Pronto soccorso chiusi, si valuterà la riapertura in base all’evoluzione. Punti di primo intervento dal 15 giugno

Il dibattito tra i sindaci: Fontana la più critica sul piano Ausl («Impossibile avere un unico Ps»). Barbieri: «Ogni settimana verificheremo la situazione, l'importante è far ripartire la sanità ordinaria». Veneziani: «È l’ora di chiedere investimenti importanti a Bologna». Battaglia: «Qualche medico si è “imboscato”»

Tre ore e mezza di dibattito per raccogliere tutti i punti di vista sul piano Ausl per la fase 2 dell’emergenza. I sindaci piacentini si sono confrontati in Conferenza socio-sanitaria con il direttore generale Ausl Luca Baldino. Il massimo dirigente dell’Asl ha spiegato i punti salienti del piano – già diffusi durante l’ufficio di presidenza - che si pone l’obiettivo di far ripartire gradualmente la sanitaria ordinaria nelle strutture ospedaliere del territorio. In sintesi: unico pronto soccorso a Piacenza, ospedale dedicato al Covid-19 a Castelsangiovanni, chiusi i pronto soccorso di Fiorenzuola e Castelsangiovanni. Questo per l’estate, per poi vedere come evolverà la situazione nel corso delle settimane.

Dopo le critiche di alcuni sindaci e forze politiche nei giorni scorsi, l’azienda ha aggiunto la possibilità di istituire a Fiorenzuola e Castello dei “Punti di primo intervento”, ovvero dei presidi che tratteranno i casi minori, meno urgenti. Questo a partire dal 15 giugno. «Tutti coloro che accedono all’ospedale – ha detto Baldino - sono potenziali casi sospetti di Covid. Vanno isolati. Sono pochi, 2 o 3 al giorno quelli che hanno evidenti sintomi Covid-19, è fondamentale capire chi è portatore del virus. Per questo il pronto soccorso è il luogo più critico, è dove bisogna fare la scrematura, il momento più importante. I trasferimenti ai reparti devono essere due: uno per chi ha Covid e uno per chi non ce l’ha, con distanziamento per i pazienti». «A Bobbio - ha concluso - è già in funzione da aprile un punto di primo intervento. A Castello e Fiorenzuola speriamo di riaprire i pronto soccorso entro il 15 settembre, speriamo di farlo anche prima».

FONTANA: «LACUNOSO IL PIANO DI RIORDINO DEL 2017»

«So che la mia posizione – ha esordito Lucia Fontana, sindaco di Castelsangiovanni e presidente della Conferenza - non è condivisa da tutti i colleghi. Questa esperienza ha mostrato le lacune e l’inappropriatezza del piano di riordino della sanità del 2017. Quel piano di “accentramento” ha posto l’ospedale cittadino come unico riferimento. Bobbio ridotto a un semplice ospedale di comunità, Fiorenzuola e Castello sono stati depotenziati. Inoltre le Case della Salute hanno dimostrato la propria inutilizzabilità. Gli ospedali non possono essere l’unico luogo di battaglia al Covid. Bisogna prendere in cura i pazienti sul territorio, la medicina territoriale deve essere un fronte. Abbiamo riscoperto ora quanto siano strategici quegli ospedali periferici massacrati dai tagli, che hanno fatto perdere a loro la dignità».

BARBIERI: «OGNI SETTIMANA UNA VERIFICA DELLA SITUAZIONE»

Bonaccini Fontana Barbieri-2«C’è il dispiacere – ha preso la parola Patrizia Barbieri, sindaco di Piacenza - per le tante visite annullate dei piacentini in questi due mesi e mezzo. Abbiamo ancora 211 Covid in cura negli ospedali, il numero è sceso, ma il virus è presente. Ritengo fondamentale essere flessibili nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. L’ufficio di presidenza permanente deve lavorare con l’Ausl e verificare lo stato dell’arte nel tempo, ogni settimana. Due punti di primo intervento a Fiore e Castello sono importanti, sono una risposta a dei territori che hanno bisogno. I nostri medici e infermieri hanno bisogno di una organizzazione puntuale. Voglio la garanzia che dal 15 giugno i punti di primo intervento facciano il primo soccorso, ma anche altro. La sanità locale deve ripartire. Le Case della Salute a mio avviso devono diventare davvero dei presidi: adesso non lo sono, non funzionano come dovrebbero funzionare. Non basta dire che si sono aperte le Case della Salute, devono rispettare i compiti. Serve una riflessione sul loro ruolo territoriale».

