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Comitato "No Bitume": «Serve percorso partecipato per un piano territoriale del Parco del Trebbia»

Gossolengo, prosegue il botta e risposta tra il comitato ambientalista e l'assessore Elisabetta Rapetti: «Sostenere che l'attuale Amministrazione non può essere ritenuta responsabile delle decisioni assunte dalle precedenti sembra fuorviante e maldestro tentativo di scaricare evidenti responsabilità politiche»

«E' con profonda soddisfazione che apprendiamo dal nostro assessore Elisabetta Rapetti la sua totale vicinanza e condivisione della battaglia che il Comitato “No al bitume - Si al parco del Trebbia" sta ormai da un anno portando avanti in tutte le sedi, incluso il ricorso, al Tribunale Amministrativo Regionale di Parma, avverso all'autorizzazione rilasciata proprio dal Comune di Gossolengo. Evidentemente fa piacere almeno sapere che anche da parte dell'Assessore c'è il riconoscimento dell'evidente contraddizione nella quale si dibatte l'Amministrazione Comunale di Gossolengo». Inizia così la nota che il comitato “No al bitume - Si al parco del Trebbia" ha nviato alla nostra redazione in risposta alla nota dell'assessore Elisabetta Rapetti circa la questione dell'impianto di produzione bitume previsto nell zona.

«Concordiamo inoltre con l’assessore che lo sviluppo del Parco del Trebbia debba continuare, indipendentemente da tutto, e pertanto ben venga qualsiasi iniziativa progettuale che a questo aspiri, possibilmente con la partecipazione di cittadini e associazioni. Su questo punto l’assessore può star tranquillo che in noi del Comitato, ma siamo sicuri in tutta la cittadinanza, troverà attenzione, partecipazione e supporto».

«Non possiamo però d'altronde sottacere alcune inesattezze contenute nella replica dell’assessore. Sicuramente il procedimento relativo all'impianto di conglomerati bituminosi parte da lontano e precisamente nel 2005 con l'approvazione del Piano delle Attività Estrattive, e nel 2008 quando l'allora Amministrazione Comunale autorizzò la convenzione con la ditta CCPL. Di nuovo nel 2013 l'Amministrazione Comunale allora in carica provvide a estendere la convenzione stessa, senza che ve ne fosse alcun obbligo di legge, e soprattutto in mancanza del rispetto degli obblighi contrattuali da parte della ditta proponente».

Prosegue il comitato: «Ora sostenere che l'attuale Amministrazione non può essere ritenuta responsabile delle decisioni assunte dalle precedenti, quando l'attuale sindaco, altri assessori fra cui il vicesindaco e alcuni consiglieri erano in carica nel precedente mandato, come risulta dalle delibere di Giunta dell'epoca, sembra quantomeno fuorviante e un maldestro tentativo di scaricare le evidenti responsabilità politiche. Inoltre occorre rilevare che - contrariamente a quanto affermato dalla Rapetti - l'Amministrazione ha speso risorse per ottenere un parere legale fortemente orientato a dimostrare la legittimità della procedura autorizzativa in corso, anziché la preminenza dell'interesse di tutela ambientale e sanitaria a gran voce richiesta dai cittadini».

«Detto questo - conclude la nota - ci scuserà se continueremo la nostra civile protesta in tutte le sedi, rimanendo comunque sempre disponibili a un vero e costruttivo confronto su questo problema con lei e con l'intera Amministrazione Comunale se veramente c'è la volontà, come dichiarato, di volerlo risolvere. Noi qualche idea l'abbiamo. Per cominciare potrebbe per esempio farsi parte attiva per sollecitare l'avviamento di un percorso partecipativo per la redazione di un Piano Territoriale del Parco del Trebbia, come del resto promessoci un anno fa, ma ad oggi senza alcun esito. Rimaniamo in attesa».

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