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«Piacenza è una città in evoluzione e la politica deve saperla ascoltare»

Intervista al vicesegretario del Pd Elisabetta Rapetti: «Troppo spesso le decisioni vengono prese senza confrontarsi con le esigenze dei cittadini»

«Da tempo assistiamo a un lento ma costante cambiamento della Piacenza che conosciamo. La sonnacchiosa città di provincia legata ai suoi ritmi lenti e alle serate senza intrattenimenti sta cambiando pelle. Un cambiamento legato all’iniziativa economico commerciale appoggiata dall’Amministrazione, ma soprattutto dai cittadini e dai commercianti che hanno saputo cogliere e coltivare una sfida importante». Per il vicesegretario del Partito Democratico Elisabetta Rapetti questo è un punto d’orgoglio per la città che ha saputo cambiare il suo essere. 

«Negli ultimi anni - afferma - il volto della città è profondamente cambiato. Il centro storico è diventato il cuore di manifestazioni musicali, sportive e sociali e iniziative enogastronomiche e culturali che, oltre a riscuotere il plauso dei cittadini, hanno portato un evidente beneficio all’indotto economico degli esercizi commerciali e pubblici che è sempre stato motivo di forte polemica soprattutto fra gli operatori. Abbiamo visto nascere numerose nuove attività, in controtendenza con l’andamento di pochi anni fa, quando le uniche novità erano rappresentate da esercizi "esotici". Molto è stato fatto, ma ancora molto c’è da fare. Ad esempio animare il centro anche in inverno con iniziative simili ai venerdì piacentini. Gli operatori sono sintonizzati e preparati ad altre iniziative».

Cosa manca ancora per portare Piacenza al livello delle città vicine, come per esempio Parma?
«Occorrerebbe estendere la zona pedonale del centro dotandosi di mezzi elettrici per disabili e sostituendo gli autobus che viaggiamo vuoti con mini navette dagli orari più elastici e collegati ai parcheggi periferici. Allo stesso tempo, per contrastare la desertificazione che spesso diventa il nido di microcriminalità, occorre investire sulla periferia con progetti e soluzioni per aumentarne le potenzialità e attivare nuove leve di sviluppo».

Elisabetta RapettiQuali sono i punti deboli che devono essere ancora risolti?
«Come addetta ai lavori, la mia attenzione è rivolta in particolar modo al mondo dello sport. Piacenza è sede di manifestazioni di "massa" di estrema importanza, come la Placentia Half Marathon, grande attrattiva sportiva, ma anche sociale che proprio per l’alta connotazione amatoriale , anche se contiene una vera e propria competizione, catalizza l’attenzione di tutte le categorie sociali, ordini, associazioni e circoli. Quello che manca davvero, però, è una cultura sportiva agonistica che si rifletta nelle scelte politiche della città. Non ci riferiamo al calcio o alla pallavolo, ma a tutti quegli sport dilettantistici che hanno tra le loro fila piccoli e grandi campionima che restano nell’ombra. Discipline orfane di strutture adeguate per i quotidiani allenamenti e della forza per poter crescere e soddisfare le nuove richieste di partecipazione. Ci sono sodalizi che ogni anno non possono oltrepassare il numero degli iscritti per mancanza di spazi. Non parlo di mega strutture, ma di palestre realizzate e recuperate in "economia". Questo ci penalizza e ci posiziona come fanalino di coda in Regione rispetto a province ben più attrezzate di noi da decenni».

Si parla spesso di investire sull’anima turistica di Piacenza, qual è secondo lei lo stato attuale?
«A mio avviso la nostra città non avrà mai una connotazione turistica come le altre limitrofe. La nostra provincia fa la parte del leone col turismo domenicale del mordi e fuggi. Piacenza è una città di passaggio, centrale nello snodo autostradale e ferroviario. È ricca di monumenti di pregio, ma troppo vicina a Milano e Bologna per essere scelta come soggiorno».

Cosa dovrebbe cambiare nell’amministrazione della città per trasformare Piacenza in un centro turistico attrattivo?
«Le scelte migliori sono state fatte pensando alla città come "salotto" per i suoi abitanti è per questo che una nota di disappunto la devo fare: ormai troppo spesso decisioni anche molto importati per il futuro e la gestione della città vengono prese nel chiuso dei luoghi della politica senza che ci si ponga il problema di instaurare un reale e produttivo confronto con le esigenze della città, senza ascoltare i cittadini, senza rapportarsi con lo stato delle cose. 

In conclusione Piacenza come va? 
«Bene. Ma, per fortuna, c’è ancora tanto da fare».

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