«Per completare il palazzetto di Pontedellolio pensiamo al “project financing"»

L’intervento del consigliere comunale di Pontedellolio Alessandro Chiesa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

«Può essere un problema, in un'economia di mercato, la mancanza di capitale disponibile da investire? A primo impatto, potremmo rispondere negativamente a tale domanda. Di certo possono esistere ostacoli nel procurarselo: sfiducia da parte dei creditori, dubbi sulla solvibilità del debitore, burocrazia, vincoli normativi, ecc. Sicuramente, l'errore da non commettere è quello di ricercare risorse finanziarie dove non possono esserci o dove non ve ne sono a sufficienza. Un soggetto privato che si affaccia sul mercato finanziario deve portare con sé solide garanzie affinché gli vengano forniti capitali, a fronte di un sempre presente rischio di insolvibilità. Un ente pubblico, invece, ha la vita molto più facile. La principale problematica che risulta fortemente ridimensionata rispetto a famiglie e imprese è la capacità di ripagare un debito contratto: Comuni, Province, Regioni o lo Stato stesso non possono avere problemi di solvibilità se non per deliberata volontà politica o per condotte illecite sulla gestione economica. In caso di difficoltà oggettive e contingenti, compreso il dissesto finanziario, essi possono intervenire con variazioni di bilancio (spostando risorse da un capitolo all'altro), tagli di spesa, vendite patrimoniali o, in ultima istanza, aumentando le entrate tributarie.

Un soggetto creditore, quindi, ha giocoforza una certa predilezione nel prestare denaro ad un'istituzione pubblica. Soffermandoci sui Comuni, nel nostro caso Ponte Dell'Olio, la questione da affrontare è di carattere normativo e contabile. Come chiunque sa bene, l'accensione di mutui è resa difficoltosa dai vincoli europei in tema di pareggio di bilancio cui il nostro Stato si è assoggettato. Tuttavia, anche dinanzi a questo apparentemente insormontabile ostacolo, una strada per uscirne esiste ed è ben praticata. Sul mercato, infatti, diverse aziende operano in sinergia col settore pubblico tramite la finanza di progetto ("project financing"). Senza addentrarci negli aspetti prettamente tecnici, quello che risulta assai interessante ai fini del discorso in atto è ciò che attiene al carattere politico e di opportunità amministrativa. Prendiamo a riferimento quello che è l'esempio supremo di caso cui reputo si potrebbe venire a capo mediante lo strumento della finanza a progetto: il palazzetto.

Ricollegandomi a quanto detto in precedenza, troverei inopportuno pretendere che al suo completamento (210.000 euro secondo il Piano triennale delle opere pubbliche 2015) debba provvedere una qualsiasi delle società non-profit del paese attive nel ramo dello sport. Personalmente, ritengo che si tratti di un onere troppo pesante per realtà così piccole. Al contrario, un operatore economico di una certa dimensione (anche associato temporaneamente con altri), sarebbe in grado di mettere a disposizione un quantitativo di capitale adeguato all'esecuzione dei lavori. Un ulteriore vantaggio del project financing, inoltre, è la diversa allocazione della spesa all'interno del bilancio comunale: non sulla parte capitale, ma su quella corrente. Questo perché la restituzione al privato di quanto investito avviene mediante il versamento di un canone pluriennale (tipo 10-15 anni). In tal modo, non si distraggono le già ridotte risorse destinate agli investimenti (oneri di urbanizzazione, alienazioni, recupero dell'evasione e impiego dell'avanzo), le quali possono così essere destinate all'asfaltatura delle strade, al ripristino dei fenomeni franosi o a quant'altro di utile e necessario. In conclusione, giusto per fare un discorso a 360 gradi, le coperture economiche per il suddetto canone annuo da versare al privato finanziatore appaiono di facile reperimento, dato che proverrebbero dalla minore spesa che il Comune conseguirebbe una volta venuto meno il pagamento delle utenze del palazzetto medesimo: si tratta di quasi 25.000 euro all'anno. Il cerchio è dunque chiuso. Fate vobis».

Alessandro Chiesa, consigliere di minoranza a Pontedellolio

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