Provincia, Zanardi e Galvani lasciano l’Amministrazione: «Le cose sono cambiate»

Le due consigliere di Forza Italia lasciano tra le lacrime le loro deleghe . Il Pd: «Pressione ingiustificata nei loro confronti». E Bertolini (Fd'I) chiede le dimissioni di Rolleri. Il presidente: «Lasciare non rientra neanche nelle mie più remote possibilità»

Gloria Zanardi e Paola Galvani

Gloria Zanardi e Paola Galvani, le due rappresentanti di Forza Italia nell’Amministrazione Provinciale del presidente Rolleri, hanno rimesso nel pomeriggio del 16 giugno le deleghe. La prima - con delega alle pari opportunità, politiche sociali, giovanili, europee – e la seconda – alle politiche scolastiche – hanno consegnato le dimissioni (rimaranno comunque nel ruolo di consigliere) durante il consiglio provinciale che doveva ratificare la decisione dell’assemblea dei sindaci di non approvare (per mancanza del numero legale) il bilancio preventivo 2016 dell’ente. L’uscita dei sindaci del centrodestra – ringalluzziti dai risultati delle ultime elezioni comunali - ha di fatto aperto una frattura nel dialogo tra Amministrazione e territorio. Zanardi e Galvani, esponenti di Forza Italia, non hanno ritenuto più percorribile la strada di un’amministrazione condivisa insieme a Rolleri e al Pd. Le due hanno approvato – e votato – tutti i maggiori atti di indirizzo dell’Amministrazione: ora l’improvviso dietrofront e la decisione di prendere strade diverse.

In apertura di seduta è stato il consigliere di minoranza Filippo Bertolini (Fratelli d’Italia) a criticare le parole di Francesco Rolleri rivolte verso i sindaci del centrodestra. Bertolini ha chiesto le sue dimissioni, respinte con fermezza dal sindaco di Vigolzone. «Il presidente ha esagerato: è sembrata quasi una minaccia un po’ velata la dichiarazione di guerra. I sindaci non si sentono rappresentati dall’Amministrazione. Le chiedo di fare una riflessione politica e pensare alle sue dimissioni». A difendere Rolleri ci ha pensato Massimo Castelli, sindaco di Cerignale. «Rolleri ha aperto a tutti i sindaci, a tutte le forze politiche. Apprezzo questa linea. Con 48 comuni bisogna fare delle scelte per gli investimenti, ma se si sistemano le strade l’investimento ricade su più comuni. Questo programma di investimenti é equilibrato. Sono stato sconcertato dall’assemblea dei sindaci. L’atteggiamento dei sindaci del centrodestra che sono usciti è stata una comparsata per apparire sui giornali e avere una foto per mettere una bandierina politica dopo le elezioni. Io rivendico la bontà di questo documento. Non buttiamo l’esperienza bipartisan di questo consiglio provinciale».

Ma l’esperienza bipartisan è andata a farsi benedire dopo gli interventi delle due rappresentanti di Forza Italia. «Sono un po’ agitata – ha esordito commossa Zanardi - nel dire questo: fino a pochi giorni fa avrei condiviso quello che ha detto Castelli. Ma ora devo fare alcune considerazioni. Devo prendere atto che ci sono sindaci del centrodestra, più che in passato, scontenti dell’operato sul bilancio. Bisogna fare una riflessione, oltretutto è cambiato l’equilibrio politico sul territorio.  E poi non solo il centrodestra è uscito da quell’assemblea, c’erano molti sindaci del centrosinistra assenti. A ottobre con il referendum vedremo i nuovi equilibri della Provincia, vedremo chi ci sarà a governare.  Oggi voglio fare una scelta. Ho accettato nel 2014 le deleghe perché non ho ceduto a ideologie e ragionamenti politici. Ho accettato una collaborazione e in questi due anni ho agito con coscienza, e si è agito bene.  Ho condiviso le scelte fino ai giorni scorsi.  Non sono abituata alle chiacchiere. Non posso permettere che la mia presenza in Provincia sia oggetto di strumentalizzazioni partitiche.  La scelta è personale e autonoma. Ho formalizzato la mia rinuncia alla consegna delle deleghe, non voglio scendere a compromessi».

A Zanardi ha fatto subito eco l’intervento della collega Galvani, anch’essa visibilmente commossa nello spiegare la sofferta scelta, inimmaginabile fine a qualche giorno fa. «È il consiglio più duro a cui io abbia mai partecipato. Ci ho creduto fermamente fino a pochissimi giorni fa a questa Amministrazione. Mi sarebbe piaciuto crederci ancora.  Ci ho messo tutta la passione, lo faccio con il cuore. Nessuno guadagna niente qua. Si sono affrontati i problemi insieme. Sono turbata  dal fatto che la Provincia sia diventata una bagarre post elettorale delle comunali o pre-amministrative di Piacenza del 2017. Io e Zanardi siamo abituate agli attacchi, ma qua la immaginavo come una unione di comuni. Nei giorni scorsi si è invece fatta solo bagarre politica.  Non possiamo essere il supporto del Pd, siamo di centrodestra e non possiamo rimanere nel limbo. Invece che pensare ai problemi si è parlato di politica nell’assemblea. Perciò rimetto le deleghe».

