Renzi se ne va dal Pd, ma per ora a Piacenza lo seguono in pochi

Al momento non c’è una diaspora nel Partito Democratico locale. Con Renzi potrebbe andare Rolleri (+Europa): «Vediamo il suo programma». Il segretario Bisotti non condivide la scissione: «Serviva più coesione in questa fase». E i dem iniziano a prepararsi per le Regionali

Matteo Renzi nella sua ultima visita a Piacenza

Matteo Renzi se ne va dal Partito Democratico, che aveva portato a oltre il quaranta per cento alle Europee del 2014 anche nel Piacentino. Sbatte la porta, dopo un lungo tentennamento, per fondare un suo partito: "Italia Viva". Lo fa, al momento, senza trascinarsi dietro una folta rappresentanza di dirigenti e amministratori locali del nostro territorio. Non si sposta, ovviamente in quanto vicesegretario e braccio destro di Nicola Zingaretti, il ministro Paola De Micheli. Nemmeno l’assessore regionale Paola Gazzolo e i due consiglieri a Bologna, Gian Luigi Molinari e Katia Tarasconi, così come i quattro consiglieri comunali di Piacenza: Stefano Cugini, Giulia Piroli, Giorgia Buscarini e Christian Fiazza. Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, è lontano da tempo dalle posizioni di Renzi. «Dal gruppo dirigente del partito - spiega il segretario provinciale Silvio Bisotti - non ho segnali di movimenti verso Renzi. Per quanto riguarda l’elettorato, invece, è più difficile decifrare come la pensa, anche se dal mio osservatorio non vedo un “terremoto” a Piacenza e Silvio Bisotti-19provincia». Il segretario non condivide assolutamente la posizione dell’ex leader dem. «Non capisco soprattutto le motivazioni. Lo sappiamo, Renzi è un maestro nella dialettica, ma non condividiamo la sostanza della sua uscita dal Pd. E anche i tempi, dopo essere appena andati al Governo con il Movimento 5 Stelle: serviva più coesione in questa fase, anche perché a breve abbiamo le Elezioni Regionali». Bisotti annuncia che nella riunione del direttivo provinciale di questo giovedì sera, nella sede Pd di via Roma, si discuterà della decisione di Renzi e delle imminenti Regionali dell’Emilia-Romagna.

«Renzi ha anche alcune ragioni – spiega Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, che non lo seguirà – perché non si riescono mai a superare le fratture tra i gruppi dirigenti. Nel Pd ci sono sempre “partiti nei partiti” che si affrontano. Prima di Renzi uscì Pier Luigi Bersani, siamo sempre lì. Non si riesce a fare sintesi tra tutte le posizioni. Si vive di “fiammate di leadership” ma non si riesce ad offrire un’idea di società italiana del futuro». «Non conosco questo progetto renziano – afferma il consigliere regionale Gian Luigi Molinari – che non mi sembra condiviso. Quella del nostro ex segretario mi pare una decisione centralista e personale, la rispetto ma non la condivido». Negli ultimi tempi Molinari sembrava aver individuato in Carlo Calenda un possibile leader per il Pd, ma anch’egli, dopo aver fatto visita a Piacenza riempiendo Sant'Ilario di militanti e simpatizzanti, è già uscito. «Mi sarebbe piaciuto che sia Renzi che Calenda fossero rimasti dentro al partito a dare una mano, insieme, in maniera omogenea. Ma dire che “esco dal Pd perché ci sono i 5 Stelle” non mi sembra una buona cosa». «Chiariamo subito – aggiunge anche il consigliere comunale nel capoluogo e Francesco Rolleri-19provinciale Christian Fiazza - che sono monogamo in tutto e per me esiste solo il Partito Democratico». Eppure Fiazza si era avvicinato a Matteo Richetti, senatore modenese: anche lui è uscito dal Pd dopo l’alleanza con i pentastellati. «A Richetti in questi giorni ho detto che ha sbagliato a uscire. Rappresentava, alla luce della sua posizione critica nei confronti dell’intesa di Governo, molta più gente di prima stando all’interno del Pd. Invece se ne è andato».

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Ci potrebbe essere, invece, nel nuovo partito renziano, Francesco Rolleri, ex sindaco di Vigolzone ed ex presidente della Provincia. L’attuale esponente di +Europa si dice molto interessato alla proposta di Renzi: Rolleri fu uno dei renziani della prima ora, quando nel 2011 e 2012 l’ex sindaco di Firenze arrivò alla ribalta nazionale. «Rimango un grande appassionato della politica – spiega Rolleri – e sto seguendo questa fase con grande interesse. Spero che possa nascere un grande progetto, che segua il solco programmatico tracciato da +Europa e abbracci quei temi. Secondo me l’operazione di Renzi ci può stare, vedremo come si svilupperà nel programma. Per ora rimango in +Europa, ma sostengo questo Governo. E spero che l’aggregazione in futuro nel centrosinistra sia ampia».

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