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Peculato e spese politiche, indagati tutti i capigruppo in Regione

Nell'inchiesta della Procura di Bologna sui fondi del consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, risultano indagati i nove capigruppo dei partiti eletti nel 2010 in Regione: sono sospettati dell' appropriazione di denaro pubblico (destinato alle finalità politiche dei gruppi consiliari), utilizzandolo però in tutt’altre attività

Nell'inchiesta della Procura di Bologna sui fondi del consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, risultano indagati i nove capigruppo dei partiti eletti nel 2010 in Regione. I pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi indagano dall’ottobre dell’anno scorso sulle spese sostenute dai gruppi consiliari nel corso di questa legislatura, e nella giornata di ieri si è assistito a un nuovo colpo di scena sulla vicenda.

L’ipotesi di accusa verso i consiglieri regionali è di peculato: per la Procura si sarebbero appropriati di denaro pubblico (destinato alle finalità politiche dei gruppi consiliari), utilizzandolo però in tutt’altre attività. I pm vogliono vederci chiaro: dalle prime indagini risulterebbe che, alcuni gruppi, si siano affidati nel corso di questi ultimi anni a continue e ripetute “consulenze esterne”. Resta da capire se le consulenze riguardassero veramente l’attività consiliare dei gruppi in Regione o se invece si trattasse di una sorta di “finanziamento illecito” ai partiti stessi.

Così Marco Monari (Pd), Luigi Villani (Pdl),  Mauro Manfredini (Lega Nord), Silvia Noè (Udc), Gianguildo Naldi (Sel), Andrea De Franceschi (M5s), Liana Barbati (Idv), Roberto Sconciaforni (Fds) e Matteo Riva (gruppo misto) sono stati iscritti nel registro degli indagati. Perché, per ora, sono sotto la lente d’ingrandimento solamente i capigruppo? Sono infatti loro ad aver gestito i fondi a disposizione – dal 2010, data di inizio della legislatura - e firmato i rendiconto delle spese sostenute da tutti i consiglieri in questo arco di tempo.

L’iscrizione nel registro degli indagati per i capigruppo è solamente l’ultimo episodio di un’indagine partita un anno fa: nell’ottobre scorso la Guardia di Finanza recuperò circa 400 faldoni di documenti della Regione Emilia Romagna - con 40 mila voci di spese - per risalire alle reali operazioni effettuate dai gruppi consiliari.

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