Ok al nuovo Psc, Bisotti: «Noi non cementifichiamo»

Sit in di protesta di Legambiente mentre in consiglio comunale si vota il nuovo piano strutturale comunale. L’assessore: «Dopo un lavoro imponente di confronto nel documento troviamo sviluppo e sostenibilità»

il sit in degli ambientalisti

È arrivato l’ok in consiglio comunale al nuovo piano strutturale comunale (Psc) – in aggiunta al Rue, regolamento urbanistico edilizio -. «Questo consiglio – ha esordito nella seduta del 6 maggio l’assessore all’urbanistica Silvio Bisotti - consegna alla città un documento a favore del suo sviluppo, valorizzando al meglio i punti di forza del territorio e rispettando la sostenibilità ambientale. Sviluppo e sostenibilità sono i concetti chiave del Psc. Ora ci sarà una vera fase operativa: le linee e gli indirizzi del Psc troveranno concretezza per i prossimi 5 anni nel Poc. Abbiamo sviluppato un significativo lavoro in questo percorso lungo e articolato. Questo Psc è ereditato anche dalla precedente Amministrazione: c’è stata ampia partecipazione nel confronto: ricordo i 15 incontri con tutti i portatori d’interesse quali imprenditori, professionisti, associazioni, privati cittadini. Le sette adunanze di consiglio comunale. Abbiamo esaminato e controdedotto 251 osservazioni, più 80 provenienti dagli uffici tecnici, oltre ad aver dibattuto in 37 sedute delle commissioni 1 e 2. Un lavoro imponente. Nel documento si precisa che si interverrà esclusivamente per il riuso di suolo e solo per attività imprenditoriali di alta qualità».

Lucia Carella (Pd) ha messo in risalto le peculiarità del documento. «È importante partire con il Psc in vista del Poc per dare forma concreta: è ora di partire e di prendere coraggio e confrontarci per vedere un’azione rapida. Altrimenti rischiamo di dire solo belle parole e non attuare». «È mancata una strategia d’insieme – è stata invece l’osservazione di Andrea Gabbiani (5 Stelle) -. La città è incapace di reagire. L’errore di partenza è non sapere cosa mettere nelle aree militari e demaniali che cambiano destinazione d’uso e nel non sapere utilizzare le strutture del Comune. L’ex macello è stato ristrutturato e utilizzato come Università in passato: è importante sapere come verrà utilizzata una struttura prima di ristrutturare. A Piacenza molte società immobiliare sono fallite, è difficile vendere palazzi e immobili, soprattutto quelli invendibili».  IMG_20160606_160813-2

«Non c’è una sintesi – ha aggiunto la collega Mirta Quagliaroli - dei problemi reali, dei fabbisogni e degli obiettivi della città. Non sono presi in esame neanche gli effetti. A cosa serve questo piano? Non c’è un’idea di governo della città né su temi come il recupero del patrimonio edilizio, la salvaguardia dei beni storici e culturali, il ripopolamento del centro storico, il problema dei parcheggi, la manutenzione delle aree verdi e delle infrastrutture pubbliche. Non si pensa al cambiamento della popolazione da qui al 2030: saremo non più di 110mila persone. Si possono recuperare 5mila abitazioni, occorre perciò ridurre la possibilità di costruire nuove abitazioni in base ai bisogni effettivi. Ci vuole una moratoria sulle nuove costruzioni e una volontà di recupero di quelli già esistenti. Ci vuole una prospettiva diversa dalla solita cementificazione e dallo sfruttamento del territorio. Siamo tra le regioni più cementificate, dobbiamo modificare le nostre previsioni». Quagliaroli ha inoltre ricordato gli orti di via Campesio trasformati in “area residenziale”. «Questo Psc non può essere approvato perché va prima adeguato alle osservazioni della Provincia e al regolamento della Regione. Questo Psc nasce già vecchio». «Le aree demaniali e militari sono ferme al palo – ha rincarato la dose Filiberto Putzu (Forza Italia) -. Il Psc che si vota oggi indirizza a scelte poco chiare, non sono state gettate le basi perché queste cose vengano realizzate».

«Il Psc – è stata la replica dell’assessore - non ha il compito di mettere in discussione il piano di recupero e riqualificazione urbana discussi in altre sedi. Quelli passano attraverso altre decisioni. Sono rassegnato dalla non volontà di non voler cogliere il senso del documento che vuole proporre un quadro conoscitivo ventennale, in evoluzione, che andrà aggiornata con il Poc. Respingo la definizione di cementificazione data a questa Amministrazione. Non è vero che non sono stati fatti passi in avanti sulle aree militari e sugli immobili demaniali. Piacenza ha accettato la sfida di attuare tutte le normative e gli strumenti su queste scelte. Siamo capofila a livello europeo sul recupero di queste aree (Progetto Maps) coinvolgendo portatori d’interesse sulle destinazioni future. La priorità è l’interesse pubblico di queste aree, ma ci vuole anche una sintesi fatta con gli investitori privati: la sfida non semplice è proprio questa, c’è difficoltà a trovare investitori che riqualificano in un certo modo questi immobili. Prima dell’estate vedremo in consiglio comunale il piano di riqualificazione di Laboratorio Pontieri, che tenga conto degli investimenti della Provincia sull’area per realizzare due palestre per le scuole. La concretezza del Psc passa attraverso il primo Piano operativo comunale: è lì che si vedrà l’attuazione delle energie economiche intercettate». Silvio Bisotti-3

«Vedremo – è il monito di Marco Colosimo (Piacenza Viva) - da qua alla fine del mandato cosa questo Psc porterà a casa».  «È uno strumento di facciata – ha osservato Tommaso Foti (Fd’I) - che nasce già morto, approvato a 9 mesi dalla fine del mandato. Ciò che è rilevante è il Poc. Questo è solo un adempimento amministrativo». Il Psc e il Rue hanno ottenuto l’ok della maggioranza compatta. Il centrodestra si è astenuto su entrambi i documenti, mentre i 5 stelle si sono espressi con un parere negativo.

IL SIT IN DI LEGAMBIENTE

Mentre in consiglio comunale andava in scena la seduta di approvazione del Psc, sotto Palazzo Mercanti si è radunato un sit di Legambiente. I manifestanti hanno protestato per chiedere ai consiglieri di non approvarlo. «Si tratta di un piano insostenibile – hanno sostenuto - già vecchio ancora prima di nascere, basato su dati errati ed incompleti, senza una visione realistica delle sfide che attendono Piacenza nel futuro, quanto a inquinamento, mobilità sostenibile, territorio edificato e qualità della vita. Un mare di nuove costruzioni, dalla previsione di un nuovo polo logistico a Roncaglia alla cementificazione della bellissima area verde di via Campesio, dalla mananza di un piano del Verde alla mancata perimetrazione del Parco delle Mura, senza parlare del rischio di nuove incredibili impermeabilizzazioni di intere zone della città definite come “aree di trasformazione e riqualificazione urbana”. Diciamo no all'approvazione di questo piano, no a questa nuova logistica, no alla cementificazione di aree verdi. Diciamo sì ad una moratoria di nuove costruzioni, sì al recupero degli edifici esistenti inutilizati, sì all'efficienza energetica, sì a un nuovo verde urbano». 

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