Pensioni, alla Festa Pd Treu e Dell’Aringa: «Flessibilità in uscita, pronti a discuterne»

Il dibattito politico conclusivo della Festa del Partito Democratico, moderato dal giornalista piacentino del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi e dal consigliere comunale Michele Bricchi, ha visto l'intervento di esperti del settore

Tutti concordi: la questione delle pensioni in Italia “è un ginepraio”, “un rebus storicamente difficile da risolvere”. Eppure “occorre intervenire e bisogna farlo al più presto introducendo meccanismi di flessibilità”. Il dibattito politico conclusivo della Festa del Partito Democratico, moderato dal giornalista piacentino del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi e dal consigliere comunale e responsabile Economia e Lavoro Pd Michele Bricchi, ha visto l’intervento di massimi esperti del settore come l’ex ministro (governi Dini, Prodi e d’Alema) ed ex commissario Inps Tiziano Treu, l’economista ed ex sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa e il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli. A loro si è aggiunto il punto di vista dei sindacati esplicitato dalla segretaria provinciale della Cisl Marina Molinari e quello del mondo della cooperazione con Daniel Negri di Confcooperative.

In particolare Dell’Aringa e Treu hanno compiuto un viaggio tortuoso tra passato e presente del sistema pensionistico del Belpaese non nascondendo gli errori commessi dai vari governi che nel tempo hanno provato, spesso senza successo, a riordinare la materia e che sono culminati con la criticatissima riforma Fornero. Una riforma che, in un contesto occupazionale particolarmente critico soprattutto per i giovani (negli ultimi sette anni la disoccupazione giovanile è passata dal 20 al 40%) sta pesando non poco sulla vita delle persone e sulla crescita dell’intero paese.

Treu ha ammesso che negli anni, nonostante l’antico sistema contributivo garantisse una certa equità, “non si è riusciti a contrastare adeguatamente certe soglie di rigidità anche a causa del proliferare, alla fine degli anni Novanta, di tanti fondi integrativi che riguardavano migliaia di lavoratori e che finivano per avere un costo smodato per le casse dell’Inps e dello Stato”. Non solo, “il contrasto a certe grosse fette di privilegio, ivi comprese le baby pensioni, è sopraggiunto troppo tardi” cosicché il risultato è stato quello che oggi si hanno da una parte pensioni ricche, dall’altra pensioni poverissime.

I relatori si sono chiesti quale strada si debba ora percorrere per cercare “la giusta flessibilità” e, soprattutto, dove andare a reperire le risorse necessarie. Se da una parte è stato ritenuto “giuridicamente inopportuno andare a toccare i diritti acquisiti” (come ha sempre indicato la Corte di Cassazione), dall’altra tutti hanno convenuto che la risposta va ricercata nel lavoro. “Più lavoro e soprattutto più lavoro stabile” così da consentire ai giovani di poter contribuire al sistema previdenziale nella maniera più continuativa possibile.

Un barlume di speranza è giunto dalle parole del sottosegretario De Micheli la quale ha promesso che il Governo affronterà quanto prima il tema della flessibilità in uscita: “Nella Legge di Stabilità cominceremo ad affrontare il tema delle pensioni. La flessibilità comporta che la copertura sia garantita in parte dallo Stato, purtroppo non riusciremo a correggere tutte le ingiustizie. Dobbiamo iniziare da quelle più grandi. Contiamo di arrivare a fine legislatura accompagnando lo scalone della Fornero con maggiore gradualità”. “Inoltre – ha aggiunto l’esponente del Governo - il contributo di solidarietà progressivo è un principio da riprendere. Il tema del lavoro buono è fondamentale”. De Micheli non ha trascurato l’aspetto legato alle “scarne” pensioni delle partite Iva, “una vera sfida per noi”.

Da Daniel Negri la riflessione e l’invito a guardare anche a innovative  forme di contribuzione, come quelle che vengono avanti dal mondo della cooperazione sotto il profilo del cosiddetto “welfare aziendale”, un sistema che “consentirebbe, attraverso l’utilizzo di convenzioni interne ad esempio sotto il profilo sanitario, un maggior potere d’acquisto per il lavoratore”.

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