«Che senso ha celebrare il 25 aprile? La festa della Repubblica è festa di tutti»

Se lo chiede la vicesindaco di Fiorenzuola Paola Pizzelli, rispondendo al presidente della locale sezione di Anpi, Danilo Frati, dopo una polemica scaturita in seguito nei giorni scorsi

Paola Pizzelli, vicesindaco di Fiorenzuola

«Personalmente mi chiedo davvero che senso abbia continuare a celebrare una festa che, lungi dal fondarsi su dei fondamenti condivisi, è sempre più motivo di contrasti e divisioni». Se lo chiede la vicesindaco di Fiorenzuola Paola Pizzelli, rispondendo al presidente della locale sezione di Anpi, Danilo Frati, dopo una polemica scaturita in seguito alla condivisione di un commento su un social network, da parte della Pizzelli nel giorno delle celebrazioni del 25 aprile.

«La polemica scomposta, alimentata nei miei confronti dal segretario dell’Anpi di Fiorenzuola – scrive la vicesindaco in una nota - mi spinge a proporre alcune brevi riflessioni. Posto di come il vaglio della mia dignità istituzionale, basato sui triti luoghi comuni di stampo sinistra antagonista dell’Associazione partigiani, sia perlomeno discutibile, vorrei fare un passo oltre, senza polemizzare, ma possibilmente contribuendo a mettere da parte per un attimo una certa retorica ideologica che da decenni impedisce una seria riflessione sulla nostra storia (recente?) e quindi sul nostro presente».

«Vorrei chiedere a Frati: quali partigiani rappresenta l’Anpi? È da quando sono una ragazzina, e quindi da molti anni, che mi pongo il problema. Quelli delle Brigate Garibaldi? Le Sap? I gappisti comunisti della strage di Porzus del febbraio de ’45? Le formazioni “Giacomo Matteotti”? Le Brigate del popolo? Le Fiamme Verdi? Gli azzurri badogliani liberal monarchici?  O forse i partigiani di Giustizia e Libertà legati al Partito d’Azione, così guardinghi e preoccupati nell’immediato dopoguerra a riguardo dell’ingente dotazione in armi delle formazioni comuniste? Non è che volessero tutti la stessa cosa, per intenderci libertà e democrazia. Ed è così anche per i caduti di Fiorenzuola».

«Noi, intesi come italiani, come popolo, siamo stati salvati soprattutto dagli eserciti alleati e poi dai partigiani bianchi e verdi, dai partigiani della val dell'Ossola, dalla divisione Osoppo e da tutti quei combattenti che attuavano operazioni logiche, sensate e coordinate con gli alleati. Operazioni che avessero un peso a livello militare, attuate con delle divise riconoscibili addosso, così che mai, appena dopo, si potessero scatenare rappresaglie contro civili. La Germania nazista è stata veramente il male assoluto». «Ma il primo compito di un combattente era quello di proteggere la popolazione civile, non di abbandonarla indifesa dopo averle scatenato addosso rappresaglie folli a seguito di azioni militarmente irrilevanti. Tanti partigiani combatterono lealmente, con intelligenza e prudenza: finita la guerra restituirono armi e bagagli e ritornarono al lavoro per ricostruire l’Italia. Tantissimi partigiani comunisti, invece, il fucile se lo sono tenuti per innescare la rivoluzione proletaria agli ordini di Mosca, altro che libertà e democrazia e valori della Costituzione».

«In questo contesto chiedo a Danilo Frati: chi e cosa rappresenta l’Anpi? È fondamentale distinguere, capire, cercare di riconoscere una verità storica, ormai inoppugnabile, per ricostruire un minimo di coscienza nazionale condivisa. Anche ebrei e palestinesi hanno partecipato ad azioni di guerra: gli ebrei hanno combattuto in Italia nella Brigata Ebraica, integrata nell’Esercito Britannico, i palestinesi, insieme ai bosniaci, erano arruolati nella XIII divisione SS, personalmente fondata dal Gran Mufti di Gerusalemme. Il 25 aprile scorso a Roma i loro discendenti sfilavano insieme all’Anpi che si è invece rifiutata di sfilare con le associazioni ebree della Capitale.  Non le parrebbe opportuno – la vicesindaco si rivolge sempre al presidente della locale sezione di Anpi - fare finalmente un pò di chiarezza insieme, invece di continuare, non si capisce a che titolo, a distribuire patenti di legittimità politica a questo o a quel soggetto? Non sarebbe un bene per tutti riconoscere che anche le rendite politiche garantite da un certo tipo di antifascismo a 72 anni dalla Liberazione dovrebbero ormai aver fatto il loro tempo? I contrasti politici che emergono dietro a questa celebrazione, non si rilevano invece il 2 giugno festa della Repubblica che mi pare sia invece davvero festa, la festa di tutti».

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