Rabuffi: «Più controlli nelle aziende che riaprono, anche il Comune disponga ispezioni»

La risoluzione del consigliere di “Piacenza in Comune” sulla riaperture delle aziende

Luigi Rabuffi

Il consigliere di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi ha presentato una risoluzione urgente sulla riaperture delle aziende cittadine. «Covid-19 - spiega Rabuffi - con il suo carico di morti e di lacrime, rappresenta una sfida per tutti noi, combattuti tra il diritto alla salute e il desiderio di riprendere una vita normale, a partire dal lavoro. In attesa che le condizioni lo consentano sono molte le attività, anche a Piacenza, che chiedono di riaprire "i battenti" approfittando degli spazi "grigi" concessi dalla normativa nazionale/regionale, con una sottovalutazione diffusa delle conseguenze sanitarie, presenti e future. Il dibattito fra le diverse posizioni ha visto, nei giorni scorsi, il sindaco di Piacenza (testimone diretto della forza del virus) schierarsi a favore di una maggiore severità di comportamento. Anche per questo motivo, condividendo la posizione espressa, ho ritenuto importante presentare, al protocollo del Comune, una Risoluzione consiliare con la quale invito il Sindaco e la Giunta di Piacenza ad acquisire dalla Prefettura e dall'ASL una serie di informazioni a tutela dei lavoratori, promuovendo, se necessario, controlli diretti in qualità di autorità sanitaria locale».

Rabuffi chiede perciò al Consiglio comunale di raggiungere il comune obiettivo, per salvaguardare la salute della comunità locale bloccando o comunque riducendo al massimo il contagio diretto in azienda e il contagio di ritorno in famiglia. Così il consigliere invita il sindaco Barbieri e la sua Giunta ad attivarsi al fine di chiedere alla prefettura di «rendere pubbliche ed accessibili agli Enti Locali ed alle organizzazioni sindacali le richieste di deroga o di comunicazione apertura delle attività». Inoltre, di «vincolare le deroghe e le autorizzazioni, oltre che alla fondatezza della comunicazione resa ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera d) del DPCM 22 marzo 2020, anche all’applicazione (sentito il parere vincolante dell’Ausl) del protocollo sottoscritto da Governo e Parti sociali il 14 marzo 2020 ed all’aggiornamento del Dvr secondo l’art. 29, comma 3 del D.lgs. n. 81/2008 reso doveroso a causa del Covid-19».

All’Ausl invece si chiede «di verificare se le aziende attive applicano il citato protocollo Governo - Parti sociali e, in carenza/difformità, di prendere gli opportuni provvedimenti». Inoltre, «di verificare (sentite anche le parti sindacali) se le aziende attive hanno aggiornato il DVR secondo l’art. 29, comma 3 del D.lgs. n. 81/2008 reso doveroso a causa del Covid-19 e, in mancanza di ciò, di adottare gli opportuni provvedimenti curando che l’aggiornamento prenda a riferimento le prescrizioni del Protocollo come base di partenza». «Infine – è la riflessione di Rabuffi - qualora non vi fossero risposte tempestive ed esaustive alle richieste sopra specificate, il Consiglio Comunale da mandato al Sindaco ed agli assessori competenti, a tutela della salute nel proprio ambito territoriale, di intervenire direttamente con propri provvedimenti per disporre ispezioni nei luoghi di lavoro aperti, al fine di verificare che quanto predisposto a tutela dei lavoratori sia conforme alle condizioni richiamate, prevedendo eventualmente (anche sentite le parti sindacali) interventi atti a determinare condizioni adeguate di tutela della salute nei luoghi di lavoro e, se del caso, azioni sanzionatorie utili ad evitare condizioni di rischio».

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