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Katia Tarasconi

Katia Tarasconi

Patrimoniale, Tarasconi è contraria: «Basta un appartamento in centro, così non va»

La consigliera del Partito Democratico contro l'ipotesi ventilata dal Governo Conte: «Proposta demagogica per ricevere facili applausi. Si vogliono ottenere 18 miliardi di euro, una cifra esagerata rispetto alla Spagna che ha raccolto solo mezzo miliardo»

«Gli applausi fanno piacere, ma non è con quelli che si governa facendo gli interessi degli italiani. Di solito è difficile che arrivino applausi quando si prospettano nuove tasse. Eppure in questi giorni la proposta di patrimoniale che arriva da alcuni parlamentari del Pd, il mio partito, e di Leu come emendamento alla prossima Legge di Bilancio sta raccogliendo consensi notevoli.  Io sono perplessa e, come sempre, dico la mia». Così Katia Tarasconi, consigliera regionale del Partito Democratico, prende le distanze dall’ipotesi, ventilata dal Governo Conte, di introdurre una tassa patrimoniale per rispondere ai problemi dell’emergenza socio-economica.  

«La proposta – riflette la consigliera dem - consiste nel tassare ulteriormente la ricchezza netta dei cittadini (persone fisiche) con un’aliquota che varia a seconda del patrimonio. La prima aliquota prevede di tassare di un ulteriore 0,2% i patrimoni di almeno mezzo milione di euro; si tratta di una tassa che andrà a toccare una consistente fetta della popolazione. Perché? Perché nella proposta di emendamento si vuole comprendere il valore della prima casa (quella di residenza, per intenderci) nel calcolo del patrimonio da tassare. Giusto per fare un esempio, basta aver ereditato un appartamento in una zona centrale di Milano e Roma, ma anche in centro a Piacenza, per raggiungere la quota stabilita per la tassazione aggiuntiva. Ma, si sa, con i mattoni delle case in cui si vive (non quelle messe a reddito e da cui si percepisce un affitto) non si fa la spesa al supermercato! ».

Le aliquote poi aumentano con l’aumentare del patrimonio fino ad arrivare al 2% per quelli superiori ai 50 milioni di euro (decisamente piùgiuseppe conte coronavirus prefettura-2 rari su scala nazionale). «L’idea di chi avanza questa proposta – spiega Tarasconi - è di poter ottenere in questo modo entrate per circa 18 miliardi di euro all’anno. Una cifra immensa! Si pensi che in Spagna, dove si sta facendo la stessa cosa, l’obiettivo è incassare meno di mezzo miliardo.  La mia prima perplessità si traduce in una domanda: si vuole davvero tutelare la produzione italiana? Se sì, per quale motivo la proposta riguarda solo le persone fisiche e non le società di capitale? E se si escludono le società di capitale, perché non escludere anche le piccole imprese o i lavoratori autonomi anche se hanno una ricchezza superiore al mezzo milione di euro?».

«Un’altra perplessità – aggiunge Tarasconi - riguarda la previsione di entrate per lo Stato. Se si esclude la nuova tassa sui beni immobili, che da sola non potrebbe mai portare a entrate per 18 miliardi all’anno, il resto dei patrimoni (quasi la metà del totale) è rappresentato dai risparmi degli italiani ovvero da beni mobili, assolutamente mobili. Quindi mi chiedo: cosa impedisce a un cittadino di spostare all’estero i suoi risparmi per evitare ulteriori tasse? Basta un click. E tra l’altro chi lo farebbe con maggiore facilità sarebbero proprio i soggetti più ricchi, quelli che magari hanno professionisti che li seguono e li consigliano meglio».

«Morale, il risultato di un’ulteriore tassazione rischia di essere doppiamente negativo: non produrre le entrate sperate nelle casse dello Stato e privare la nostra economia di risorse che potenzialmente potrebbero essere impiegate qui per creare sviluppo.  Ed è la storia a insegnarcelo: ogni volta che si è provato a inserire una nuova tassazione su risparmi e beni mobili, i risparmi si sono volatilizzati.

Ma torniamo sulle case. Più della metà della ricchezza degli italiani è rappresentata dalle case. Queste non si possono certo volatilizzare, non si possono spostare all’estero. Ma sulle case esiste già una tassazione patrimoniale, ovvero l’Imu. Che tra l’altro nel 2012 è stata aumenta di molto escludendo le prime case ma gravando sugli altri immobili, ovvero quelli commerciali o le seconde case. Questa cosa ha contribuito a dare una mazzata importante al mercato immobiliare. Tra l’altro i nostri centri storici sono pieni di immobili di grande valore e si stanno progressivamente svuotando per gli eccessivi costi sia in termini di tasse sia di gestione. Eppure costituiscono l'identità delle nostre stesse città, quella che rende ogni città un “unicum”. Ma li stiamo gradualmente distruggendo. Oggi il problema è che molti “ricchi” possono pur avere patrimonio immobiliare ma non è detto che abbiano liquidità».

«Ritengo che la questione “patrimoniale” – conclude l’ex assessore del Comune di Piacenza nelle Giunte Reggi e Dosi - a partire dalla parola stessa, sia diventata una bandiera ideologica e troppo semplicistica rispetto alla situazione reale di oggi. Il vero nodo della questione è che non ci fosse l'evasione fiscale, l'economia sommersa, le enormi ricchezze frutto della illegalità, lo Stato avrebbe le risorse per combattere l'ingiustizia sociale, senza ricorrere a ulteriori tassazioni e senza aumentare il debito pubblico. Ecco perché ritengo che questa proposta sia motivata più da una certa demagogia che dalla reale intenzione di fare gli interessi del Paese. Io però sono convinta che con la demagogia e gli applausi facili non si possa governare».

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