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Rabuffi si candida a sindaco: «Non posso tirarmi indietro»

L’ex assessore all’ambiente risponde all’appello di quasi duecento cittadini: «Rimbocchiamoci le maniche e proviamo a realizzare il sogno di governare insieme la nostra città. Non avremo padrini e padroni»

«Sì, 188 volte sì. A tutti voi che nei giorni scorsi mi avete chiesto, con tanta generosità, di candidarmi a sindaco di Piacenza, dico grazie e pubblicamente dico sì. Lo faccio con l’entusiasmo e la gioia di un bambino, perché nella vita c’è un tempo in cui bisogna accantonare la razionalità e la prudenza e dare retta al cuore. E quel tempo, per quanto mi riguarda, è arrivato». Così Luigi Rabuffi, ex assessore di “Sinistra per Piacenza”, accetta la candidatura a sindaco di Piacenza per rappresentare il mondo del centrosinistra che non si riconosce nel Pd.

«Non potrebbe – spiega i motivi della sua candidatura in una nota - essere diversamente, perché a Piacenza c’è il passato, il presente ed il futuro della mia vita. E’ la mia casa. Come potrei tirarmi indietro? Allora rimbocchiamoci le maniche e proviamo a realizzare il sogno di governare insieme la nostra città. Con un progetto inclusivo, in cui ognuno di noi sia il candidato sindaco. Un progetto teso ad unire e non a dividere, basato sull’ascolto e sulla condivisione. Fondato sul rispetto delle persone e della loro dignità. Arricchito dai valori della partecipazione, dei diritti, del lavoro, dell’ambiente e della solidarietà. Incardinato sui principi della nostra Costituzione.

Un progetto in cui la tutela e la fruizione dei beni comuni rappresentino un valore universale, non condizionato e accessibile a tutti. Per una città dove il protagonismo vero sia quello dei cittadini, delle associazioni e dei comitati, che costituiscono una ricchezza inestimabile e insostituibile della nostra comunità.

Vorrei poterlo intraprendere, questo percorso, con le forze politiche che vi si riconoscono, scegliendo di mettere a disposizione le loro competenze, l’esperienza della loro storia e la forza delle loro idee, senza tentazioni egemoniche o di privilegio. Finalmente insieme. In un’alleanza orizzontale capace di travolgere il cancro della vecchia politica, rappresentato oggi dall’uomo solo al comando, dall’incoerenza, dal compromesso perenne, dal trasformismo e da una sbandierata quanto improbabile verginità.

Un progetto che punti a dare spazio ad un civismo maturo e illuminato. Pronto ad affrontare seriamente, in modo organico e strutturale, i temi della lotta all’inquinamento, della mobilità sostenibile, della crescita del sistema produttivo, dell’attenzione alla povertà, del sostegno a chi vive condizioni di crisi e di non autosufficienza, agendo per prevenire il disagio e la solitudine degli anziani. Per una città improntata all’accoglienza, che sappia non restare indifferente ai problemi altrui, ma sia ferma nel contrastare i fenomeni del degrado sociale ed urbano.

Potremo riuscirci se sapremo coltivare e incentivare il dialogo con i giovani, che rappresentano la più importante risorsa della nostra comunità, ma anche confrontandoci costantemente con il mondo del volontariato e dello sport, valorizzandone il ruolo educativo e di aggregazione sociale.

Governare un territorio significa promuoverne il patrimonio artistico e culturale, salvaguardarne le bellezze paesaggistiche e naturali, rispettando il rapporto con i nostri amici animali. Significa riconoscere e impegnarsi per realizzare, di quello stesso territorio, le potenzialità.  A cominciare dal nostro Grande Fiume.

Il tutto con l’autonomia di chi non intende avere padrini o padroni. Supportati dalla professionalità – quasi sempre sottovalutata, spesso espressa senza riconoscimenti pubblici - dei dipendenti comunali. Così come di tutti quei cittadini, lavoratori e lavoratrici, che a fronte di uno stipendio il più delle volte inadeguato danno ogni giorno il meglio di sé. Alleati per Piacenza.

Rimarrà un sogno ? Penso di no. Penso che il tempo della svolta sia davvero arrivato e penso che tutto dipenda da noi, perché mai come oggi ci sono le condizioni per cambiare le carte in tavola, per costruire insieme il futuro di Piacenza. Perché cambiare Piacenza si può. Cambiarla insieme sarà più facile».

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