Politiche sociali al femminile, Stragliati: «Chiediamo alla Regione più investimenti e coraggio»

Lo ha detto la consigliera regionale della Lega, Valentina Stragliati, intervenuta in Commissione regionale Pari opportunità

«Maggiori investimenti e maggior coraggio a sostegno dei centri anti violenza. Per questo il nostro voto al Defr, il Documento di economia e finanza regionale come è stato presentato dalla Giunta Bonaccini, è negativo». Lo ha detto la consigliera regionale della Lega, Valentina Stragliati, intervenuta in Commissione regionale Pari opportunità. «Servono e ho chiesto maggiori investimenti oltre a più coraggio quanto a politiche sociali a favore dei centri anti violenza e delle case rifugio per le donne vittime di soprusi, un numero in netta crescita durante il lungo periodo del lockdown in cui la convivenza forzata ha acuito le conflittualità intrafamiliari».

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Stragliati, tra le pieghe del Documento di economia e finanza della Regione, ha chiesto «maggiore attenzione anche ai figli, vittime anch’essi di riflesso di violenza assistita e di condizioni sociali di vita difficili in molte famiglie della nostra Regione. Si rendono quindi necessarie più strutture capaci di dare risposte concrete a un numero crescente di donne costrette ad essere allontanate dai soggetti maltrattanti». La consigliera della Lega ha chiesto anche il coinvolgimento delle opposizioni nella definizione di interventi economici compresi nel patto per il lavoro con una particolare attenzione alle donne per favorirne anche l'autonomia economica al fine di ridurre la disparità di genere quanto a stipendi e possibilità occupazionali. «La situazione - ha ricordato Stragliati - è notevolmente peggiorata durante il lockdown anche da questo punto di vista: molte, troppe donne, hanno dovuto abbandonare il lavoro per accudire, a casa, i figli lasciati fuori dalle scuole chiuse o dai centri educativi vietati per la pandemia. Quella delle donne è senza dubbio la categoria sociale più colpita per questo c'è bisogno di misure coraggiose che possano favorire la conciliazione dei tempi di vita familiare e lavorativa specie per le donne che svolgono la libera professione e che sono prive dei diritti minimi, come azioni a sostegno della maternità, a pena di perdere posizioni nel mercato del lavoro» ha concluso Stragliati.

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