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Bersani stravince le Primarie: «Da domani pensiamo all'Italia»

Il piacentino segretario del Pd, a metà dello spoglio dei voti, aveva già il 60,8 per cento dei voti. Lo sfidante Renzi, fermo al 39,1 per cento, twitta: "Era giusto provarci". A Bettola prende il 90% dei voti

Pier Luigi Bersani

La battaglia vera comincia ora. Ma stasera Pier Luigi Bersani vince una doppia sfida: il popolo del centrosinistra lo candida, con il 60,8% dei consensi a metà dello spoglio dei voti, a premier della coalizione e il leader Pd, vincendo le resistenze dei big del partito e grazie all'energia incarnata dal rottamatore Matteo Renzi (fermo al 39,1%), è riuscito a rimotivare l'elettorato in tempi in cui, come dimostrano da ultimo le elezioni siciliane, il vento di Beppe Grillo soffia forte. Lo sfidante esce, comunque, a testa alta, accreditato al momento di quasi il 40 per cento e con un pacchetto di voti che ora peseranno sugli equilibri futuri del Pd. 

Come facilmente pronosticabile Pier Luigi Bersani ha stravinto il ballottaggio a Bettola, il suo paese d'origine. Per il segretario del Pd 241 voti (quasi il 90%) contro i 28 dello sfidante Matteo Renzi. Rispetto al primo turno Bersani ha preso 19 voti in più, Renzi sette in meno.

IL COMMENTO DI ROBERTO REGGI DA FIRENZE

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Dopo 45 giorni di campagna elettorale, ci sono voluti meno di 20 minuti per capire che Pier Luigi Bersani aveva vinto le primarie e anche con un risultato tondo che gli permette la piena legittimazione che lui voleva. Alle 20,20 Matteo Renzi, arrivato al ballottaggio superando anche il leader di Sel Nichi Vendola, ammette con un tweet la sconfitta: "Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme". Il sindaco di Firenze, come garantito ieri, non ha gridato ai brogli anche se per tutta la giornata i renziani hanno polemizzato per alcune difficoltà ai seggi, in particolare in Toscana e a Roma. Ma il caos ai gazebo, temuto fino all'altro ieri, non c'é stato e già dopo pranzo Bersani ringraziava i 100mila volontari che avevano consentito "la festa della democrazia".

Il segretario Pd, che aveva fortemente voluto le primarie, festeggia e annuncia: da domani "pensiamo tutti insieme all'Italia". Una mano tesa al rivalte dopo una partita giocata all'insegna del fair play. Anche se non sono mancati scontri anche duri, come l'attacco di Bersani a chi "prende consigli da chi ha base alle Cayman" dopo la cena del sindaco con esponenti del mondo della finanza, tra i quali il finanziere Davide Serra. O, da ultimo, il pesante affondo dei renziani per chiedere la massima apertura ai votanti del secondo turno, con il 'mail bombing' che ha intasato i server dei comitati provinciali e i bersaniani pronti ad accusare i rivali di voler "sabotare" le primarie. Ma, seppur tonici, "una battaglia vera", come dice Romano Prodi, i due mesi di confronto sono trascorsi all'insegna della correttezza al punto che da più parti il sospetto è che Bersani e Renzi fossero d'accordo sin dall'inizio e che ora all'orizzonte ci sia un ticket con Bersani premier e Renzi segretario del Pd o ministro. "Le primarie non sono un congresso, non servono ad aprire tavoli o tavolini", ha sempre negato il segretario Pd così come il sindaco che ha sempre assicurato che, in caso di sconfitta, resta a fare il sindaco di Firenze senza "chiedere premi di consolazione".

Ma che Renzi avrà voce in capitolo nella compilazione delle liste elettorali non è un mistero ed è interesse di Bersani attrarre, tramite Renzi, quegli elettori, tra i quali molti delusi che si erano allontanati dalla politica, tornati ai seggi grazie al sindaco di Firenze. "Bersani e Renzi saranno da domani come Obama e Hillary", è l'immagine usata da Dario Franceschini per descrivere come, dopo la battaglie per le primarie, i due marceranno uniti per vincere le elezioni.

"Dobbiamo alzare la nostra asticella: vincere le elezioni senza raccontare favole", sprona il segretario Pd che ha vinto con un risultato netto, il 60 per cento, dopo aver superato le resistenze dei molti che nel partito temevano le primarie ed i nuovi equilibri che avrebbe creato. Al cinema Capranica di Roma arrivano tutti, vecchi e nuovi volti del Pd e del centrosinistra. C'é Massimo D'Alema che si dice finalmente "rilassato" dopo la sconfitta del sindaco di Firenze, ci sono Giuseppe Fioroni e Rosy Bindi, si nota l'assenza di Walter Veltroni mentre Nichi Vendola si fa largo tra la folla per abbracciare l'alleato.

Ma sul palco Bersani, che ribadisce di non credere "all'uomo solo al comando", fa salire solo, alla fine, i tre 'giovani' del suo comitato elettorale. Un chiaro messaggio al fatto che il rinnovamento si farà, anche se Matteo Renzi ha perso, e che la coalizione dei progressisti non sarà il carrozzone di 12 alleati dell'Unione. Ma certo ci sarà il profumo di sinistra che Bersani garantisce a Vendola di "avercelo addosso". E' presto per dire come, in caso di vittoria, Bersani coinvolgerà il sindaco di Firenze ma tutti, anche D'Alema, considerano il sindaco "una risorsa preziosa" per trainare al Pd voti nuovi o di delusi che si erano allontanati dai democratici.

"A Renzi riconosco una presenza forte e fresca nelle primarie, ha dato un contributo grande per dare senso alle primarie e farle vivere in modo vero" è il tributo che il neo candidato premier del centrosinistra gli riconosce dal palco, aggiungendo che presto faranno il pranzo insieme a lungo rinviato. Per i 'maggiorenti' del Pd, tutti schierati con Bersani alle primarie, non è ancora tempo per capire quanto gli equilibri interni del partito cambieranno. Quello che, invece, è a tutti più chiaro è che, anche se il Pdl insistesse per l'election day a febbraio, il voto anticipato non sarebbe un male per il Pd che anzi potrebbe sfruttare l'onda lunga dell'effetto mobilitazione delle primarie.

"Un paio di giorni per riposarsi - è l'appuntamento che dà Bersani a sostenitori e militanti - e poi si ricomincia con la battaglia vera. Serve tutto l'impegno perché saremo insieme, le primarie insegnano che dobbiamo credere nella nostra gente. E dobbiamo essere tranquilli, forti e sereni". E' questo il profilo, quello di uomo normale, con cui Bersani spera di diventare l'Hollande italiano, avviando oltre ad una campagna italiana "su un programma forte di governo e cambiamento" anche un tour di accreditamento in Europa e nel mediterraneo, a partire domani dalla Libia.


(Fonte Ansa)

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