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Rifiuti, Rifondazione: «Sudditanza verso altre realtà dettata da calcoli economici»

L’intervento della segreteria di rifondazione sull’accordo tra la Regione Liguria e la Regione Emilia Romagna sullo smaltimento di 10mila tonnellate di rifiuti a Borgoforte

«Siamo – scrivono Roberto Montanari e Cesare Maggi della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista - al Medioevo della politica: Piacenza come un vassallo sottomesso ai signori di Genova, si vede derubata dell'acqua del Brugneto grazie a disciplinari anacronistici e irrispettosi dei diritti e delle esigenze del nostro territorio e omaggiata da 10.000 tonnellate dei loro rifiuti urbani che dovremo bruciare nell'inceneritore di Borgoforte. Ovviamente la sudditanza degli amministratori piacentini non è dettata da ragioni di campanile, ma più realisticamente da calcoli di mercato poiché più il ciclo dei rifiuti viene ingabbiato nella logica delle discariche e della termovalorizzazione e più ci guadagna IREN (e i suoi manager) alla faccia della salute pubblica.

Rifondazione Comunista non è insensibile ai principi di “solidarietà” tra territori che si trovino in condizioni di emergenza, ma nemmeno è disponibile a “bere” dichiarazioni di emergenza che potrebbero preludere ai soliti giochini speculativi e quindi pretende che si offra la massima trasparenza e si faccia capire ai cittadini il perché di una siffatta scelta.

Poniamo quindi alcune domande:

Come mai Genova non è ancora autosufficiente sul tema rifiuti? L’autosufficienza territoriale è o non è un principio di virtuosità a cui tutti i territori devono tendere ?

Prima di mettere a disposizione il nostro inceneritore i nostri amministratori hanno tenuto conto che la qualità dell’aria, in Pianura Padana e a Piacenza, è fra le peggiori in Italia e in Europa ?

Le 10.000 tonnellate di rifiuti urbani che arriveranno da Genova sforeranno i limiti imposti dall’AIA per il funzionamento di Tecnoborgo ? E a tal proposito, qual è il limite imposto dalla Provincia, atteso che la precedente A.I.A. è scaduta da quasi un anno ?

Perché non si è pensato di conferire i rifiuti genovesi a termovalorizzatori più recenti e quindi più efficienti del nostro ?

Perché mai nessuno ci ha spiegato a quanto ammonterà l’impatto inquinante diretto (fumi da incenerimento) e indiretto (trasporto dei rifiuti GE-PC-GE) causato dai rifiuti genovesi ?

In attesa delle risposte chiarificatrici, come Partito della Rifondazione Comunista riteniamo importante che il principio della solidarietà, sacrosanto nel caso in cui i genovesi dimostreranno di volersi rendere autosufficienti, non diventi l’alibi per consentire al termovalorizzatore di Piacenza di funzionare oltre i limiti quantitativi e temporali imposti dall’autorizzazione. Ricordiamo infatti che l’autorizzazione originaria a 105.000 tonnellate (poi, in deroga temporanea, portata a 130.000) dovrebbe abbassarsi significativamente per il contestuale aumento della raccolta differenziata (diversamente diventa un inutile impegno).

Altrettanto rileviamo che la chiusura dell’inceneritore di Piacenza, come confermato recentemente dal presidente della Regione Bonaccini (e come scritto nel Piano Regionale Gestione Rifiuti) sarà attuata entro il 2020. Senza se e senza ma. Per quella data il nostro territorio dovrà essere in grado di offrire un progetto di riconversione del termovalorizzatore coerente con le più evolute politiche del riuso e del riciclo, a garanzia della salute dei piacentini e delle certezze occupazionali di tanti nostri concittadini, dipendenti di IREN/Tecnoborgo, che diversamente rischiano di diventare ostaggio degli appetiti e degli interessi che presidiano il tema rifiuti.

Come Partito della Rifondazione Comunista chiediamo quindi a Regione, Provincia e Comune, tanto solleciti a riscontrare le istanze genovesi, di aprire al più presto un tavolo di discussione intorno al quale confrontarsi con quelle forze politiche che credono nella sostenibilità ambientale (Rifondazione lo è di certo) e con chi, più di ogni altro, ha titolo e diritto a parlare: i lavoratori e i cittadini della nostra comunità».

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