Piacenza capitale della cultura, l’ipotesi: un comitato e un coordinatore scientifico

L'assessore Albasi: «Ci vogliono persone competenti. Ascolteremo fino a dicembre le proposte». Il centrodestra: «Non ripetete gli errori di Expo»

Ha iniziato a mettersi in moto la macchina per “Piacenza capitale della cultura italiana 2020”. Il capoluogo vuole infatti preparare bene la candidatura, e lo fa mettendo prendendosi tutto l’anno prima di formulare un progetto comune. In commissione 3 l’assessore alla cultura Tiziana Albasi ha sottolineato la volontà di fare sistema sul tema, per dare una nuova visione di Piacenza, sfruttando aree militari e demaniali. «Piacenza – ha detto l’assessore – deve diventare un luogo di sosta per i visitatori. Per il 2020 dobbiamo puntare su tutti gli spazi pubblici e privati, non solo quelli già noti, ma anche quelli nascosti. E dobbiamo pensare alla candidatura prima di essere fagocitati nell’Area Vasta. Vogliamo portare avanti questa fase di ascolto fino a dicembre 2016, per capire quali risorse ci saranno in campo per noi». Il Comune si prende quindi i prossimi sei mesi per sentire il territorio e raccogliere tutte le idee. Albasi ha fatto capire che l’Amministrazione sta pensando a un comitato scientifico, con un coordinatore, a capo del progetto. «Abbiamo bisogno di persone competenti per presentare un dossier».

«Abbiamo già incominciato a sentire 25 associazioni giovanili – ha aggiunto l’assessore alle politiche giovanili Giulia Piroli - che si occupano di attività ricreative, culturali, musicali, artistiche. Hanno già avanzato proposte per rivitalizzare la città e evidenziato i buoni rapporti con il Comune. Ci hanno chiesto spazi, eventi, risorse, siamo convinti che sia la candidatura sia un’occasione per la cultura locale e per lo sviluppo. Vogliamo che Piacenza diventi un luogo di sosta, una città che attira. L’adunata 2013 degli alpini fece emergere la voglia di Piacenza di creare sinergie».

Critica l’opposizione. Marco Colosimo (Piacenza Viva) ha chiesto di non ripetere gli errori commessi per la partecipazione piacentina ad Expo. «Non fate fare la comunicazione – ha detto – a chi non è capace. Su comunicazione e marketing del nostro territorio ci vogliono professionisti e strutture competenti per avere risultati».  Molto dura sulla questione in commissione si è mostrata anche Barbara Tarquini (Movimento 5 Stelle). «Scegliete di fare i parcheggi in centro rispetto alla cultura, ai palazzi, ai beni culturali, alla stagione concertistica. E’ tutto mortificante: siete voi quelli che coprite i reperti storici». «Ho visto la candidatura della vincitrice del 2017, Pistoia. Nelle motivazioni della sua presentazione vedo tante analogie con la nostra città. Anche lì si parla di riutilizzare ex ospedali (come il nostro militare), sfruttare le mura antiche. Però credo sia necessario chiarire il livello di governance per portare avanti la candidatura». La proposta di candidare Piacenza a capitale della cultura nel 2020 venne presentata da Fratelli d’Italia. «Se le promesse sono queste – si è dimostrato molto critico Tommaso Foti – diventeremo capitale solamente quando sarà finito il giro delle 109 province italiane… Dovevano venire migliaia di turisti grazie ad Expo, invece abbiamo portato migliaia di piacentini a Milano. Con il nostro bilancio comunale come possiamo replicare quanto fatto da Pistoia? Abbiamo già fatto una volta con Expo la cazzata di creare marketing territoriale. Non serve a niente fare una sfilata di sindaci e assessori, serve un progetto. Non facciamo il solito giro delle sette chiese a chiedere un contributo per fare marketing. Va bene ascoltare tutti, ma bisogna crederci, sennò è una perdita di tempo…Puntiamo ad esempio su Palazzo Farnese. Quante risorse siete disposti a investire? Anche su Expo ci credevano tutti, poi due terzi dei costi sono stati coperti da Comune e Provincia, con un aiuto della Fondazione».

Si è dichiarata «scettica» Maria Lucia Girometta (Forza Italia). «Sono scettica visto quanto successo ad Expo: non è arrivata neanche una persona a Piacenza». «Foti – ha invece rilevato Rino Curtoni (Pd) – richiama alla concretezza. Io ho colto così il suo intervento, spero non sia disfattista, anche perché la proposta di candidarci è partita da lì. Ritengo che un’iniziativa del genere richieda il coinvolgimento di tutti gli operatori economici e culturali della città». 

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