Pd: la politica torni a confrontarsi con la questione morale

Una politica che ponga al centro del proprio operato la legalità e il rispetto delle regole. È quanto chiede il comitato piacentino del Pd a sostegno della candidatura di Ignazio Marino a segretario nazionale. Sulla questione Gallini: “Questo caso deve servire come spunto per una riflessione più ampia”

pd-100x120_1“Noi dobbiamo escludere dalle liste chiunque abbia condanne definitive”. Sono le parole di Ignazio Marino, candidato alla segreteria nazionale del Pd, nell'intervista rilasciata nei giorni scorsi al “Fatto Quotidiano”. Così, sulla sua scia, il Comitato piacentino a sostegno della candidatura di Ignazio Marino, tira fuori dal baule la “questione morale”, in riferimento al caso Gallini. “La nostra opinione è risaputa” dichiara il Comitato, “siamo convinti che la politica debba tornare a confrontarsi con la questione morale, che non significa giustizialismo a tutti i costi, ma porre al centro del proprio operato la legalità e il rispetto delle regole”.

idv_1Diretto, invece, l'attacco dell'Italia dei Valori al segretario dell'Udc piacentina: presentare una mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore provinciale Gallini, condannato per voto di scambio  nel 2006. Gallini, avendo pagato il suo debito con la giustizia, può tornare ad occupare un ruolo come quello che il presidente della Provincia Massimo Trespidi gli ha conferito: un incarico che solleva fra le forze politiche tanti “se” e tanti “ma”. Per il Comitato Pd, l'obiettivo primario al di là delle polemiche e anche delle perplessità, è quello di creare “un senso civico democratico, dove l'interesse generale, il rispetto delle regole e le libertà individuali vengono prima di ogni altra cosa”. Un salto che il Comitato piacentino definisce a buona ragione “culturale” e “condiviso da tutte le forze attualmente all'opposizione, sebbene anche nel Pd e negli altri partiti non manchino casi da stigmatizzare”.

La replica ferma dell'Unione di Centro di Piacenza: “Il Pd svolge il proprio ruolo di minoranza con profonda correttezza istituzionale”. Poi, l'affondo all'Italia di Valori: “In ambito locale i dipietristi cercano di infangare Gallini, inventandosi una condanna per voto di scambio che non esiste. Una banale contestazione della violazione della legge elettorale è stata strumentalizzata per evitare il confronto sui problemi concreti che interessano i cittadini, essendo i dipietristi del tutto incapaci di elaborare proposte alternative alla maggioranza”.

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