Profughi, «Anche nel Piacentino un business per le cooperative rosse»

L'intervento della Lega Nord Sezione Media Val Trebbia

«Un business mascherato da finta solidarietà, che continua a portare profughi anche nella nostra provincia e a “nutrire” cooperative privilegiate dal “filo rosso” che le collega ad amministrazioni compiacenti e da un sistema di assegnazione che, visto lo stato di emergenza, prevede, ormai, l’affidamento diretto da parte delle Prefetture». E’ ancora la Lega Nord, la Sezione Media Val Trebbia, a «sollevare un tema quanto mai attuale e a mettere in evidenza le criticità di un meccanismo che penalizza gli italiani e favorisce solo le cooperative amiche di un certa parte politica».  «L’ultimo caso – spiega la Lega - è quello di Travo. I 15 profughi destinati al Comune della Val Trebbia sono stati accolti in un edificio adiacente alla piazza principale del paese e affidato alla gestione della Cooperativa Ippogrifo, la stessa che si occupa della struttura di Rivergaro. Un’altra prova, se ancora servisse, del fatto che siamo difronte ad una politica che non solo non è più in grado di controllare i flussi di un’immigrazione ormai sfrenata, che mettono costantemente a rischio la sicurezza del nostro Paese e dei suoi abitanti,  ma che inoltre  persevera nel favorire realtà che di un’emergenza umanitaria hanno fatto un business facile con guadagni assicurati. Un malfunzionamento del sistema che la Lega Nord denuncia da tempo e su cui è pronta a dare battaglia in modo capillare anche in territorio piacentino. Una protesta contro un Governo che scarica nei territori gli effetti di una politica sbagliata in tema di immigrazione e che toglie risorse agli italiani che pagano regolarmente le tasse. Anziani, malati, giovani in cerca di un’occupazione, commercianti e imprenditori oberati da oneri fiscali e dalla crisi.  Si, perché la crisi c’è ancora e sono tanti anche gli italiani, e i piacentini, esasperati dalle difficoltà economiche di ogni giorno. Stanchi di essere dimenticati da uno Stato che privilegia i profughi e chi se ne occupa (sempre gli stessi). Stanchi, insomma, della beffa di essere gli ultimi».

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