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Polledri punta il dito contro le classi “ghetto”: «In troppi non conoscono l’italiano»

Il consigliere leghista, durante il consiglio del 26 ottobre, ha chiesto al Comune di organizzare corsi d’italiano aggiuntivi per gli studenti stranieri: l’aula ha respinto la proposta, insieme a quella di sospensione dei contributi per il corso di arabo. Disco verde invece per il “dialetto piacentino”

La scuola è stata al centro di uno scambio di vedute tra Massimo Polledri (Lega Nord) e l’assessore competente Giulia Piroli. Durante il consiglio comunale del 26 ottobre, il rappresentante del Carroccio ha portato in aula alcune sue proposte. Secondo Polledri in città è necessario ripensare a un equilibrio delle classi scolastiche con al proprio interno numerosi studenti di origine straniera.

«Che ci sia un problema di integrazione scolastica – ha detto in consiglio - è un dato di fatto. Il primo a parlare di “tetti” nelle classi fu il Governo D’Alema nel 1999, poi l’argomento è diventato tabù per la sinistra, che a quei tempi proponeva un tetto del 50% di extracomunitari nelle scuole, altrimenti avevamo a che fare con veri e propri “ghetti”. È ancora valida quella legge, ma sono possibili deroghe in diversi casi che, a quanto pare, l’ufficio regionale scolastico costantemente poi approva». Secondo Polledri tra il 2011 e il 2013 sono quadruplicati in Emilia Romagna gli studenti extracomunitari e anche Piacenza segue questo andamento.

«Ci vorrebbero - ha detto entrando nei dettagli della mozione - di preparazione d’italiano per i bambini stranieri, oltre alle classiche ore di insegnamento della lingua alla settimana. Si spendono soldi per i mediatori culturali e non ci sono corsi d’italiano per i genitori. Otto scuole di Piacenza hanno più del 50% di extracomunitari: 4 scuole dell’infanzia, 2 scuole primarie e 2 secondarie. Il problema della lingua è reale e il Comune deve affrontarlo. Se si presenta un bambino di 10 anni straniero viene messo subito in quinta elementare: non deve essere automatico questo passaggio, se non sa l’italiano. Per almeno 4 mesi i ragazzi dovrebbero partecipare a 10 ore di preparazione settimanali, e il Comune dovrebbe contribuire. E non basta: anche insegnare, oltre all’italiano, un po’ di principi della nostra Costituzione, non farebbe male».

L’idea è stata ritenuta irricevibile dall’assessore alle politiche giovanili Giulia Piroli. «Durante il periodo estivo - ha risposto - il Comune investe 34mila euro per corsi di italiano, tramite una cooperativa che collabora con le scuole. Anche gli adulti italiani non conoscono la nostra Costituzione, come è emerso durante alcune attività che il Comune propone». «Il Miur – ha aggiunto Sandra Ponzini del Pd - ha recentemente detto che la conoscenza dell’italiano non è un discrimine per l’inserimento o il non inserimento di un bambino in una classe. Se ben ricordo il gruppo della Lega Nord nel 2008 si era astenuto nel distribuire una copia della Costituzione nelle scuole. Il Comune offre un buon servizio di mediazione culturale nelle scuole, non condivido per niente le dichiarazioni di Polledri».

«I piacentini non conosceranno la Costituzione – ha replicato il consigliere leghista - ma vivono ogni giorno quei principi alla base della nostra società come la parità tra i sessi, il rispetto dei minori e l’uguaglianza. Cosa che molti cittadini stranieri a Piacenza non rispettano». La mozione di Polledri è stata bocciata con 16 voti contrari (la maggioranza), 4 astenuti (Raggi, Ceccarelli e i 5 stelle) e 6 favorevoli (il centrodestra).

Polledri ha rilanciato con altre due proposte: la sospensione del contributo del Comune per i corsi di arabo nelle scuole e la promozione del dialetto, sempre nelle medesime. «Sono soldi spesi male quelli per il corso di arabo – ha detto il rappresentante del Carroccio -, perché in casa hanno già dei normali insegnanti. Perché dovremmo insegnarglielo noi, a nostre spese? Ci penseranno i parenti e la televisione araba a istruirli. Facciamo piuttosto qualche corso di dialetto nelle nostre scuole. Sarebbe meglio che queste risorse venissero orientate verso il dialetto. Ci impegniamo che gli arabi mantengano le proprie radici linguistiche e non facciamo in modo che i bambini piacentini parlino in dialetto con i loro nonni. Qualche anziano potrebbe, oltre che aiutare ad attraversare la strada ai bimbi, andare in qualche classe a dire qualche parola in dialetto». «Mi verrebbe da dire a Polledri – ha replicato ironicamente l’assessore Piroli -: “lasa lè”. Per il corso di dialetto suggerisco di lasciare libertà di scelta alle scuole, il blocco dei contributi per il corso di lingua araba non lo condivido per niente». La cancellazione dei contributi per i corsi di arabo è stata bocciata dall’aula con 22 voti contrari (la maggioranza in blocco) e solo 6 voti a favore. Polledri ha però visto accogliere – con 11 voti a favore e 7 contrari – la seconda proposta: il Comune si impegnerà per incentivare un po’ di studio del dialetto nelle scuole elementari e medie cittadine.  

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