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Referendum, Lega: «Con la riforma gli interessi del Piacentino decisi a Roma»

L’ultima chiamata agli elettori dai vertici della Lega Nord locale. Il segretario provinciale del Carroccio Pietro Pisani, quello della sezione di Piacenza Luca Zandonella, il consigliere regionale Matteo Rancan ed il coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani, Davide Garilli

 «A tutti i piacentini la Lega Nord rivolge un accorato appello affinché esprimano il proprio no ad una riforma costituzionale che metterà a repentaglio la rappresentanza democratica. Mancando il quorum del 50 percento più uno degli aventi diritto al voto, in quanto si tratta di un referendum confermativo, è importante l’impegno di ciascuno ad andare alle urne». È l’ultima chiamata agli elettori dai vertici della Lega Nord locale. Il segretario provinciale del Carroccio Pietro Pisani, quello della sezione di Piacenza Luca Zandonella, il consigliere regionale Matteo Rancan ed il coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani, Davide Garilli, spiegano le ragioni del no.

«La riforma Boschi – affermano – attribuisce al governo funzioni e competenze che fino ad ora facevano capo a comuni, province e regioni: è inammissibile che gli interessi del Piacentino vengano decisi a Roma da chi non conosce le nostre esigenze. È questa un’ulteriore perdita di democrazia che segue la riorganizzazione delle province, non abolite ma solamente tramutate in enti di secondo livello, cioè i cui amministratori non sono eletti direttamente dai cittadini. La stessa sorte, in caso di vittoria del sì, toccherebbe al senato che non sarà soppresso, ma trasformato in una camera di sindaci e amministratori regionali nominati dai partiti. Siamo di fronte – continuano gli esponenti della Lega piacentina - ad una precisa strategia finalizzata ad accentrare il potere nelle mani del Partito Democratico, che al momento governa sedici regioni su venti e che quindi avrebbe così la maggioranza in senato anche in caso di sconfitta alle prossime elezione politiche. Se il no perdesse, inoltre, in futuro sarebbe difficile cambiare nuovamente la costituzione. Ciò avverrebbe – precisano - nel probabile caso in cui le due camere si ritrovassero con maggioranze diverse in virtù dell’eventuale disparità di risultati tra le elezioni politiche e amministrative: le prime infatti potrebbero vedere trionfare un partito e nelle seconde potrebbe prevalere un’altra formazione. Con il no si assesterebbe invece un sonoro schiaffo agli autoproclamatisi padri costituenti Alfano e Verdini che, con un opportunistico passaggio dalla minoranza alla maggioranza, intendono cambiare inesorabilmente l’assetto democratico italiano».

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