seminativi sommersi da mezzo ginocchio d’acqua per alcuni giorni. L’interno della cinta della tangenziale è protetto dal sistema di regimazione, perché esporre la nuova opera a questi problemi o prevedere ulteriori necessari e onerosi interventi di contenimento? Sono diverse le aree all’interno del perimetro urbano che potrebbero essere riconsiderate, che oggi costituiscono un problema per fatiscenza e abbandono (ospedale militare, Pertite, laboratorio Pontieri). Potrebbero costituire una doppia chiave di volta, visto che questa è l’occasione per costruire un ospedale moderno che faccia tesoro della traumatica esperienza della pandemia, pensato anche per gestire al meglio questa tipologia di emergenze e realizzando ciò che davvero serve alla città».

«Adesso siamo abituati al benessere – riflette il presidente di Confagricoltura Piacenza -  ma sarà benessere, per i nostri malati, essere relegati in un ghetto fuori dalla città? Oggi ci si reca in ospedale a piedi, domani sarà raggiungibile solo con automobili e mezzi, non mi pare proprio che sia una scelta in linea con la sostenibilità. Si è poi parlato di nuovi modelli di sanità anche alla luce dell’esperienza Covid: della necessità di una sanità diffusa. Concentrare tutto in un’unica struttura è sbagliato. Nell’ipotesi di prevedere più centri valorizzando le strutture già disponibili, si tratterebbe di distanze facilmente percorribili da un sito all’altro».

L’associazione degli imprenditori agricoli non è convinta dalle considerazioni che hanno fatto propendere per la scelta dell’area “Farnesiana 6” rispetto alla dirimpettaia “Farnesiana 5” collocata internamente alla cintura della tangenziale. Si è letto che l’area esterna, essendo di 200.000 metri quadrati, rispetto ai 160.000 di quella interna, sarebbe preferibile perché compatibile con eventuali ulteriori ampliamenti che si rendessero necessari in futuro, ma una buona progettazione, anche in ragione di una città che demograficamente non cresce, sarebbe preferibile. Oltretutto la tragedia del Covid ha evidenziato come siano più funzionali strutture ben collegate rispetto a grossi centri. Si è parlato di maggiori costi: l’area interna alla tangenziale ha un valore maggiore, essendo già stata dichiarata edificabile, va però parimenti considerato che in quella prescelta, giudicata più economica, sarebbe necessario realizzare opere di stabilizzazione per le casse di espansione, opere di viabilità e di lottizzazione, quanto quindi risulti conveniente andrebbe riverificato alla luce di questi ulteriori oneri.

«Sia ben chiaro che non siamo contrari alla costruzione dell’ospedale – spiega Gasparini – ma è un’assurdità costruire al di fuori dal cerchio urbano, tra l’altro la nostra è una delle province che in regione hanno maggiormente cementificato negli ultimi 10 anni.  C’è un problema enorme di gestione della risorsa “terra” che sta generando costi alti e mancati approvvigionamenti all’industria.  Assistiamo a un cortocircuito nella società: l’agricoltura viene tacciata di essere un’attività che usa le risorse quando, invece, restituisce in modo circolare quello che prende, mentre si trova spettatrice di altre forme di sopruso, come lo spreco di suolo. Mentre tutto il “blabla della sostenibilità” invoca un’agricoltura estensiva, siamo spinti ad essere sempre più intensivi dalla crescente scarsità dei terreni. L’agricoltura moderna è intensiva, ma non può prescindere dalla disponibilità del terreno, che oltretutto custodisce, ben diversamente avviene con costruzioni e manufatti inutilizzati.  Non solo, questa operazione, insieme a tutte quelle che sprecano suolo fertile, porta a una riduzione della capacità di produzione, quindi riduce la capacità di autosufficienza alimentare. Dal punto di vista economico azioni come queste sono dannose, perché rendendo il terreno risorsa sempre più scarsa, spingono il valore degli affitti alle stelle, il che si traduce in costi per le imprese e quindi in ulteriore decremento di competitività del nostro sistema. Una fragilità che scontiamo nei confronti degli altri bacini produttivi nazionali e che, in modo sovraordinato, il nostro Paese paga sui mercati esteri. Cosa c’è di green in questo progetto? Le società evolute si sviluppano in altezza in palazzi e in profondità in parcheggi, la nostra città non lo fa.  È questo il Green Deal? In città ci sono aree non gestite enormi. Perché in Lombardia i nosocomi hanno parcheggi sotterranei e noi siamo ancora ai parcheggi esterni? È una vergogna. Come mai le aziende di trasformazione si vantano, perché è una ricchezza e un valore anche per il territorio, di poter descrivere con un compasso il proprio areale di conferimento e poi questo compasso dobbiamo allargarlo sempre più a causa di decisioni come questa? Chi sostiene le aziende agricole e anche le industrie piacentine?  È questo l’aiuto?».

Il presidente degli imprenditori agricoli esprime anche altre perplessità. «Cosa si farà del vecchio ospedale? Si è ragionato sul modello? Ovvero, saremo in grado di garantire standard adeguati? C’è il doveroso dibattito se prevedere o mendo le stanze singole, come avevamo ampiamente chiesto, per assicurare l’arginamento dei virus? Il benessere animale prevede che i vitelli stiano nelle cuccette singole e che al contempo abbiano possibilità di socializzazione, un Paese evoluto queste garanzie le contempla prima per le persone in condizione di fragilità».

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