Pallavicini (Sinistra) su Iren: "Interessante come vogliano aggirare il vincolo del 51% al pubblico"

L'intervento integrale di Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) durante la discussione su Iren

"Lunedì 11 aprile si è svolta in Comune la discussione sul cambiamento dello statuto e dei patti parasociali di Iren. Un argomento molto tecnico che nasconde però un tema di importanza politica. Provo quindi a spiegare cosa sta succedendo entrando nel merito, ma pongo una premessa: quello della gestione di acqua e altri servizi un tempo “pubblici” è un tema importante per l’impatto materiale sulla vita delle persone.

Ma andiamo sul merito. Ciò di cui si discute in sostanza è questo: eliminare i vincoli che imponevano che il 51% del capitale di Iren fosse di proprietà pubblica facendo in modo che almeno formalmente appaia saldo il controllo pubblico sul governo della società. C'è da aggiungere che il vincolo alla maggioranza pubblica del capitale si sostanziava in una serie di patti parasociali fra i soggetti pubblici coinvolti; così i comuni emiliani (delle provincie di RE, PR, PC, guarda un po' coincidenti con l'area vasta che subentra con l'eliminazione delle provincie) rivedono i loro patti e definiscono il comune di RE come loro rappresentante.

È interessante il modo in cui hanno deciso di aggirare il vincolo del 51%, che avrà impegnato i cervelli coinvolti in questa operazione. Nel dibattito in provincia sul futuro gestore del SII si insisteva che con il possesso del 35% del capitale nella società mista i comuni piacentini avrebbero avuto il controllo non sulla gestione ma sul governo della società.

Oggi invece ci dicono: per prima cosa decidiamo che su tutta una serie di questioni 1 testa (1 azione) non vale 1 voto, ma 2. Per seconda cosa decidiamo per quali teste/azioni vale questa regola (se valesse per tutti saremmo al punto di prima, moltiplicato per 2) e per quali no. Per terza cosa poniamo il vincolo della quota societaria in mano pubblica non sul possesso della quota azionaria materialmente in mano agli EEPP, ma sulla percentuale dei voti assembleari calcolati col sistema del voto maggiorato.

In pratica: posto 100 il numero di voti equivalenti al 100% del capitale, se il 40% del capitale esprime 80 voti, il rimanente 60% ne esprime 20. Ovviamente quel 40% di capitale deve possedere caratteristiche precise e specifiche per godere di quel privilegio, ovvero di essere il capitale di chi governa tutta la baracca. E’ stata la stessa idea della famiglia Agnelli/Elkan per garantirsi il comando in Fiat senza svenarsi.

Se viene posto il vincolo del 40% del voto maggiorato in assemblea come vincolo di partecipazione pubblica al capitale sociale dell'azienda, cioè 40 voti che valgono il doppio su 100, il capitale reale in mano ai “comuni” può essere il 20% dell'intero capitale sociale.

In termini generali Iren conferma quindi la tendenza politica del capitale: il potere, il comando non è un processo condiviso, ma esclusivo ed è in capo a chi è più forte, conta di più in termini di valore. In questo momento l'affermazione del principio coincide con un atto di forza che espropria altri, la maggioranza assoluta dei soggetti in gioco, di parte o tutto del potere/diritti che aveva in precedenza.

Nel caso di Iren, bisogna cogliere un secondo aspetto. Formalmente i soggetti pubblici (in stragrande maggioranza comuni, quasi tutti quelli della provincia reggiana, alcuni del parmigiano e 2 piacentini, per il versante emiliano, poi ci sono i “torinesi” ed i “genovesi”) mantengono un potere contrattuale molto forte al momento del voto su alcune questioni riguardanti il governo della società. Sia in termine di gestione pratica -nomina degli uomini che la governano- che di gestione politica (ad es. decidere insieme ad A2A ed Hera una collaborazione strategica con China District Heating Association -Cdha- per il teleriscaldamento e le reti energetiche cinesi, come riportato dal Sole24Ore) e finanziaria della società (quindi di vendere la rete di Tlc in fibra ottica di Iren in Emilia -1520 Km nelle provincie di PC, PR e RE a BTItalia per far soldi).

Quindi esercitano un comando di fatto sulla società? Si tenga conto che nella modifica statutaria sono previste anche norme che limitano al 5% il possesso di capitale sociale in mano a singoli investitori, come norme che disciplinano la trasmissione del diritto di voto maggiorato in caso di cessione di quote azionarie aventi quella specifica caratteristica a soggetti, anche privati, che possiedono le caratteristiche tecniche per godere della maggiorazione del proprio voto.

L'intenzione pare quella. Però i 65 soggetti pubblici emiliani hanno deciso che sarà il sindaco protempore di RE a rappresentarli tutti ed a votare per tutti loro; come saranno quello di TO e di GE per i propri territori di competenza. Un triumvirato democraticamente eletto. Che deciderà quali altri uomini governeranno praticamente la società che gestisce, con profitto inversamente proporzionale alla soddisfazione di cittadini serviti e lavoratori serventi, acqua e rifiuti. Saranno questi ultimi ad arricchirsi quasi a gratis ed a diventare dopo 10 anni di onorato servizio “supermegaesperti” di gestione delle utilities. Il capolavoro si realizzerà quando dopo aver diluito il capitale sociale in frazioni minime inizieranno il processo di buy back, che diminuirà il nr di azioni in circolazione aumentandone il valore individuale e quindi anche il valore del lavoro degli amministratori, capaci di valorizzare al massimo il capitale sociale. Il gioco delle 3 carte.

Nel 2013 il comitato per l'acqua pubblica ebbe in provincia il massimo del suo riconoscimento da parte della governance locale, tanto che il presidente della provincia volle alcuni suoi rappresentanti in consiglio provinciale. Iren era sul banco degli imputati perchè aveva incassato/stava incassando/avrebbe incassato negli anni 12mln di € per investimenti di fatto solo promessi e non realizzati dal 2011 al 2012, cioè l'anno del referendum ed il successivo. Rischiavano di perdere il sovraprofitto garantito nelle tariffe tra il prendere a prestito all'1% ed esser rimborsati al 7% e, nonostante il costo fisico delle opere venisse rimborsato, non producevano nulla se non la manutenzione.

Gli amministratori schiumavano di rabbia, Trespidi parlò di denuncia alla magistratura per quel ladrocinio. La rabbia era tale che per un momento rischiammo anche di veder realizzata la volontà della maggioranza dei cittadini per una gestione pubblica del SII. L'ad del tempo era forte ed indisponente, ma con di amicizie di peso. Quando venne sostituito, la musica cambiò, i 12mln passati venivano pagati gratis -con extraremunerazione del capitale garantita- sulle bollette, ma per il futuro sarebbe stato diverso. Niente più denuncia, ma baci e abbracci.

Già, ma quei 12mln? Un bonus di 48€ a cittadino della provincia a favore di chi?

Per concludere se come investitore finanziario il soggetto Comune può discutere della governance di Iren e valutare il rendimento di una scelta piuttosto che di un'altra, rimane da chiarire se un Comune è un investitore finanziario e se suo compito è come far rendere di più la propria scommessa al tavolo da gioco. Magari se è meglio dirottare i soldi sull'Olanda, l'Inghilterra o Panama".

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