«Quando tutto sarà finito serviranno scelte coraggiose per ricostruire aiutando famiglie, persone sole e imprese»

Lettera del consigliere comunale di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi: «Spogliamoci degli abiti politici che ci dividono e tutti insieme dimostriamo di essere all’altezza della sfida che stiamo vivendo»

Luigi Rabuffi

«Prima o poi la guerra contro il nemico invisibile terminerà, senza vincitori e senza bottino. Per la prima volta l’intera umanità ne uscirà sconfitta. 
Sarà un “dopoguerra” difficile, in cui le macerie saranno rappresentate dalla disperata solitudine di chi avrà perso gli affetti più cari e dal dramma della povertà che, ad ogni latitudine, minerà la coesione sociale, moltiplicando ansie e preoccupazioni. 
Sarà dura... E nulla sarà come prima...».
Sono le parole del consigliere comunale di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi che ha scritto una lettera al nostro giornale.

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«A noi, donne e uomini di questa difficile stagione, la storia riserva il compito di guardare avanti e costruire un modello di società che faccia tesoro dei tanti errori commessi. Imponendoci di farlo ora, in attesa che la contabilità dei decessi e dei contagi indichi la luce in fondo al tunnel. Perché quando ciò accadrà – speriamo al più presto – dovremo ripartire senza indugio. 
La priorità sarà quella di offrire una speranza di vita a tutti, di ridurre le distanze fra gli ultimi e i primi, di annullare i privilegi di pochi e la povertà di tanti, ridefinendo la scala di valori che sino ad oggi ha privilegiato gli effimeri vantaggi personali ai danni del benessere collettivo.
Con questo obiettivo, anche alla nostra Giunta è richiesto di avere idee chiare e coraggiose: accantonando i progetti non essenziali, utilizzando le risorse disponibili a bilancio (compreso l’avanzo di amministrazione) per sostenere economicamente le famiglie in difficoltà, per aiutare le persone sole e per ridare ossigeno vitale alle attività produttive. Chiedendo, se necessario, uno sforzo straordinario a chi se lo può permettere, senza litigare sul senso di un contributo che mai come oggi può segnare lo spartiacque tra quello che eravamo e quello che il coronavirus, nella sua indiscriminata spietatezza, ci ha insegnato ad essere.E allora spogliamoci degli abiti politici che ci dividono e tutti insieme - per noi stessi, per i nostri figli e per le generazioni future - dimostriamo di essere all’altezza della sfida che stiamo vivendo, sapendo che i libri di storia, un domani, se una nuova alba ancora ci sarà, parleranno di noi. 
Facciamo in modo di non dovercene vergognare...».

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