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Nuovo ospedale, la minoranza: «Costi alti e rischi idraulici». Ma passa in commissione 2

Terminata la discussione delle osservazioni in commissione, il centrodestra rimane compatto. La minoranza tra astensioni, non partecipazioni e contrari esprime dubbi sulla scelta dell’area alla Farnesiana

Con 21 voti favorevoli compie un altro passo in avanti il percorso verso il nuovo ospedale. Nella serata del 4 marzo ha ottenuto l’ok della commissione 2, che ha esaminato le 14 osservazioni pervenute in Comune nel corso degli scorsi mesi. Il centrodestra ha votato senza tentennamenti con tutti i suoi gruppi. L’opposizione si è sparpagliata tra contrari (Piacenza in Comune), astenuti (Pd) e non partecipanti (Pc Oltre, Pc del futuro), mentre il Movimento 5 Stelle era assente.

Arrivati alla terza seduta, la commissione ha vagliato l’osservazione n. 11 (presentata dal Pd) e n. 12 (dal cittadino Pietro Chiappelloni),Luigi Rabuffi-16 entrambe focalizzate sulla critica più frequente: il consumo di suolo. «Spiace – ha preso la parola Giulia Piroli (Pd) - che non ci sia un ripensamento dell’Amministrazione sull’area dell’ospedale. Nella variante non vengono indicate cifre e costi. Ma sappiamo che occorrono diverse opere per ospitare lì l’ospedale, con un impegno di spesa superiore a tutte le altre aree. Anche perché in quell’area, per essere sicuri di non avere problemi idrici, occorreranno interventi importanti. Quella è la zona più bassa della città, è inferiore addirittura al livello del Po, lo sanno tutti gli agricoltori».

«Viviamo un’epoca di “bombe d’acqua” - ha rimarcato invece Luigi Rabuffi (Pc in Comune) - che in pochi minuti allagano tutto. La zona dell’ospedale dovrebbe essere la più sicura di tutta la città, eppure quella è una zona che in un recente passato qualche problema idraulico l’ha avuto. Nonostante tutti i pareri dei tecnici ci dicano che è tutto ok, in futuro le precipitazioni potrebbero causare problemi». Il consigliere della sinistra ha evidenziato l’importanza di individuare una destinazione anche per l’attuale Guglielmo da Saliceto. «Se non studiamo bene cosa farci dentro, l’ospedale attuale finirà come la clinica Belvedere, ovvero una struttura abbandonata nell’anticamera del centro storico. Stiamo ridisegnando la città, parallelamente alle scelte sul nuovo ospedale dobbiamo discutere del vecchio e dell’attuale ospedale».  

Anche Legambiente (n. 13) si è fatta sentire. L’associazione chiede di mantenere l’ospedale attuale, facendone una questione di costi e benefici, oltre che di consumo di suolo. «Sull’area 6 e la 5 – ha provato a suggerire Massimo Trespidi (Liberi) - inviterei l’assessore Opizzi a portare una stima dei costi in Consiglio comunale. Nessuno lo ha fatto finora. A partire dagli espropri delle due aree per poi passare ai costi delle opere per allacciare quelle porzioni al resto della città.  Così facciamo chiarezza una volta per tutte». Trespidi è andato oltre. «La Regione una volta disse che se la città non voleva farlo alla Pertite, allora i costi dell’ospedale nuovo non dovevano essere superiori a quella prima idea. Lo disse l’assessore Sergio Venturi, che poi se ne è andato a casa. I costi della bonifica non sono mai stati precisati…e c’è chi dice che la 5 sia più conveniente della 6…senza fornire cifre».

«Per l’ennesima volta sottolineo che manca il progetto», ha detto Roberto Colla (Pc Oltre).  «È ora di valutare i costi – ha ripreso Giulia Piroli (Pd) - nel dettaglio. Non ci bastano quelli di urbanizzazione e per l’accessibilità alla struttura. Non vorremmo che a metà dei lavori si scopra che servirebbero molti più soldi per completarlo. Le indagini devono essere già adesso più approfondite». «Basta parlare dell’area 5 – ha sbottato Francesco Rabboni (Forza Italia) - quella fase è già stata superata. Abbiamo scelto la 6, non si può proseguire il dibattito sul confronto tra le due aree». Giancarlo Migli, capogruppo di Fd’I, ha difeso l’ubicazione delGiulia Piroli-21 futuro nosocomio. «Qua dentro, in questi anni, più volte la minoranza ha portato l’esempio di ospedale nuovo che si sta costruendo in Emilia-Romagna. A Cesena l’ospedale è ancora più lontano rispetto alla città».  

