Rabuffi (Pc in Comune): «I comuni derubati del Bando Periferie»

L’intervento del consigliere dopo il voto del 24 settembre a Palazzo Mercanti: «La politica nazionale è sempre più estranea alle regole di buon senso e di correttezza che stanno alla base del rapporto tra elettori ed eletti»

Luigi Rabuffi

Dopo il voto del Consiglio comunale sulla risoluzione che sollecitava il Governo a intervenire sul Bando Periferie, interviene il consigliere di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi. «Il caos “romano” – è l’intervento integrale in aula che Rabuffi rilancia come scritto - che si è generato sui finanziamenti a favore delle “periferie”, azzerati da un colpo di mano parlamentare, rappresenta, a mio avviso, il plastico esempio di come la Politica nazionale sia sempre più estranea alle regole di buon senso e di correttezza che stanno alla base del rapporto tra elettori ed eletti nonché tra i diversi livelli istituzionali. Il decreto “Milleproroghe” – con la scelta di differire all'anno 2020 la disponibilità delle risorse assegnate alle periferie - rappresenta la pistola fumante con la quale il nostro Parlamento, mandante il Governo che ha chiesto ed ottenuto il voto di fiducia, ha ucciso il buon senso, alimentando ancora di più la distanza che separa la politica dai cittadini. Sempre più confusi e increduli dalla leggerezza con la quale i nostri rappresentanti nazionali votano (poi pentendosene) taluni fondamentali provvedimenti.

E così Piacenza, insieme a tante altre città, e alle loro periferie, scopre oggi, per almeno un paio d’anni, di avere in mano un assegno post datato, inesigibile e scoperto. Quelle periferie dimenticate, dove spesso regna l'insicurezza, il degrado e la malavita. Dove lo Stato è latitante o, peggio ancora, nemico. Dove mai, come oggi, sarebbe necessario investire risorse per portare servizi sociali ed educativi, cultura, lavoro e legalità. Ma poco importa a chi governa. Così è deciso. Per Piacenza sono 8.046.000 euro di risorse volatilizzate. Scomparse nel nulla, come solo il Mago Houdini – in una delle sue migliori prestazioni - saprebbe fare. E tutto ciò nonostante il premier Conte avesse assicurato ai Comuni, dopo il primo voto di fiducia del “Milleproroghe” al Senato, di voler ripristinare nel primo provvedimento utile le risorse sottratte ai 96 (su 120) progetti approvati. Parole al vento.

Tanto da far dire all'ANCI, l'associazione che rappresenta i Comuni (ed anche il Comune di Piacenza) che si è trattato di un furto con destrezza. Dove i derubati siamo noi e dove il “malloppo” rappresenta ben 1 miliardo e 30 milioni di euro di soldi nostri. Dei cittadini italiani. Scontato quindi che l’ANCI sia arrivata al punto, gravissimo, di sospendere le relazioni istituzionali con il Governo, abbandonando la Conferenza unificata e la Conferenza Stato-Città.

E adesso? Adesso è un mistero. E lo è perché questo Governo, Legastellato o Pentalegato come dir si voglia, appare confuso, fragile nei valori e nella coerenza. Tanto smanioso di risorse quanto di poltrone. Inaffidabile. E basta leggere le cronache politiche che ci avvicinano alla presentazione della legge di Bilancio per capirlo. Con la proposta di “pace fiscale”, che rappresenta un vero e proprio condono utile a premiare gli evasori, che godranno di sconti e impunità.

Con la volontà di alimentare la spesa pubblica finanziandola rigorosamente in deficit (lasciando così ai nostri figli il peso di un debito opprimente) ed ignorando gli abusi, il malaffare, l’evasione e la spesa inutile (tipo i 169.000 euro all’anno pagati dai cittadini al portavoce pentastellato del premier).  Con la politica dei 2 tempi, utile a introdurre la tassazione agevolata (flat-tax) solo per alcune categorie di imprenditori, lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. Con la politica degli inciuci (dal Garzanti: accordo politico non lineare, frutto di basso compromesso) di cui il governo stesso “Lega-M5S” è palese e quotidiana rappresentazione.  Stante queste premesse, il Consiglio Comunale di Piacenza non poteva restare indifferente all’esproprio, per nulla proletario, operato ai danni del Comune e bene ha fatto a far sentire la propria voce e a gridare il proprio sconcerto. E doveva farlo NON per difendere un provvedimento messo in campo dalla precedente amministrazione ma per rivendicare il diritto ad essere considerato, e ad avere, un interlocutore serio e rispettoso degli impegni assunti. Perché la dignità della Politica si misura nel rispetto dei cittadini e chi, dai cittadini è stato eletto, non può che avere loro come unica stella polare».

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