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Province, via libera al riordino: da 9 a 4 e i nuovi nomi non cambiano

Sì al riordino delle Province da parte della commissione regionale Affari generali e istituzionali. Lunedì il voto in assemblea. Respinto l'emendamento di Pollastri per indire il referendum

Respinto l'emendamento di Pollastri per indire il referendum

Sì al riordino delle Province. La commissione regionale Affari, generali e istituzionali, presieduta da Marco Lombardi, ha dato parere favorevole (astenuti Pdl, Lega nord, Mov5stelle, Udc) alla proposta di deliberazione della Giunta sul riordino degli ambiti territoriali provinciali dell’Emilia-Romagna come disegnato nell’ipotesi deliberata dal Consiglio delle autonomie locali che individua una riduzione da nove a quattro province, cui va aggiunta la città metropolitana di Bologna. Lunedì prossimo la deliberazione sarà sottoposta al voto dell’Assemblea legislativa, nei tempi utili per trasmettere la proposta al Governo entro il 24 ottobre, come stabilito dalla norma nazionale.

In dettaglio, ecco cosa prevede la proposta: dall’accorpamento delle tre attuali province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini nascerà un’unica ‘Provincia di Romagna’; le province di Reggio Emilia e Modena verranno accorpate nella ‘Provincia di Reggio Emilia e Modena’, come pure le attuali province di Parma e Piacenza, che daranno vita a un nuovo e unico ente. Nessun cambiamento è invece previsto per la Provincia di Ferrara, dal momento che rientra nei parametri di popolazione e di territorio previsti dalle norme del Governo. Un percorso a parte è quello della Provincia di Bologna, che verrà abolita di fronte alla futura Bologna città metropolitana. Bocciati gli emendamenti proposti da Andrea Leoni e Luigi Giuseppe Villani del Pdl (voto contrario da Pd, Sel-Verdi, Mov5stelle e dal reggiano Fabio Filippi del Pdl, astenuti Udc e Lega nord) per cambiare le denominazioni delle due nuove province di “Reggio Emilia e Modena” e di “Piacenza e Parma” in “Modena e Reggio Emilia” e in “Parma e Piacenza”. L’inversione dei nomi dei capoluoghi, ha sostenuto Leoni, si giustifica in diversi modi, a partire dal fatto che Modena e Parma rappresentano le realtà con maggiore estensione e numero di abitanti rispetto agli altri due capoluoghi e di fatto posseggono i requisiti minimi richiesti dalla legge per non essere soggette al riordino. Ci sarebbero poi anche ragioni storiche, pratiche (ad esempio esiste già l’università di Modena e Reggio) e alfabetico.

Respinti anche due emendamenti di Andrea Pollastri (Pdl), uno dei quali fa riferimento alla procedura avviata dal Consiglio provinciale di Piacenza per indire un referendum popolare per il distacco della provincia di Piacenza dalla Regione Emilia-Romagna e l’aggregazione alla Lombardia.

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