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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Politica

Presidi sanitari, «I sindaci ora si lamentano dopo aver condiviso quelle scelte»

Il coordinamento dei comitati interviene dopo la conferenza socio sanitaria provinciale

«La recente Conferenza Socio Sanitaria, convocata per approvare il bilancio, ha preso atto che, grazie al finanziamento della Regione il buco di 47 milioni è stato ridotto a 5,5 milioni. Nella votazione si è registrato però un numero significativo di sindaci che si sono astenuti sul bilancio, contraddicendo una prassi che fino ad ora aveva visto un voto compatto dei sindaci sulle scelte organizzative, non solo, proposte da Ausl. Guardando alle motivazioni presentate dai sindaci astenuti appare chiaro che il contendere non è il bilancio. Ognuno lamenta disfunzioni del servizio sanitario a livello locale come la chiusura dei pronto soccorso, le case di comunità progettate ma che non coprono in modo omogeneo il territorio, o più in generale la carenza di personale e le lunghe liste di attesa (sulle quali per altro come coordinamento stiamo conducendo una iniziativa di supporto a quei cittadini che tramite ricorso chiedono venga riconosciuto il loro diritto costituzionale in proposito). Anche chi ha votato a favore del bilancio riconosce le criticità del sistema sanitario provinciale pur dichiarandosi fiducioso. Una domanda sorge spontanea: Ma questi sindaci (sia i favorevoli che gli astenuti) non sono gli stessi che han votato (e difeso successivamente in varie occasioni) il piano sociosanitario che è alla base delle criticità oggi denunciate o riconosciute? Forse i sindaci non sapevano che quel piano sociosanitario votato da loro prevedeva il ridimensionamento delle funzioni ospedaliere di Castello e Fiorenzuola con tutte quelle conseguenze da loro oggi denunciate o anche solo riconosciute? Sulla medicina territoriale come potevano non sapere che i soldi stanziati riguardano solo i muri, ma nulla si sa sugli investimenti necessari ad attrezzarle (in personale e dotazioni) perché svolgano effettivamente la loro funzione di presa in cura, ameno nei limiti previsti dal DM77 del 2022 e dalle linee regionali del 2016. Riconoscere le criticità (e votare a favore del bilancio) o denunciarle (astenendosi) non porta a nulla se i sindaci non arrivano a chiedere una revisione di quel piano sociosanitario per recuperare una capacità di risposta a quei bisogni che oggi i cittadini vedono compromessi se non addirittura negati. Certo è che occorre anche una battaglia su scala nazionale, per recuperare i disastri fatti dalle varie controriforme in sanità e conquistare maggiori finanziamenti. Fermare quindi il rischio di collasso del SSN le cui responsabilità vanno ricercate in tutti i governi (nazionali e regionali) che si sono succeduti in questi anni. Ma un segnale va dato anche a livello locale. Cosa che purtroppo ancora non si vede da parte delle amministrazioni, Non basta chiedere interventi singoli, localizzati nei rispettivi comuni, e nemmeno convincono le narrazioni sul nuovo ospedale di Piacenza che per i tempi, per costi e per la ristrutturazione della rete provinciale che porta con se, non risolverà nessuno dei problemi denunciati. C'è un primo passo da fare se si vuol provare a fermare il disastro. Avviare un percorso (aperto e partecipato) per rivedere il pano sociosanitario ed adeguarlo ai bisogni che il territorio e le popolazioni esprimono».

Coordinamento provinciale su salute e medicina territoriale

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