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Rabuffi: «Dalla Giunta poca partecipazione ma molta enfasi e autoreferenzialità»

L’analisi del consigliere di “Piacenza in Comune”

«Tra poco più di un anno saremo chiamati ad eleggere i nuovi amministratori di Piacenza. Una scelta importante che nella stagione di rilancio post-pandemico non possiamo assolutamente sbagliare. In attesa di conoscere le “ricette” che le diverse forze politiche ci proporranno per superare le difficoltà in cui versa Piacenza, mi sovviene ricordare quello che ripeteva nonna Rosina, classe 1900, quando si parlava di ricette, di cuochi e di menù.

La mitica nonna (che all’alba dei 105 anni si dilettava ancora a sfidare figli, nipoti e pronipoti a briscola e tre-sette) amava ricordare che il cuoco, se è davvero bravo, non scarta nulla, utilizzando tutto ciò che ha nella dispensa per creare nuove ricette e nuovi menù oltreché per arricchire - di sapori e di aromi - piatti altrimenti poveri ed insipidi. Saggezza, la sua, figlia della necessità di quei tempi. Più banalmente: questione di sopravvivenza.

Seguendo quel ragionamento mi sono curiosamente domandato che cosa potremmo trovare, oggi, nella dispensa di questa Amministrazione, in modo da comprendere - alla luce delle portate che in questi 4 anni ci sono state servite - se il cuoco ed i suoi aiutanti meritino davvero la nostra fiducia.

E così, aprendo quella dispensa immaginaria, ecco apparire in bella vista un prodotto particolarmente sfruttato da questa gestione: l’AUTOREFERENZIALITA’. Ingrediente utilizzato copiosamente dall’attuale chef e dai suoi aiutanti per preparare il “menù di ogni giorno”. Piatto di modesta consistenza, arricchito, all’occorrenza, da intriganti interviste rilasciate dal capocuoco a riviste patinate o da attestati di partecipazione a fantasiosi concorsi planetari. Una strategia di marketing virale così sopraffina ed ammiccante da confondere anche i più dubbiosi avventori del locale. Strategia più comunemente nota come “tecnica della supercazzola".

Appena sotto, uno zainetto verde griffato “Albert da Giussan” conteneva innumerevoli confezioni di INSICUREZZA STRILLATA. L'esplosivo e pericoloso ingrediente veniva utilizzato dallo chefe in particolare da un suo baldo collaboratore - per condire il menù di tutti i giorni ma soprattutto per farcire – nella versione più elaborata ed abbondante - il ricco menù delle elezioni.

Confezioni formato "gigante" di ENFASI occupavano il terzo piano della dispensa. Dal foglietto illustrativo si evinceva che la somministrazione del prodotto, sdolcinato e ricco di retorica, poteva essere effettuata senza limiti e senza scrupoli, specie ai più creduloni. In particolare, consentiva di adattare/plagiare/rinnovare i numerosi piatti “precotti” lasciati in dispensa dal precedente cuoco: il famoso “CUOCO BUONO”. Piatti che serviti nella versione originale sarebbero risultati indigesti agli attuali clienti del locale. 

Sul ripiano inferiore, confezioni di crocchette antidepressive per cane-poliziotto da branda rilasciavano un sospetto profumo di papavero indiano. Si trattava di crocchette con proprietà psicolettiche, dal modesto potere allucinogeno, prescritte direttamente dal veterinario/psicologo, per offrire all’agente a “quattro zampe” una realtà virtuale fatta di gioiose corse nei prati e di rincorse eccitate dietro a cagnette in calore. Ciò che avrebbe tanto desiderato ma che purtroppo gli veniva, al momento, impedito.

A fianco delle crocchette, nel reparto bevande, un‘ampolla di acqua Eridana, attinta direttamente in Po presso il pontile comunale, stava lì, pronta ad essere utilizzata per il rito del  "battesimo padano" ma soprattutto per essere servita, tra un mojito e l’altro, durante i pranzi elettorali piacentini di Capitan Fracassa.

La bevanda, ritenuta particolarmente dissetante dai discendenti del mitico "senatur", evocava scampagnate sul Monviso, raduni sul "sacro suolo" di Pontida e appassionanti giochi celtico-longobardi. Iniziative a cui, in periodo pre-COVID, avevano partecipato anche collaboratori dello chef.

Il resto della dispensa risultava stipato da confezioni sigillate di PARTECIPAZIONE. Pacchi di tutte le dimensioni, e per tutte le necessità, erano incastrati l’uno nell’altro, in modo perfetto, occupando interamente ogni pertugio. Un’abbondanza giustificata dal fatto che si trattava di un prodotto di grande uso popolare, per di più senza alcuna controindicazione.

Un prodotto capace di generare "dipendenza" negli assuntori abituali (consiglieri di opposizione, consulte, associazioni, comitati) e in grado di apportare freschezza e genuinità ad ogni pietanza. Così gustoso da trasformare positivamente anche le portate più amare ed indigeste.

Qualcosa però non tornava... Se la dispensa era così ricca di questo ingrediente, come mai le portate del Nuovo Ospedale, della Logistica, della recinzione del Giardino dell’Infrangibile e dei tanti interventi Urbanistici (sia commerciali che abitativi) serviti in questi anni dall’attuale cuoco erano così insipidi. Vuoi vedere che lo chef ha preferito fare a meno di questo ingrediente per limitare il numero dei commensali al tavolo delle decisioni?

Ponendomi queste domande, chiudevo perplesso la dispensa. Non prima però di aver verificato che tutti quei pacchi di Partecipazione erano ormai scaduti, da buttare. Un vero e proprio peccato. Anche perché il conto di quelle portate prive di Partecipazione (un conto davvero troppo salato) lo avevano pagato tutti i piacentini. E lo avrebbe pagato anche nonna Rosina, se fosse stata ancora con noi. Nonna Rosina... Non ho dubbi che di fronte a questa situazione non si sarebbe fatta alcuno scrupolo. Con voce severa e minacciosa, calando con forza l’asso di briscola e sbaragliando il tavolo, avrebbe tuonato:

Vi dico io cosa fare. Altro che cambiare il menù o sostituire il cuoco. Qui bisogna cambiare il ristorante. Volete un suggerimento? Cambiate direzione. Svoltate a SINISTRA. Lì, parola di nonna Rosina, non ci si sbaglia mai”».

Luigi Rabuffi, consigliere di “Piacenza in Comune”

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