Rancan: «Corsi di formazione organizzati con soldi pubblici, più controlli contro il rischio truffe»

Il consigliere regionale della Lega Nord, Matteo Rancan, interroga la Regione: «Non è forse opportuno attivare un sistema di controllo che permetta di monitorare attentamente le realtà territoriali che si occupano di formazione professionale e analizzare gli esiti formativi e occupazionali delle attività finanziate?»

Matteo Rancan

«Non è forse opportuno che la regione Emilia-Romagna attivi un sistema di controllo che permetta di monitorare attentamente le realtà territoriali che si occupano di formazione professionale e analizzare gli esiti formativi e occupazionali dei corsi, quando questi vegono organizzati con soldi pubblici?»

A chiederlo, in un'interrogazione alla giunta di viale Aldo Moro è il consigliere regionale della Lega Nord, Matteo Rancan, che spiega: «Le risorse programmate dal Fondo sociale europeo 2014 – 2020 sono pari a 786,2 milioni di euro, e di questi di cui quasi 3 milioni di euro (1 milione e 400 mila per il 2018 e 1 milione e 400 mila per il 2019) sono stati destinati dalla giunta regionale ai comuni emiliano-romagnoli, con l'intento consacrato di garantire servizi di orientamento attraverso i propri enti di formazione pubblici. Attualmente, però, non esiste uno strumento che permetta il controllo della realizzazione effettiva delle attività di orientamento».

Le regioni italiane, con qualche eccezione, non compiono poi valutazioni per verificare se i disoccupati iscritti ai corsi, trovino poi lavoro al termine del ciclo di lezioni. Nella maggior parte delle Regioni, quindi, il finanziamento dei corsi è svincolato dai risultati di inserimento lavorativo e dai bisogni delle imprese che potrebbero poi assumere gli studenti e/o dalle necessità dei potenziali lavoratori.

«Tant'è che – continua il consigliere del Carroccio - nel corso degli anni, diversi di questi corsi di orientamento si sono rivelati, in realtà, delle truffe. Tra queste, quella avvenuta nell’agosto 2018 a Piacenza, dove una cooperativa operante nel settore della formazione professionale, è stata accusata di aver percepito 3,5 milioni di finanziamenti (in quattro anni) da Unione Europea e Regione per organizzare corsi di inserimento professionale rivolti a categorie svantaggiate. In realtà, però, tale cooperativa dal 2012 al 2016 avrebbe iscritto a bilancio corsi di formazione mai svolti o attuati con modalità diverse rispetto a quelle stabilite per ottenere l’assegnazione dei fondi».

Poiché non è agevole stabilire l’efficacia di un corso, è bene che «la Regione attivi delle procedure di controllo contro quello sperpero di denaro pubblico che prova a celarsi sotto l'egida della formazione professionale anche quando non lo è. Sia chiaro, esistono iniziative lodevoli di enti formativi seri, ma se non collegati ai fabbisogni delle imprese, perdono efficacia e si rischia di alimentare esclusivamente un business unidirezionale», chiosa Rancan.

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