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Palazzo ex Enel, «Possiamo ancora fermare i lavori al cantiere»

Trecento cittadini scrivono alla Soprintendenza (e al Comune di Piacenza) per fermare la costruzione del condominio di viale Risorgimento, di fronte a Palazzo Farnese. Bissi: «Costerebbe solo qualche decina di migliaia di euro posizionare una teca per vedere i reperti romani»

Il nuovo condominio sull’area di Palazzo Ex Enel non s’ha da fare. Almeno secondo diverse associazioni piacentine che chiedono lo stop dei lavori al cantiere di fronte alla facciata di Palazzo Farnese. I cittadini che si battono da tempo per riportare alla luce i reperti archeologici romani sotterrati – e che verranno definitivamente coperti con il cemento – hanno preso carta e penna per stilare un documento riepilogativo della vicenda – aggiungendo poi le proprie valutazioni – da spedire al Comune, alla Soprintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna e ad altre realtà ed enti locali e nazionali. «Questo – ha spiegato al Cantiere Simon Weil uno degli attivisti, Pietro Chiappelloni – perché non sono rispettati gli accordi tra Comune e proprietà dell’area: non c’è un miglioramento estetico, la palestra che verrà ceduta al Comune si è poi scoperto essere piccola (15 metri per 15) e i parcheggi saranno solo 50 e privati. A chi ci dice che è ormai troppo tardi per modificare il progetto, ricordiamo che questi ultimi accorgimenti sono stati presi solo nell’estate del 2014 a sorpresa.

Abbiamo scritto una lettera alla Soprintendenza per chiedere di rendere visibili i reperti. Questa città non impara mai dai propri errori e compromette il suo futuro: accoglie sempre interessi privati che nulla hanno a che fare con il pubblico». Nel documento sono riportate diverse domande che coinvolgono le Amministrazioni degli ultimi anni, guidate da Reggi e Dosi. «Ora ci sono dei cittadini che hanno detto basta, non vogliono fare finta di niente. Vogliamo tutelare un po’ del bello che c’è a Piacenza. Speriamo che questo sia il primo di una serie di interventi dei cittadini a favore del pubblico».  Il documento è firmato da 282 cittadini. «Se mettessimo giù dei banchetti – spiegano i proponenti – scopriremmo tranquillamente che la maggior parte dei piacentini la pensa come noi».

cantiere palazzo ex enel-5

«La storia inizia da lontano – ricorda l’architetto Manrico Bissi, presidente di Archistorica e Piacenza Romana - dal 1981, quando vengono alla luce reperti archeologici di una certa importanza: resti delle mura civiche di epoca repubblicana (uno dei manufatti più antichi della nostra città) e i resti di un anfiteatro. Hanno duemila anni e raccontano la nostra storia. Non si sa bene a cosa servissero, ben per questo dovremmo indagare maggiormente. Le istituzioni se ne sono, fino ad oggi, lavate le mani: la copertura di cemento fu voluta dalla soprintendenza nel 1981 perché ritenne che furono di poca rilevanza. Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di realizzare una vetrata per permettere di vedere la nostra storia".

Manrico Bissi, Pietro Chiappelloni e Stefano Benedetti-2

Bissi ha criticato la dichiarazione della Confindustria locale che, nei giorni scorsi, si è detta contrario allo stop ai lavori. «Dicono che i reperti rischiano di fermare l’economia locale: peccato che recuperare reperti è un modo per dare lavoro ad aziende e professionisti. Dare lavoro non è solo costruire palazzi. Chi parla di questi reperti, non li ha mai visti. C’è un’archeologa – che ha visti i resti – che a tal proposito riferisce di “strutture rilevanti per tutta la Regione”. Minoia, soprintendente regionale, parla addirittura di “monumenti”. La verità che è nel 1981 si parlò di scarso valore, ma in realtà non si volevano investire soldi nella manutenzione per combattere il degrado di queste strutture storiche. Il privato – prosegue il suo intervento - non può vantare nessuna usucapione, visto che viene sottratto un bene pubblico nazionale: quei reperti appartengono a tutti gli italiani e anche agli stranieri. Come si può studiare, fare prevenzione su dei resti nascosti sotto terra e su cui verrà costruito un palazzo di diversi piani?». Bissi ha snocciolato diversi casi di teche posizionate in città italiane che permettono di scorgere reperti sotto terra. «Ci sono diversi casi di reperti visti sotto i propri piedi: i costi non sarebbero imponenti. A Vicenza con 68mila euro sono riusciti a camminare sopra una rovina romana: cos’è quella cifra in confronto all’investimento da 10 milioni di euro della società che costruirà il palazzo? Anche a Milano un intervento analogo è costato solo 20mila euro». Non solo: anche in via Trebbiola a Piacenza è possibile visitare una fornace romana.

«Stanno facendo riqualificazioni pezzo per pezzo – è il parere dell’architetto Stefano Benedetti - senza tenere conto di uno sviluppo unitario della città. C’è quasi sempre dietro qualche soggetto privato che trae benefici economici da queste novità. Non stiamo parlando di costruire nelle periferie, ma delle aree storiche più antiche della nostra città: piazza Cittadella, Borgo Faxhall, davanti a Palazzo Farnese. Stanno ricostruendo la città pezzo per pezzo, ma la “stanno facendo a pezzi”. Non conosciamo come stanno andando i lavori del condominio, forse hanno anche intercettato altri reperti non conosciuti. La stessa proprietà detiene anche l’area ex Camuzzi, dove anche in quel caso vi sarebbe nascosto un anfiteatro romano. Si sa da anni che le scuole hanno bisogno di aule e palestre, potevano almeno costruire per loro. Il privato ha diritto a fare affari, ma il Comune dovrebbe permetterglielo solo nelle aree idonee. Secondo noi c’è mancanza di trasparenza e anche diverse omissioni da parte dell’Amministrazione comunale e dalla Soprintendenza. Lo stesso palazzo ex Enel è stato oggetto di passaggi di proprietà un po’ fittizi, che ne hanno determinato assurdi momenti di valore, tanto da essere arrivato a 10 milioni di euro, cifra esagerata. La Soprintendenza in questi anni cosa ha tutelato? Costruendo il condominio avremo la sepoltura definitiva di questi reperti. Non c’era bisogno di una residenza, ma di spazi e servizi per la città e per le scuole. L’Amministrazione non si è resa conto di quello che sta facendo. Si può ancora trovare una soluzione al problema: chiederemo con forza un incontro con il Sindaco per appoggiarci nella richiesta alla Soprintendenza – che è l’unica che può intervenire - di fermare i lavori». Ma gli interlocutori – Amministrazione Comunale su tutti – sembrano restii a riparlare di un’area già venduta e di un progetto già approvato e ormai in corso d’opera.

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