Pugni (5 Stelle) dà le dimissioni da presidente della commissione di garanzia

L’unico esponente dell’opposizione presidente di commissione rinuncia all’incarico dopo il diverbio con i consiglieri di Fratelli d’Italia: «Prima mi cercano poi mi accusano di mancare di rispetto»

Andrea Pugni

Andrea Pugni, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha avuto una pesante discussione con i consiglieri del gruppo di Fratelli d’Italia durante l’ultima seduta di Consiglio a Palazzo Mercanti. Il diverbio, durante la discussione sul nuovo ospedale, ha avuto toni accesi e ha visto Fratelli d’Italia replicare anche a distanza. «Un anno e mezzo fa – interviene nuovamente Andrea Pugni - sono stato nominato presidente della commissione di garanzia e controllo del comune di Piacenza. È il primo caso di istituzione a Piacenza di questa importante commissione che per statuto assegna la presidenza a un membro della minoranza. Oggi, dopo diverse sedute che hanno contribuito a far luce su importanti questioni che riguardano la città (ricordo Ztl, verde pubblico, mense scolastiche, pulizia e rifiuti Iren, ecc) rassegno le mie dimissioni da presidente. Il motivo è legato al venir meno di un rapporto fiduciario fondamentale su cui basare una efficace collaborazione politica. Gli eventi degli ultimi giorni nei quali sono stato accusato in modo esplicito e ripetuto di irresponsabilità, di utilizzo di basso opportunismo politico e il comunicato a me indirizzato da parte di un coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia riguardo agli eventi dell'ultimo Consiglio comunale mi hanno fatto maturare la decisione».

«Da chi è composto questo coordinamento cittadino di Fd’I? Ricordo ai signori del coordinamento che non più tardi di tre mesi fa due noti esponenti di Fd’I mi hanno avvicinato con lo scopo di capire la mia eventuale disponibilità a far parte del loro gruppo politico motivandolo con la stima personale che nutrono nei miei confronti (ne sono lusingato e ringrazio). Sempre due consiglieri di Fd’I, cosa che ho apprezzato, mi hanno chiamato nelle ore successive al Consiglio comunale per esprimermi la loro vicinanza personale. Che offesa è dire a qualcuno, dopo avergli spiegato le cose ripetutamente e aver sentito le stesse accuse di irresponsabilità per tre volte in momenti diversi del consiglio, affermare allora voi “non capite mazza”? In questi due anni ho assistito ad esternazioni ben più forti e offensive che non hanno avuto seguito. È un offesa così grave e maschilista, dopo essere stato accusato a mezzo stampa di compiere un - paso doble - con il collega Dagnino, dire a qualcuno, senza nominarlo, che ha compiuto un -  salto della quaglia - (espressione usata spesso in politica) passando attraverso quattro forze politiche?».

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«Sinceramente avrei chiuso tutto nell'ambito della seduta di venerdì scorso in quanto, come mostrano le registrazioni del dibattito, sono fermamente convinto che il mio intervento non fosse da dipingere e strumentalizzare come ha voluto fare la suddetta forza politica. Dalle registrazioni si evince la mia impossibilità di replica perché alcuni, forse in preda alla foga del momento, mi accusavano, impedendomi di parlare pur non avendo ricevuto la parola dal presidente (l'unico legittimato a farlo e che ha provato in qualche modo a fermarli e che ha ritenuto io non fossi da silenziare). Se qualcuno si è sentito offeso mi scuso. Per me è finita qui. Al coordinamento cittadino, che andando oltre la critica politica (che accetto) mi ha attaccato prevalentemente nella sfera personale, chiedo invece di esplicitarsi qualora, sperando non c'è ne fosse bisogno, dovessi adire le vie legali. A margine ringrazio il Sindaco per la stima e la fiducia mostrate nell'istituzione della commissione e nella nomina del sottoscritto alla presidenza. Chiudo con un frammento del grande Michel De Montaigne: “Gli uomini si danno in affitto. Le loro facoltà non sono per loro ma per quelli a cui essi asserviscono: sono i loro locatari che abitano in loro, non loro. Questa tendenza comune non mi piace: bisogna amministrare la libertà della nostra anima e ipotecaria solo nelle occasioni giuste; e queste sono in piccolissimo numero, se giudichiamo con senno”. Tra le letture estive...».

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