«Piacenza la grande esclusa, altro che aiuti dal Governo»

La Lega replica al ministro De Micheli con i parlamentari Murelli e Pisani e i consiglieri regionali Rancan e Stragliati. «Si arrampica sugli specchi. Nessuna prospettiva per le imprese e i successi sanitari sono dovuti ai medici, non all’esecutivo. Per la ripartenza, la Regione convochi anche la opposizioni»

Piacenza la «grande esclusa», altro che aiuti e miliardi dal Governo. La Lega replica alle affermazioni del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, che ha elogiato l’operato dell’esecutivo nella gestione della crisi sanitaria dovuta al Covid-19 e che ha vantato l’attenzione data alla nostra provincia. Il ministro ha preso posizione dopo che il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, aveva criticato il Governo accusandolo di aver dimenticato il territorio e di non aver risposto a ben tre lettere. A intervenire sono i parlamentari della Lega, Elena Murelli e Pietro Pisani, e i consiglieri regionali Matteo Rancan e Valentina Stragliati.

Secondo Pisani «De Micheli dice che è stato fatto tutto il possibile ... evidentemente non era possibile rispondere a tre lettere che Barbieri aveva inviato al Governo. La verità è che non c’è stata voglia o capacità di aiutare Piacenza. Il commissario Venturi ad esempio ha timidamente ammesso le colpe per una tardiva chiusura. Da altre parti, invece, ci si continua ad arrampicare sugli specchi per dire che il coronavirus è un flagello divino, non si poteva contrastare e che dovevamo subirlo».

Il consigliere e capogruppo regionale della Lega, Rancan, non accetta «che il ministro ci dia lezioni, non è la persona adatta. Piacenza, purtroppo, è la seconda città in Italia per morti e la prima in Regione. Colgo, però, con favore il suo appello all’unità. Interceda, allora, con il presidente Bonaccini e la Regione per la ripartenza economica e per un tavolo bipartisan. La Lega lo chiede da tempo, ma ad oggi non c’è stata risposta. L'opposizione chiede un tavolo con i rappresentanti eletti dei territori, coloro riportano le preoccupazioni delle categorie economiche stremate, non il solito “tavolone” all’italiana con esperti tra cui pare anche Prodi».

La deputata Murelli ricorda «che non c’è alcunché di eccezionale, ciò che è stato realizzato per Piacenza è stato fatto anche in altre zone rosse. Il Governo e la Regione tentennano perché Piacenza è un importante polo logistico. Vengono vantati i successi dell’esecutivo, ma ancora oggi da noi scarseggiano le protezioni e i tamponi sono partiti soltanto la scorsa settimana. Purtroppo non ci sono prospettive di aiuti. Le aziende vogliono lavorare per produrre. Le importanti sperimentazioni cliniche sviluppate a Piacenza, poi, non sono certo dovute al Governo. Infine, in un importante territorio agricolo come il nostro, non sono stati nemmeno aperti i codici Ateco relativi alle aziende della meccanizzazione agricola. L’agricoltura non ci guadagnerà di certo».

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Infine, la consigliera Stragliati sottolinea come «Piacenza sia la grande esclusa. Non rispondere al sindaco di Piacenza e presidente della Provincia è stata una grave omissione e una mancanza di rispetto istituzionale verso Barbieri e verso la comunità piacentina. La verità è che il Governo non ha chiuso subito Piacenza, inserendola nella prima zona rossa di Codogno. Sugli aiuti, poi, occorre ragionare. Dalla Regione sono arrivate 129mila mascherine a Piacenza, insufficienti per tutti i cittadini, e non sono stati attivati i tamponi in auto (drive through), come invece avvenuto in altre province regione. Sulla parte sanitaria siamo stati esclusi dall’Hub per il Covid-19, dove regione ha investito 26 milioni. A Castel San Giovanni è nato il primo ospedale Covid dedicato in Italia. Sempre a Castel San Giovanni è in atto la sperimentazione con l’eparina, grazie a Marco Stabile e alla sua équipe multidisciplinare. Interventi dovuti ai singoli, non al governo». Rincara Murelli: «Un ospedale, quello di Castel San Giovanni, che l’Asl voleva ridurre».

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