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Giovedì, 18 Aprile 2024
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Più oneri per chi costruisce sul nuovo, meno per chi rigenera. Via libera in Regione ai nuovi contributi

Dopo 20 anni e due sedute di Assemblea, l'Emilia-Romagna aggiorna gli oneri di urbanizzazione ancorandosi ai valori dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare. Diverse le visioni nelle opposizioni: 5 stelle criticano il poco coraggio, le destre l'aumento di costi per le imprese. Confedilizia Piacenza contesta la decisione

Dopo 20 anni, e due consigli regionali, anche l'Emilia-Romagna aggiorna gli oneri di urbanizzazione (il tributo pagato dalle imprese edili ai Comuni, ndr). La vecchia delibera, risalente al 1998, è stata superata dopo l'odierno voto favorevole all'atto amministrativo dell'Assemblea legislativa (a favore Partito democratico, astenuti Sinistra italiana e Misto-Silvia Prodi, contrari Movimento 5 stelle, Lega nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Misto-Mns, Misto-Gianluca Sassi). L'adeguamento era stato previsto a valle della nuova legge urbanistica e ne segue i principi, ponendo in primo piano la disincentivazione del consumo di suolo e la valorizzazione della rigenerazione urbana. La nuova disciplina sugli oneri di urbanizzazione differenzia infatti fra chi rigenera da chi costruisce consumando suolo.

I nuovi oneri. Nello specifico: gli oneri di urbanizzazione raddoppieranno per gli interventi di nuova costruzione al di fuori del territorio urbanizzato. Per tutti gli altri interventi l'aumento degli oneri si fermerà al 20%. Questo ad eccezione del sottoinsieme degli interventi di rigenerazione urbana che godranno di uno sconto del 35%. In pratica, gli oneri di urbanizzazione per chi non consuma nuovo suolo scenderanno del 22%. I Comuni hanno però la facoltà di aumentare e diminuire gli oneri di un 15%, in più o in meno. Possono inoltre aumentare o diminuire di una classe la classificazione del territorio di pertinenza (che viene calcolata in base alla posizione del Comune, alla distanza dalla via Emilia, al numero di abitanti e altro).

Altre novità della delibera riguardano i contributi per opere e impianti non destinati alla residenza, i criteri omogenei per il calcolo del contributo straordinario e il metodo di calcolo per il costo di costruzione, che sarà ancorato al prezzo di mercato stilato dall'Omi, la banca dati delle quotazioni immobiliari i cui numeri sono stilati dall'Agenzia delle Entrate.

I Comuni avranno tempo per recepire la delibera regionale fino al 30 settembre 2019 (emendamento dei dem Pruccoli-Rontini, approvato). Al termine di questo periodo la norma entrerà subito in vigore. La Regione, come per la legge Urbanistica, si è impegnata a effettuare un monitoraggio per correggere eventuali anomalie.

L'Aula ha dato il proprio via libera anche a un ordine del giorno, quello firmato da Manuela Rontini, Massimo Iotti Giorgio Pruccoli (Pd), che impegna la Giunta a curare, nel periodo di recepimento della nuova disciplina, "una diffusa attività di informazione e formazione rivolta ai Comuni, ai professionisti e agli operatori del settore, per garantire- ha spiegato Rontini- un omogeneo recepimento della nuova disciplina e l'efficace diffusione della novità introdotte per la loro corretta applicazione, perché le incertezze normative sottraggono risorse e tempo".

Il dibattito. Diverse le letture date al provvedimento dai gruppi politici durante il dibattito in Aula. Discussione che è stata aperta da Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d'Italia che ha sollevato una questione pregiudiziale (respinta dall'Aula) sul provvedimento: "Prevedere la determinazione del costo di costruzione legata ai valori dell'Osservatorio del mercato immobiliare, piuttosto che ai costi massimi ammissibili per l'edilizia agevolata, significa- ha spiegato l'esponente di Fdi- disattendere palesemente l'impostazione nazionale nella direzione di un aggravio dei costi di costruzione, peraltro in un momento in cui lo stato del settore proprio non ne avrebbe bisogno, a beneficio degli enti pubblici interessati e a carico dei cittadini che vedrebbero lievitare il costo dell’abitazione". Posizioni ribadite nel dibattito seguente: "Restano molte delle perplessità che fino dall'inizio abbiamo evidenziato- ha ribadito Tagliaferri- e la principale è la scelta di utilizzare i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi). In sostanza è un’operazione in grande stile di aggravio dei costi di costruzione, in un momento in cui lo stato del settore proprio non ne avrebbe bisogno, a beneficio degli enti pubblici e a carico dei cittadini o di chi nell’edilizia intende investire. Sarebbe bastato procedere prendendo a riferimento l’indice Istat, così come fatto dalle altre regioni, senza doversi inventare nulla". E ha poi invitato a "ritirare e modificare" il provvedimento.

Parole a cui hanno fatto eco quelle di Daniele Marchetti della Lega nord: "Con questo provvedimento si rischia di andare a penalizzare la nostra economia. Andate a fare un intervento di questo tipo in pieno contrasto con i criteri nazionali. Mi sembra veramente fuori luogo. Vi state muovendo come un elefante in cristalleria perché l'ambito è veramente delicato".

 
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