«Queste piene duecentennali – è l’annotazione di Rabuffi - fa sapere Legambiente, in realtà sono poi avvenute tre volte negli ultimi 30 anni. Quindi, non seicento anni da una piena all’altra, ma tre in vent’anni. E nel 2015 abbiamo visto cosa è successo con l’alluvione. Per l’associazione è un’incognita quest’area».

Secondo l’assessore all’urbanistica Erika Opizzi è «più importante la funzionalità dell’opera, non il borsino dei costi». «Le cifre uscite nell’opinione pubblica e sui giornali sono chiacchiere da mercato, pronunciate da persone poco qualificate sull’argomento. Inoltre non è detto che dobbiamo espropriare tutti i 160mila metri quadrati dell’ospedale».

L’ultima osservazione (la n. 14) è stata presentata dalla Libera associazione commercianti (Lac) rappresentata da Federico Scarpa. L’osservazione è inerente all’eventuale rischio di degrado della zona attualmente interessata dalla struttura ospedaliera, qualora la stessa venisse dismessa e trasferita. «Questo è il grido d’aiuto e di allarme – ha incalzato Rabuffi - dei commercianti di via Taverna».

CENTRODESTRA COMPATTO SULLA VARIANTE

Sull’area 6 le idee rimangono quelle: il centrodestra è deciso sulla Farnesiana. L’opposizione ha dubbi sul luogo. E la sinistra di Rabuffi invece rimane contrario alla proposta di fare un nuovo nosocomio. «Pc in Comune voterà contro convintamente – ha aggiunto ancora Rabuffi -. Quella è un’area da tutelare, consumiamo terreno agricolo e fertile, dimentichiamo quanto è importante l’attività primaria per noi. E quell’area è a rischio. Temiamo che l’Ausl per fare l’ospedale venda i suoi immobili e faccia tagli ai suoi servizi. È più importante fare una buona sanità che un buon ospedale». «Il Pd non parteciperà al voto – ha espresso a nome del partito Giulia Piroli – perché questa era la peggiore delle scelte possibili per l’ospedale. Suolo, sottostima dei costi, problemi di viabilità e idraulici: faranno lievitare i costi. Il Pd è a favore dell’ospedale, ma in un altro luogo. E abbiamo dubbi sui tempi: ci sono troppi interrogativi che ci fanno pensare a inevitabili ritardi». «Strada sbagliatissima quella dell’Amministrazione – è la conclusione di Roberto Colla (Pc Oltre) -. Stiamo andando a mettere un ospedale davanti a un carcere: è una cosa che non sta in piedi. Nessuno lo fa in Italia». Il centrodestra si mostra compatto. Sergio Pecorara (Misto) ha ringraziato i tecnici che hanno illustrato il perché la variante “s’ha da fare”. «L’attività agricola della cooperativa “Gli Spinoni” si può delocalizzare, non ha caratteristiche irripetibili. L’opera è di interesse pubblico, il consumo di suolo è ammesso. I lavori consentiranno di rendere sicura l’area dal punto di vista idraulico. Stia attento chi dice che questa è un’operazione immobiliare e elettorale». «Questa fase è andata sprecata – ha preso la parola Michele Giardino (Misto) - perché i cittadini e le associazioni hanno fatto valutazioni politiche e non urbanistiche sull’argomento. Capisco i primi, ma non le seconde: abbiamo perso del tempo in aula». «Credo alla buona fede di chi ha presentato le osservazioni – è l’annotazione di Ivan Chiappa (Fi) - ma scommetto che avremo ricevuto critiche a prescindere, qualsiasi area avessimo scelto». Liberi ha preferito astenersi. «Molte osservazioni erano fuori tema – ha ragionato Massimo Trespidi - fossimo a scuola non l’avremmo dovute considerare. Altre ci hanno aiutato a creare dibattito. Come nelle relazioni amorose, ci sono dei “ritorni di fiamma” verso la Pertite, sebbene questo Consiglio a larga maggioranza abbia deciso di destinarla a parco. Il pericolo è che l’ospedale diventi il cavallo di Troia per costruire intorno all’area 6».

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