La decisione delle due rappresentanti di Forza Italia ha suscitato una serie di riflessioni in casa Pd. Sulla polemica è entrato anche il sindaco del capoluogo Paolo Dosi. «Rolleri guida saggiamente un ente difficile. Ha ispirato il governo dell’ente con criteri che vanno verso il bene comune. Si sono guardati progetti a prescindere da chi l’ha proposti. Fiorenzuola è stato secondo me un nodo elettorale decisivo in questa partita. Intorno a questa vicenda si è costruita una visione del lavoro in Provincia che non corrisponde all’impegno profuso. Bisognava avere una visione diversa delle cose. Mi spiace, questo non è un danno per il centrosinistra, ma per la Provincia». Consiglio provincia-2

«Sono triste e amareggiata – ha commentato Patrizia Calza -. In questo anno abbiamo lavorato bene e in condivisione. Sono vicina alle due colleghe, rispetto la loro scelta ma mi sembra una scelta costretta, c’è stata una pressione ingiustificata e inutile che va a danno della collettività.  La politica dimostra ancora una volta che non sa ragionare sopra i partiti. Si sta prendendo la gente in giro,  qua non si chiudono le buche delle strade solo ad alcuni sindaci». Calza però ammette che diversi sindaci hanno sottovalutato l’assemblea. «L’amministrazione e i sindaci assenti di centrosinistra non avevano paura di una mancanza del numero legale a causa dell’uscita del centrodestra». Alessandro Piva, sindaco di Podenzano, si è dichiarato «ferito dall’uscita dei sindaci». «Mi aspetto da loro responsabilità, abbandonare un aula per far mancare il numero legale non lo è. Dovevano discutere gli aspetti negativi di quel bilancio. Ad oggi non abbiamo sentito critiche specifiche».

Il presidente Rolleri ha replicato all’esponente di Fratelli d’Italia. «Lasciare - ha preso la parola - non rientra neanche nelle mie più remote possibilità. Con oggi si chiudono 20 mesi di gestione, io rivendico le bontà di quelle scelte, non è stato un errore aprire a Zanardi e Galvani. Si é lavorato duramente dall’ottobre 2014. Allora si disse che eravamo “arroganti”, noi che avevamo chiesto al centrodestra di prendere delle deleghe. Forza Italia accettò, l’altra lista (Fratelli d’Italia-Lega Nord, nda) no. Rivendico i risultati eccezionali della Provincia, siamo sempre stati sul pezzo. Non ci siamo persi in banalità politiche. Non abbiamo mollato un secondo, non ci siamo distratti da altri aspetti. Questi 20 mesi sono stato un esempio per le amministrazioni locali future. E così che si fa il bene del nostro territorio. Non si fa con i vecchi giochini politici. Accetto con grande dispiacere le dimissioni e da qua inizia un’altra storia, anche se siamo nella fase finale di questo consiglio provinciale, che si concluderà ad ottobre».

«Chi si loda s’imbroda – ha di nuovo replicato Bertolini -. Sono sconcertato dagli interventi di oggi. Qua la politica c’è sempre stata negli ultimi due anni. Non è che se non si governa assieme si seguono logiche vecchie. È la politica che è così. La Provincia ha fatto la sua parte sull’alluvione,  non lo nego, però la Regione no (stiamo ancora aspettando i loro soldi) e poi si accoglie in città Bonaccini con tutti gli onori per ragioni di partito. Non è stata la vittoria di Fiorenzuola a cambiare le cose. Riconosco l’impegno e l’onesta dell’amministrazione,  ma la sua politica non ha centrato gli obiettivi. L’assemblea l’ha dimostrato».

«Forse, ha concluso in lacrime Galvani motivano nuovamente la sua decisione irrevocabile -, invece di dichiarare una guerra si poteva ascoltare i sindaci un po’ di più. Forse si poteva dare ai sindaci più tempo per leggere il bilancio rispetto ai 5 minuti lasciati. In questi giorni abbiamo capito che la politica è ormai entrata qua dentro. Si doveva lasciare a loro un po’ più di condivisione. Per me sono cambiate le cose». Le due consigliere hanno consegnato le dimissioni e sono uscite senza votare il bilancio, che è passato con 6 voti a favore e il parere negativo del solo Bertolini. 

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