«Apprezzo che si sia ribadito che i pronto soccorso poi riapriranno – ha ravvisato Romeo Gandolfi (Fiorenzuola) - alcuni esponenti PRONTO SOCCORSO FIORENZUOLA-2politici avevano strumentalizzato sul depotenziamento. Però con in calo dei contagi e della pandemia, si poteva tenere aperto. A Parma hanno riaperto tutte le attività sanitarie. Ma se noi, ottimisticamente, il 15 giugno non avessimo più pazienti Covid, vedremmo i nostri pronto soccorso riaprire?».

VENEZIANI: «E’ IL MOMENTO PER CHIEDERE INVESTIMENTI IMPORTANTI SULLA SANITA’»

«Questa è una scelta emergenziale – è l’intervento di Raffaele Veneziani (Rottofreno) - che limita delle attività, temporaneamente. I punti di intervento sono importanti. Sappiamo che la gente va al pronto soccorso invece che alle guardie mediche all’interno delle Case della Salute. E nel periodo di emergenza abbiamo avuto piacentini che, spaventati, stavano a casa invece che recarsi al pronto soccorso. Bisogna spiegare meglio a chi rivolgersi, in caso di problemi, serve uno sforzo di comunicazione. Il piano di riordino del 2017 va potenziato, Bonaccini ha promesso investimenti nuovi sulla sanità. Questo può essere il momento giusto per rifare un piano di lungo respiro, per fare il salto di qualità».

Favorevole al piano Ausl Patrizia Calza (Gragnano). «Bisogna riprendere l’attività ordinaria, ma l’emergenza non è conclusa. Questo piano non ha nulla a che vedere con la riorganizzazione ospedaliera. Non sono in contrasto con chi dice quel piano del 2017 va rivisto. Ovvio, questa esperienza di stress della sanità piacentina non era prevedibile. Possiamo a breve tornare a ridiscutere di questo. Ma quel piano non voleva centralizzare, ma dare una specializzazione a tutti i presidi ospedalieri, per renderli più virtuosi. Infatti erano tutti pronto soccorso-8pienamente operativi in questa emergenza. Ma quel piano non è stato realizzato al meglio: i fondi non sono stati sufficienti, si può riparlare di questo anche dalla prossima settimana».

«Quello che ci ha presentato l’Ausl – è il parere di Roberto Pasquali (Bobbio) - va in una direzione giusta. Chiedo al direttore di ripristinare il medico all’interno del pronto soccorso di Bobbio. Non c’è bisogno di averlo in altre strutture, serve lì». 

«È importante potenziare la medicina territoriale da subito – è stato l’intervento di Gimmi Distante (Monticelli) - perché se arriva un’altra ondata siamo di nuovo impreparati. Il sistema ha retto solo perché abbiamo chiuso l’intero Paese, mettendo in ginocchio l’economia. Non affidiamoci più al caso».

FONTANA CONTRARIA: «IMPOSSIBILE AVERE UN SOLO PRONTO SOCCORSO»

È rimasta la più critica su quanto deciso da Ausl il sindaco di Castelsangiovanni. «Se ci sono buchi in una rete del territorio – ha detto Coronavirus pronto soccorso-2Lucia Fontana - anche in un altro distretto, gli effetti ricadono su tutta la provincia. Io sono delusa, provo scoramento per le risposte inadeguate dell’Ausl, risposte che ritengo generiche. Non è possibile oggettivamente, numericamente, avere un unico pronto soccorso. Ce lo dicono i territori confinanti, che li hanno riaperti. Dobbiamo dare prova della nostre capacità fornendo i servizi in sicurezza, non chiudendo. Le proposte dell’Ausl mi sembrano dei cerotti, dei palliativi. Spero che i colleghi non li accettino. Non si chiarisce quando ripartirà la chirurgia a Castello, non accetto la formula “al più presto”».

BARBIERI: «CARDIOPATICI, ISCHEMICI, ONCOLOGICI ATTENDONO DA TEMPO»

Più aperta e favorevole a quanto prospettato dall’Ausl Patrizia Barbieri. «Mi trovo d’accordo con Distante, non si può rispondere con la chiusura totale. Abbiamo piacentini infartuati, malati oncologici, ischemie che attendono da due mesi e mezzo. Io metto al primo posto la sicurezza, ma voglio al tempo stesso che la gente venga curata. La garanzia – ha proseguito rispondendo a distanza a Fontana - la darà l’ufficio di presidenza che ogni settimana vaglierà la situazione di volta in volta. Più che altro sono interessata al tema: e se i pazienti Covid non si esauriscono nel giro di qualche settimana, che si fa?».

