Piano Ausl, i primari convinti: «Giusto chiudere i pronto soccorso in questa fase»

Il confronto in videoconferenza tra i clinici Ausl e i sindaci sulla ripartenza della sanità locale. I primari hanno evidenziato la necessità di tutelare la sicurezza, con i pronto soccorso di Castello e Fiorenzuola chiusi per circa 6-7 settimane

I clinici confermano: questo è il piano ideale per una graduale ripartenza della sanità piacentina. Un confronto fiume – durato circa cinque ore – ha coinvolto nel pomeriggio del 15 maggio i sindaci del territorio, i vertici Ausl e i primari dell’azienda sanitaria locale. Durante l'ufficio di presidenza della Conferenza socio-sanitaria, il piano annunciato dal direttore Ausl Luca Baldino è stato ribadito anche dai professionisti dell'azienda. L’ipotesi è quella di dedicare alla gestione dell’emergenza Covid-19, al più presto, solo l’ospedale di Castelsangiovanni, chiudendo però sia il pronto soccorso della struttura della Valtidone che quello di Fiorenzuola. Il piano è quello di procedere per le prossime 6-7 settimane con questo assetto e poi – probabilmente a luglio – vedere come sarà la situazione della pandemia più avanti. Il piano annunciato da Baldino aveva riscontrato subito le perplessità dei sindaci: sia il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri che Lucia Fontana (Castelsangiovanni), hanno fortemente criticato questo riassetto. 

I primari – stando a quanto è stato possibile ricostruire, il dibattito avvenuto in videoconferenza non era aperto alla stampa – hanno appoggiato in maniera “granitica” il piano di Baldino. Prima di tutto, hanno ribadito, bisogna tutelare la sicurezza dei sanitari e dei pazienti. Il virus non è sparito e occorre procedere per fasi, con molta precauzione. Bisogna sì tornare a erogare le prestazioni della sanità ordinaria, ma non si può smantellare tout court le strutture legate alla gestione del Covid-19. In caso di eventuale risalita della curva epidemiologica, la sanità locale deve essere pronta ad arginare il problema. Durante il dibattito sono intervenuti in diversi, come Andrea Magnacavallo (primario del pronto soccorso), Luigi Cavanna (Oncologia), Daniela Aschieri (Cardiologia). Il primario Magnacavallo ha spiegato ai sindaci la delicatezza della gestione di un pronto soccorso dall’inizio della pandemia. C’è necessità, oltre che di spazi ampi, anche del 30% in più di personale dell'ordinario per agire in sicurezza nella fase di accettazione di un paziente. Per questo un solo pronto soccorso in tutto il territorio piacentino sarebbe la soluzione più sicura per dividere gli eventuali pazienti con Covid dagli altri. I clinici hanno chiesto ai sindaci di riporre fiducia nei loro confronti. La ripartenza della sanità sarà graduale e serve pazienza, perché non si conosce ancora tutto del Covid-19 e la pandemia potrebbe tornare con numeri più alti rispetto a quelli più gestibili di quelli registrati in questi giorni. Alcuni sindaci mantengono diverse perplessità sulla soluzione, come la stessa presidente della Conferenza Lucia Fontana (Castelsangiovanni) o Gabriele Girometta (Cortemaggiore). Avere un unico pronto soccorso operativo in un territorio da 287mila abitanti, sarebbe poco. Il direttore generale Baldino si è preso l’impegno di aggiornare il piano e riportarlo nella prossima seduta dell’ufficio di presidenza, prevista per martedì 19 maggio. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini era atteso a Piacenza in giornata per interloquire con i sindaci, ma la visita è stata rimandata a lunedì 18. 

IL COMMENTO DEL SINDACO E PRESIDENTE DELLA PROVINCIA PATRIZIA BARBIERI -  «Come vi scrivevo mercoledì, nei giorni scorsi il direttore dell’Ausl, Luca Baldino, ha presentato le linee per la ripresa della normale attività sanitaria che si era necessariamente interrotta per l'emergenza Covid. Io e altri sindaci avevamo esplicitato l’esigenza di un confronto per poter approfondire le ragioni di alcune ipotesi e fare le nostre valutazioni», scrive Barbieri. 

«Oggi si è tenuto questo incontro a cui ha partecipato l'azienda sanitaria con molti dei primari. È stata un'occasione di confronto utile e importante, che non solo ci ha offerto l’occasione per ringraziarli nuovamente dal più profondo del cuore per il lavoro svolto con i loro team in questi mesi, ma ci ha consentito di condividere con loro l'esigenza di una ripartenza delle attività sanitarie in piena sicurezza per operatori e pazienti.  Siamo entrati in una fase nuova, per cui si impone la massima cautela, e occorrerà conciliare le domande di servizi sanitari dei cittadini con la necessità di mantenere alta la guardia rispetto alla minaccia che rappresenta il coronavirus».

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«Abbiamo preso atto delle loro argomentazioni e a nostra volta abbiamo avuto modo di illustrare le esigenze del territorio. Confidiamo che da questo confronto possa scaturire nei prossimi giorni una sintesi per una riorganizzazione procedurale, logistica e strutturale delle attività sanitarie che sappia intercettare le esigenze territoriali e, in estrema sicurezza per tutti, sappia gestire un'eventuale ripresa epidemica».

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