Pomicino: «Renzi incubo democratico, con la riforma sta pasticciando la politica»

L'ex ministro Paolo Cirino Pomicino al circolo del Bridge per spronare il Comitato della Valchero e di Forza Italia a fare propaganda per il "No"

Fabio Callori, Paolo Cirino Pomicino e Pierpaolo Gallini

Uno dei pezzi grossi della Prima Repubblica come testimonial del fronte del “No”. Il comitato contro al Referendum costituzionale del 4 dicembre della Valchero – presieduto dall’ex assessore provinciale ed ex segretario Udc Pierpaolo Gallini, insieme al comitato per il “No” di Forza Italia, ha organizzato un incontro con Paolo Cirino Pomicino, già ministro e più volte onorevole della corrente andreottiana della Dc. Pomicino ha spronato i comitati al Circolo del Bridge di Piacenza. Presente anche il forzista Fabio Callori. L’ex braccio destro di Andreotti ha messo in guardia e invitato a fare propaganda per il No. «Con questa riforma non c’è l’abolizione del bicameralismo paritario, non viene velocizzato il procedimento legislativo, e poi bisogna spiegare agli italiani che non voteranno più i senatori, e la maggioranza dei deputati sarà nominata. Il fronte del Sì non parla di queste cose. Non potremmo più decidere in futuro a chi dare in mano il nostro destino». «C’è un mantra – ha proseguito l’ex ministro, per la prima volta a Piacenza - che quelli del Sì ripetono continuamente. Chiedono di parlare della riforma, ma non del governo. Ma non dobbiamo dimenticare che in politica vale sempre la visione d’assieme. In questi due anni nel Pd si è accentuata la tendenza a personalizzare il partito. Da Berlusconi in poi è sempre andata così, e ora è capitato anche al Pd. Nella Dc eravamo più liberi, e per 40 anni siamo andati avanti. Renzi dice che la sera delle elezioni vuole sapere chi ha vinto, tipico di una democrazia presidenziale. Dicono che hanno abolito il bicameralismo paritario. Ma non è vero. Il Senato rimane importante. Ogni legge deve ancora essere promulgata da palazzo Madama, ogni legge va comunque esaminata, basta che lo voglia un terzo della Camera, ovvero 200 deputati, e si possono trovare senza troppi problemi. Negli ultimi anni la media per approvare una legge tra Camera e Senato è stata di 52 giorni, un tempo ragionevole. Ora vogliono solo pasticciare i rapporti tra le due camere. La governabilità vantata viene a scomparire, perché al Senato non può ritoccare alcuna legge».

Pomicino ha lanciato diversi appelli al comitato presieduto da Gianluca Argellati. «Impegnatevi, perché le leggi costituzionali sono per tutte le stagioni politiche, chiunque governi. I poteri del presidente del consiglio sono cambiati, se li guardiamo nell’insieme. In una democrazia parlamentare il presidente della coalizione vincente deve trovare un intesa nel parlamento. Bersani non ci riuscì nel 2013. Con il ballottaggio diventa invece una formalità». Qualche frecciatina la rivolge al fronte avverso. «Quando sento parlare la Boschi, la Serracchiani, la Bonafè, Guerini, mi sembra proprio che imparino tutto a memoria. Parlano solo per slogan. La legge elettorale il giorno dopo non va più toccata. Voi impegnatevi come se fosse una campagna elettorale “vera”. Si sta scegliendo che tipo di democrazia politica volete avere nei prossimi anni». DSC_0561-2

Pomicino ha provato a delineare i possibili scenari del dopo 4 dicembre. «Non succederà nulla di particolare. Se vince il no, Renzi rimette il mandato. Mattarella lo rimanda in parlamento, non accetterà una crisi extra parlamentare. A quel punto come fa il segretario del Pd a sfiduciare sè stesso? Noi nella Dc abbiamo sfiduciato Fanfani solo perché sapevamo di vincere le Elezioni successive.  Loro non possono permettersi di sfiduciare Renzi.  Se lo sfiduciano, il partito deve decidere se andare a elezioni o fare un nuovo governo fino al 2018 con Renzi relegato al ruolo di segretario. I problemi per l’Italia non sono però questi. Qualsiasi governo ci sia dopo il 4 dicembre, si troverà davanti problemi economici del Paese, povertà crescente, debito pubblico e c’è una forbice sociale importante che si sta allargando».

Perché un vecchio Dc come Pomicino detesta Renzi, che dimostra di aver imparato la vostra storia, il vostro modo di fare politica? «Non provo nessuna antipatia per Renzi – risponde l’ex braccio destro di Andreotti - anche perché ha rappresentato la vendetta della Storia: un cattolico che guida il partito di sinistra. È stato una grande speranza, ma ora è diventato un incubo democratico. Quando uno porta il Pd – fatto da cattolici e comunisti - a diventare socialista in Europa – si vede che c’è una grande spregiudicatezza. Lo si vede anche da come cammina, come si muove. A lui posso dire che la gioventù non può essere per sempre una cosa positiva. Non mi piace che nel Pd ci sia un silenzio assordante da parte dei democristiani, a partire dalla legge elettorale. Io spero che Renzi si converta a tutto ciò».

Stefano Parisi può essere il futuro di Forza Italia? «Parisi è un vecchio socialista, anzi è del socialismo liberale, può essere un punto di aggregazione. Lui dice però che non bisogna trovare un leader per il dopo Berlusconi.  Lui pensa a una squadra.  Non vuole un partito personale, di cortigiani mediocri. Io ero libero con Andreotti, portavo voti a lui, non viceversa. Bisognerebbe ritornare a quei tempi. Parisi ha i fondamentali della politica, poi se è capace di mettere su una al squadra per il centrodestra e per l’Italia lo vedremo». 

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