«Non riapriamo ora il dibattito sul 2017 – ha rimarcato Filippo Zangrandi (Calendasco) - adesso lo scenario è purtroppo cambiato notevolmente». «Siamo ancora nell’epidemia – ha detto Gianluca Argellati (Vigolzone) -. I sindaci torneranno a essere le massime autorità sanitarie sul proprio territorio? Non conosco ancora chi è contagiato nel mio comune, posso tornare a fare il sindaco? Voglio dati pronto-soccorso-castel-san-giovanni_original-2certi dall’azienda sui residenti del mio territorio».  

«Purtroppo nei mesi prossimi – ha preso la parola Davide Zucchi (Alseno) - dovremo registrare anche il decesso di persone che non hanno ricevuto le adeguate prestazioni sanitarie in questa lunga fase, come i malati oncologici. Il 21 marzo, giorno che ha registrato 43 decessi, è stato il nostro “11 settembre”. Il nostro collega Giovanni Malchiodi (Ferriere) ha subito lo stesso trattamento di tanti piacentini, rimasto a casa in attesa di un ricovero».  

Fiducia nei confronti del piano deciso da Ausl e primari il sindaco di Pontenure Manola Groppi, così come Claudia Ferrari (Sarmato)- Molto più critica la collega di Caorso Roberta Battaglia. «Diciamo grazie ai medici che hanno lavorato, perché ci sono anche quelli che si sono nascosti. Alcuni non sono mai usciti, non hanno fatto visite. Ci sono medici che vanno dai pazienti degli altri, mettiamo i puntini sulle “i”. E i dati sui contagi dati ai sindaci non sono corretti».

BALDINO: «TERAPIA INTENSIVA DA ALLARGARE, AL LAVORO PER GLI INGRESSI NELLE CRA»

Al termine del lungo dibattito il direttore Baldino ha replicato ad alcuni interventi. «Come gestiamo eventuali nuove ondate? Voglio luca baldino-19rassicurare tutti – ha spiegato - l’azienda ha fissato alcuni protocolli. Possiamo già dedicare il prossimo incontro dell’ufficio di presidenza nell’analizzarli. Il tema più critico è quello delle terapie intensive. I lavori si concluderanno tra luglio e agosto per ampliarle e non utilizzare le sale operatorie. Il problema c’è se l’ondata arriva a giugno, ma chiederemmo una mano alle Ausl dell’Emilia-Romagna, in quel caso». «I clinici non hanno condiviso il piano che vi ho sottoposto, l’hanno proprio deciso insieme a me», ha aggiunto. Rispondendo a Battaglia, Baldino ha ammesso che «qualche professionista che non ha fatto il suo dovere e si è imboscato c’è. Ma stiamo parlando, in un’azienda di 3600 dipendenti, forse di una decina di persone al massimo, non di più. Un medico è stato deferito per aver chiuso il suo ambulatorio a fine febbraio senza nominare un sostituto».

Intanto le Usca hanno visto calare le segnalazioni giornaliere da 120 a qualche decina. «Proseguiranno il loro lavoro di sorveglianza. Non con tutti i medici di medicina generale si è lavorato bene, ma la rete sta funzionando abbastanza». Nelle Cra i parenti non vedono gli anziani da quasi tre mesi. «Sono due mesi e mezzo che non entra nessuno. Sarà fondamentale individuare criteri per l’ingresso. E qualche Cra ha bisogno anche di nuovi ingressi di anziani, perché altrimenti non so come faranno a far quadrare i bilanci, se rimangono con posti vuoti». Replicando a Fontana, il direttore Asl ha dichiarato che «una programmazione seria significa che non si può sparare una data adesso. Non si può dire oggi quando riapriranno i pronto soccorso, ci sono elementi d’incertezza». Respinta al mittente anche la critica sulle Case della Salute, finite nel mirino di molti: «Non sono nate per gestire l’emergenza, ma per gestire la cronicità. Dovremo potenziarle e specializzarle ancora di più per il futuro, e ne serviranno altre».  

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