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«Reggi consideri le differenze perché un partito non è un clan»

Primarie, l'analisi del Pd. Il segretario Silva all'ex sindaco: "Sia riconoscente a chi lo ha supportato per fare ciò che ha fatto e ai militanti che hanno lavorato per lui"

Da sinistra, Carini, Silva, Borotti e Bergonzi

Se vuole diventare un dirigente politico, Reggi impari a considerare le differenze dentro a un partito "e anche ad apprezzare di più chi gli dà consigli non graditi rispetto a chi gli dice sempre di sì". Vittorio Silva, segretario provinciale del Pd, non si è risparmiato - su richiesta dei giornalisti - una controreplica all'avversario Roberto Reggi, al termine delle primarie del centrosinistra che hanno visto conquistare la vittoria indiscussa Pier Luigi Bersani a scapito del sindaco di Firenze, Matteo Renzi (di cui Reggi è stato uno dei consiglieri più fidati). Oltre a Silva, alla sede del Pd erano schierati anche Marco Carini, Stefano Borotti e Marco Bergonzi. Dopo le lodi al grande risultato, all'unità del partito, al prossimo obiettivo fondamentale, le elezioni politiche, Silva ha spedito a Reggi alcune considerazioni "a cui ero stato tentato di rispondere, ma non lo avevo fatto per non aggiungere benzina sul fuoco". Nel mirino sono finiti subito i termini "scagnozzi" e "bulgari", usati da Reggi contro l'apparato del Pd.

"Il popolo di centrosinistra e del Pd - ha affermato il segretario - è straordinario e sarebbe bene evitare certi termini e considerazioni su chi lavora ogni giorno come i militanti che hanno lavorato anche per lui". Ma i sassolini che Silva si è tolto dalle scarpe sono numerosi. "Reggi - ha ripreso Silva - ha dato tanto al Pd ed è stato un bravo sindaco. E dal Pd non ha ricevuto meno di quello che ha dato. Se  Reggi ha fatto ciò che ha fatto per Piacenza, lo deve anche all'appoggio del segretario, degli assessori, dei militanti. Lo abbiamo sempre sostenuto, anche quando non era facile. Anche a costo di scelte personali difficili. E' bene che Reggi se lo ricordi. La lucidità dell'analisi politica è una dimensione essenziale in un dirigente politico e chi non ce l'ha non è un dirigente". E ancora, Silva ha rimarcato l'imprtanza "dell'unità nella differenza" concetto sottolineato da Borotti e prima ancora da Bersani stesso. "Considerare - ha detto Silvo - un impaccio o un'opposizione chi la pensa diversamente significa avere in testa un clan, non un partito. E di questo non ha bisogno nemmeno Reggi". Forse ne Pd è cominciata la resa dei conti, prevista dagli analisti politici sui media nazionali, ma sempre negata dai vertici del partito, dal famoso "apparato".

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