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Provincia sì, provincia no. Piacenza in Lombardia, in Emilia o dove?

Nell'ipotesi di un referendum per stabilire in quale regione passare, ecco cosa ne pensano alcuni parlamentari piacentini. Foti («Non restare sudditi di altri») e Polledri («Decidano i cittadini») dicono Lombardia. De Micheli: «No allo smembramento del territorio»

Provincia sì, Provincia no. Parafrasando "Elio e le storie tese", è il ritornello che martella i piacentini da qualche giorno a questa parte. Il presidente Massimo Trespidi è partito lancia in resta per salvare l’Ente di via Garibaldi, lanciando appelli ai parlamentari e convocando una riunione con i 48 sindaci del territorio (si terrà mercoledì 18 luglio alle 21 nella sala del Consiglio). Anche i referendum stanno prendendo piede e vengono sbandierati in difesa della nostra integrità territoriale, insieme con la buona amministrazione e il contenimento delle spese.

Sta di fatto che i cittadini non hanno mai ben compreso l’utilità di questo ente intermedio, fatto di competenze che, si pensa, sarebbero potute essere date a Comuni e Regioni, ma fatto anche di tasse di cui oggi, sinceramente, non se ne sente il bisogno. Ma tant’è. La crisi globale e l’arrivo di Monti hanno accelerato la fine delle Province. Qualche dubbio, nel mondo produttivo, l’ha espresso il presidente di Confapi, Cristian Camisa. Non accodandosi a coloro che si ergono sulle barricate, soprattutto i politici, ha proposto di guardare bene quali siano le funzioni e le competenze che si perderebbero. Inoltre, secondo Camisa, in caso di accorpamento - cioè Parma - andrebbero salvaguardate le nostre specificità.

Diverse, invece, le posizioni dei parlamentari eletti nel nostro collegio (a parte Pierluigi Bersani e Maurizio Migliavacca, irraggiungibili) che si stanno battendo per il territorio. Sul referendum, Foti (Pdl) e Polledri (Lega) sono per il sì alla Lombardia, mentre De Micheli (Pd) si dice contraria.

FOTI. Fautore di un rapido referendum per andare in Lombardia - «l’unico possibile, quello per salvare la Provincia non esiste» – è Tommaso Foti, storico parlamentare del Pdl. «Bisogna fare presto - ha affermato Foti - perché se il decreto viene convertito in legge le cose si complicheranno. Ritengo sia meglio accorparsi con la Lombardia. Lodi e Cremona hanno i parametri (estensione del territorio e numero di abitanti, ndr) per sopravvivere. Io dico meglio andare con loro che restare sudditi con altri. Ma se non facciamo subito il referendum saremo sudditi. E per affrettare la procedura del referendum basta una semplice delibera del Consiglio provinciale». Foti, poi, ricorda come in tanti abbiano la memoria corta. «Il decreto SalvaItalia - continua – prevedeva già l’azzeramento delle competenze delle Province. Ma tutti sono rimasti in silenzio. Il coordinamento passava ai comuni principali, via le Giunte, e consiglio di dieci persone che nominavano il presidente. E’ legge da sei mesi, ma nessuno si è mai lamentato». Sollecitato sui risparmi che si avrebbero senza Province e dipendenti, Foti cita solo che il risparmio per le elezioni dei presidenti, in tutta Italia, porterebbe 750 milioni di euro in più nelle casse dello Stato.Tornando alle competenze, secondo Foti nulla di nuovo «perché erano già state riassegnate nel SalvaItalia. Questa è una morte annunciata».

DE MICHELI. No secco al referendum, secondo la deputata Pd Paola De Micheli «perché costa e non garantirebbe l’unitarietà del territorio. Infatti, con il referendum proposto dai Comuni ad esempio, la Valtrebbia vorrebbe andare in Liguria, la Bassa nel cremonese e la Valtidone con il Piemonte. Dico no allo smembramento del territorio». De Micheli, poi, critica la riforma Monti defindendola «pasticciata e inutile perché non risolve il problema delle funzioni e dei costi. Si parla di macroprovince, con le solo competenze di rifiuti e strade». Il progetto del Pd si fonda su tre punti: «Far arrivare le amministrazioni alla scadenza del mandato naturale (per Piacenza il 2014), redistribuire le funzioni con nuovi modelli di entrate e di spesa, considerare il lavoro fatto sui costi standard, prevedendoli sulla base della tecnologia e della modernità». Secondo De Micheli, «il costo standard applicato alla sanità è un metodo moderno, il taglio dei posti letto no». Inoltre, il Pd punta sul modello che prevede «enti di primo e secondo grado. I sindaci, nel secondo caso, gestirebbero un’area vasta, sul modello francese. Un’evenienza, però, che se si volesse attuare fino in fondo richiederebbe una riforma Costituzionale e in un Paese come l’Italia dove di riforme ne parlano tutti, ma nessuno le realizza, lascia poche speranze. Basti pensare che i tagli previsti riguardano solo lo 0,6 per cento del Pil, ma stanno scatenando il putiferio. Si provi a immaginare cosa accadrebbe se si riducesse il peso della Pubblica amministrazione del 5 o 10 per cento». Nel caso non si riuscisse a evitare né il taglio di Piacenza né il suo accorpamento, De Micheli dice di aver insistito in commissione Bilancio al Senato «per il riordino delle funzioni, lasciando al nostro territorio quelle su cui possiamo spenderci meglio. Ad esempio, la gestione dei rifiuti, anche perché Parma non ha dato un buon esempio». Ma la nostra provincia, rischia anche di vedere sparire prefettura, questura e comando provinciale dei carabinieri e della Finanza, e questo farebbe venire a galla il problema della sicurezza. De Micheli conclude: «Il risparmio va perseguito in funzione di un buon servizio al cittadino».

POLLEDRI. Sventola la bandiera lombarda, il parlamentare leghista Massimo Polledri. Anche se lui si sta battendo per evitare il peggio a Piacenza è indubbio «che serva una legge che ci consenta di attrezzarci per fare proposte concrete. Sono d’accordo al referendum che lasci scegliere ai cittadini dove vogliono andare. Dal punto di vista dell’efficienza delle amministrazioni, della sanità, ma anche del fisco o del tessuto economico io propendo per la Lombardia». Secondo Polledri, le riforme sono necessarie «e in tempi brevi, nell’ottica di macroregioni che potrebbero mantenere le province al livello intermedio. E questa è una delle soluzioni verso cui sta andando l’Unione europea». Domenica 15 luglio, la Lega, a Podenzano, nel corso della festa del Carroccio, ha invitato il segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini, il segretario emiliano Fabio Rainieri, il presidente della commissione Ambiente della Camera Angelo Alessandri  proprio per parlare dei tagli di Monti - della spendig review - e della situazione delle Province, con l’ipotesi di Piacenza in Lombardia.

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