Quattro città dell'Emilia candidate a "capitale della cultura", Polledri: «Nessuna contraddizione»

Candidatura a Capitale della Cultura e Destinazione Turistica Emilia, risponde l’assessore Polledri: «L'unico ente che poteva chiedere un passo indietro di qualcuno era la Regione e, correttamente, non l'ha fatto. La presentazione del dossier ha già portato risultati per Piacenza». Le critiche di Trespidi (Liberi): «Negli appuntamenti importanti ognuno mette la casacca della squadra del cuore e nessuno quella dell’Area Vasta»

Massimo Polledri

«L’unico soggetto che avrebbe potuto chiedere a una realtà di farsi indietro è la Regione, e con correttezza, ha scelto di non intervenire». Così l’assessore alla cultura del Comune di Piacenza Massimo Polledri replica all’articolo di Filippo Mulazzi “Piacenza, Parma e Reggio Emilia, ognuno corre per sé". «La candidatura a Capitale della Cultura per il 2020 – spiega Polledri - non è in alcun modo in contrasto con il percorso che Piacenza, Parma e Reggio Emilia hanno intrapreso aderendo alla Destinazione Turistica Emilia. Da una parte, c’è la risposta a un bando ministeriale per acquisire un riconoscimento che comporta finanziamenti importanti a sostegno del proprio patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Dall’altra c’è un nuovo soggetto, che vede Piacenza attivamente coinvolta con la partecipazione diretta del sindaco Patrizia Barbieri, del presidente della Provincia Francesco Rolleri, di Comuni della provincia e rappresentanti privati, il cui obiettivo è quello di intraprendere una più incisiva azione di marketing territoriale, innescando un sistema virtuoso di collaborazione tra realtà limitrofe. Forse il giornalista ha seguito gli "Uccellacci e Uccellini" che danno il nome alla sua rubrica, sorvolando sulla precisione che di solito lo contraddistingue. La competizione tra città per il titolo di Capitale italiana della Cultura è la naturale conseguenza di come è strutturato il bando. L’unico soggetto che avrebbe avuto titolo per chiedere a Piacenza, Parma, Reggio Emilia o Scandiano di fare un passo indietro, è la Regione Emilia Romagna, che con correttezza istituzionale ha scelto di non intervenire a riguardo. A me preme ribadire che, qualunque sia l’esito della nostra candidatura, si è già ottenuto un risultato fondamentale: l’impegno congiunto di enti, istituzioni e associazioni piacentine per un unico obiettivo, oltre alla produzione di un dossier che non può ancora essere reso pubblico, ma rappresenta un elemento prezioso su cui costruire e migliorare ulteriormente la programmazione futura.

Ne ho parlato, nei giorni scorsi, anche con il presidente Rolleri, che ho incontrato riguardo alla costituzione, a livello provinciale, di un organismo più snello che coordini localmente le azioni e i progetti della Destinazione Turistica Emilia. Lo sottolineo per chiarire che c’è ampia e trasversale identità di vedute sulla promozione del territorio come priorità su cui lavorare insieme, ma anche per dimostrare come questi due percorsi paralleli e distinti vadano tutti nella stessa direzione: far crescere il sistema Piacenza sotto il profilo culturale e ricettivo.

Se una delle città emiliane candidate diventerà Capitale della Cultura, la comune appartenenza alla Destinazione Turistica potrà favorire collaborazioni e iniziative condivise. Se questo risultato non andrà in porto, né per Piacenza né per le altre, porteremo comunque avanti la reciproca promozione, puntando sulla crescente attrattività delle Città d’Arte – che richiamano il 45% dei flussi turistici – e su una vicinanza che consenta, ai visitatori, di spostarsi nell’arco di più giorni tra le nostre province. Anziché come elementi in contraddizione, io le vedo come opportunità: ben venga se ce n’è più d’una». Massimo Trespidi-11

Se Massimo Polledri difende le candidature emiliano, Massimo Trespidi (capogruppo di “Liberi” in Consiglio comunale) rincara la dose. «Leggo che Piacenza, Parma e Reggio Emilia – ha dichiarato Trespidi in Consiglio - correranno da sole per il riconoscimento di Capitale della Cultura italiana 2020. Noi facciamo parte della destinazione turistica e l’Area Vasta della Camera di Commercio. Concordo con quanto è stato scritto: si parte con il piede sbagliato». Trespidi punzecchia i promotori delle alleanze interprovinciali. «Stiamo insieme quando dobbiamo fare cose di piccolo cabotaggio. Quando ci sono iniziative importanti a livello nazionale, ognuno fa per sé. Negli appuntamenti importanti ognuno mette la casacca della squadra del cuore e non la casacca dell’Area Vasta».

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