Referendum, Garilli: «Confronto pubblico con i giovani del Pd»

«I Giovani piacentini per il sì al referendum costituzionale confrontino pubblicamente le proprie posizioni con quelle dei giovani leghisti». È l’invito del coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani (Mgp), Davide Garilli

Da sinistra: Davide Garilli e Luca Zandonella

«I Giovani piacentini per il sì al referendum costituzionale confrontino pubblicamente le proprie posizioni con quelle dei giovani leghisti». È l’invito del coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani (Mgp), Davide Garilli, al comitato costituito recentemente a Piacenza.

«Vedere un gruppo di giovani che lotta per le proprie idee, anche se antitetiche alle proprie – sostiene -, è sicuramente proficuo ed è per tale ragione che chiediamo a questi ragazzi di partecipare ad un dibattito con noi sulla consultazione del 4 dicembre. Daremo loro l’occasione di rivelare che dietro alla generica denominazione di “Comitato di giovani piacentini” si raccoglie una costola, per non dire l’intero corpo, del gruppo giovanile del Partito Democratico».

Garilli elenca i temi sui quali il Mgp vorrebbe contrapporre le proprie posizioni durante il contraddittorio. «Secondo il loro punto di vista – afferma - basterebbe un sì per superare il sistema bicamerale, la ridefinizione dei ruoli e delle competenze di Stato e Regioni e il rafforzamento della democrazia diretta, ma a nostro avviso la riforma porterà solo cambiamenti negativi. Non si supererà infatti il bicameralismo con un Senato non eletto ma nominato, che potrà intervenire su qualsiasi disegno di legge chiedendo alla Camera di modificarlo, che voterà tutte le leggi costituzionali, interverrà sui rapporti con l’Unione europea, approverà tutte le leggi riguardanti Comuni e Regioni, eleggerà membri del Consiglio superiore della magistratura e due giudici costituzionali, darà pareri e farà proposte su molti argomenti. Inoltre, la legge elettorale prevista consentirà ad una minoranza, magari con solo il 30 percento dei voti al primo turno, di ottenere il 54 percento dei seggi. In virtù di ciò, presidente della Repubblica e Corte costituzionale saranno nelle mani di una falsa maggioranza: non un rafforzamento della democrazia, ma un’abolizione della stessa. Fasullo è poi il risparmio di 50 milioni poiché si elimina solo l’obbligo costituzionale di riconoscere un’indennità ai futuri senatori, che avranno una diaria, il rimborso delle spese di viaggio, di segreteria, vitto e alloggio. Infine, con un Senato costituito da sindaci e consiglieri regionali, non si darà loro modi di conciliare gli impegni a Roma con quelli negli enti locali. E con la ridefinizione fittizia e generica delle competenze tra Stato e Regioni, si mette in grave pericolo l’autonomia regionale in un momento in cui tutta l’Europa va verso il decentramento amministrativo: noi invece finiremmo per accentrare tutto nelle mani dello Stato».

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