Polledri e Stragliati (Lega Nord): “No alla sottomissione islamica delle donne”

Valentina Stragliati

“Il fenomeno della sottomissione islamica delle donne - commentano in una nota congiunta Massimo Polledri, capogruppo Lega Nord al consiglio comunale di Piacenza e Valentina Stragliati, responsabile Associazione Donne Emiliane di Piacenza - è paragonabile, se non di gran lunga più grave, al bullismo. La libertà delle donne non è negoziabile. La libertà di scegliere sul proprio corpo come vestirsi e presentarsi; di avere affettività adeguate alla propria età, di scegliere liberamente i propri affetti e di avere una vita piena, consapevole e libera; di adottare usi e costumi della terra che li sta ospitando, che rispetta la parità di dignità e diritti di uomo e donna. Gli eventi che sono emersi dalle cronache, di giovani adolescenti oggetti di sevizie da parte dei genitori perché volevano "essere occidentali", ci preoccupa anche nella realtà di Piacenza. Questi sono solo alcuni punti di un iceberg, di una situazione misconosciuta, in cui molte ragazze vengono tolte dalla scuola dell’obbligo e spesso vengono rimandate nel loro Paese d’origine, dove sono obbligate a sposarsi in matrimoni combinati già in giovane età: tutto ciò non è compatibile con la nostra civiltà e costituzione.

Occorre una maggior conoscenza del fenomeno, più volte lo abbiamo chiesto in Consiglio Comunale a Piacenza; il tema è troppo scottante per il politicamente corretto di una sinistra impreparata ad affrontare il tema; complice, quindi, della prevaricazione del più forte. La proposta che ci sentiamo di lanciare alla politica è quella di attivare un tavolo permanente tra i servizi sociali e la scuola (entrambe a capo al Comune), il Distretto ASL che ha delle competenze sui minori, quantomeno nei rapporti con il tribunale; l’Ufficio scolastico provinciale e l’Ufficio minori della Questura. Una proposta che ha l’obiettivo, attraverso un’indagine conoscitiva, di fare uno studio concreto sulle percentuali di abbandono scolastico femminile, sulle percentuali di ritorno nel proprio Paese d’origine e il numero delle segnalazioni di abuso nel quale questi minori sono vittime indifese.

Avviare, quindi, una campagna di informazione, fondamentale per far trasmettere le criticità di questo fenomeno sempre più dilagante nelle comunità arabe. Come informiamo e formiamo i giovani a reagire e a rifiutare il bullismo, dobbiamo aiutare le giovani donne straniere a denunciare e rifiutare la sottomissione". 

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