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Caso Ikea, Bergonzi: «Difendiamo chi lo merita e distinguiamolo dagli altri»

«Stare dalla parte dei diritti democratici dei lavoratori è forse impedire l'accesso ai camion impedendo a centinaia e centinaia di autotrasportatori di fare il loro lavoro?»

«Il fatto di essere certamente "terzo" rispetto ai soggetti coinvolti nella vicenda "facchini Ikea", non mi consente comunque di rimanere tale rispetto alle posizioni che si confrontano» con queste parole Marco Bergonzi, Capogruppo Pd in Consiglio Provinciale, inizia il suo intervento sulla protesta in atto al magazzino centrale di Ikea al polo logistico.

«Le prese di posizione e l’atteggiamento di Rifondazione Comunista sulla vicenda Ikea hanno del paradossale. La sensazione è che si butti tutto nel calderone della protesta, con il consueto corredo di slogan roboanti tipo: “sempre dalla parte dei diritti democratici dei lavoratori”, per evitare accuratamente di andare nel merito».

«Rifondazione Comunista dovrebbe distinguere e difendere coloro che lavorano seriamente e coloro che fanno lavorare nella legalità e nell'assoluto rispetto delle regole e della normative vigenti, da altri. Difendere indistintamente chi lo merita e chi no, e' una delle grandi e gravi responsabilità che si porta dietro una certa sinistra in questi anni e che contrapponendo eternamente datori di lavoro e lavoratori "a prescindere", ha finito per indebolire e creare difficoltà ad entrambi».

«Non so se Ikea possa definirsi un’isola felice, ma qui sono applicati i Contratti Collettivi Nazionali firmati da CGIL-CISL-UIL, ma non da SiCobas, che però guarda caso ne chiede l’applicazione pur non essendone firmatario (cosa che, peraltro, già avviene). Se qualcuno ritiene che un suo diritto sia leso, esistono le sedi opportune, come l’ispettorato del lavoro che si pronuncera' in proposito,: ogni altra forma di protesta diventa soltanto un’occasione per avere visibilità politica sulle spalle di chi lavora. "Stare dalla parte dei diritti democratici dei lavoratori” e' forse impedire l’accesso ai camion in IKEA, impedendo a centinaia e centinaia di autotrasportatori di fare il loro lavoro?».

«È forse impedire alle centinaia di persone che lavorano in Ikea e che vogliono “democraticamente” andare a lavorare ,di farlo?
Non e' forse questo il vero ricatto: bloccare tutto indiscriminatamente? Perché di altre motivazioni, se non quella della visibilità politica, non se ne vedono. In passato è già successo che esponenti di Rifondazione facessero una bella retromarcia in merito ad alcune prese di posizione pubbliche; chissà che anche in questa vicenda non avvenga».

 

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