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«Risparmieremo 300mila euro all’anno», passo in avanti verso l’Asp pubblica

Dibattito infuocato tra minoranza e maggioranza in commissione sulla delibera per la ri-pubblicizzazione dell'Asp, poi arriva l'ok. L'opposizione lascia l'aula, gremita dei lavoratori delle cooperative Auroradomus e Coopselios. L'assessore Cugini "minaccia" una querela nei confronti della grillina Tarquini

L’Asp “Città di Piacenza” che ritorna in mano pubblica – questa è l’intenzione dell’Amministrazione  - accende la Commissione comunale 3. Alla presenza dei lavoratori delle cooperative coinvolte, che hanno gremito l’aula nella seduta del 25 marzo, si è svolto il dibattito sul voto alla delibera che restituirebbe al Comune la gestione del “Vittorio Emanuele”. «C’è la necessità di intervenire in modo deciso – ha spiegato il sindaco Paolo Dosi - per contenere già da ora un’esposizione economica che non ci avrebbe consentito di progettare insieme ad Asp (l'azienda servizi alla persona) un’azione di rilancio. Abbiamo dato vita a un’azione di revisione e costruito un piano industriale, tenendo conto dei costi di gestione. Questa attuale modalità di gestione è anti economica. Una gestione interamente “internalizzata” del servizio – “del contenitore in cui viene svolta la gestione dei servizi per anziani” ha specificato il sindaco -, porterebbe a ben 300mila euro di risparmio all’anno. Sulla base di questi risultati abbiamo ritenuto utile pensare a questa delibera.

Prima di prendere decisioni così importanti, con il supporto degli uffici, ci siamo attrezzati bene. Ci tengo a precisare che non stiamo mettendo in discussione la scelta della gestione integrata dei servizi che facciamo in diversi contesti. È una decisione che riguarda solamente questo servizio, quello dell’Asp "Città di Piacenza", una decisione che vuole calibrare meglio una risposta su una realtà specifica». La volontà è di completare l’operazione prima dell’inizio dell’estate 2015.

«Sono stato incaricato alcuni mesi fa – ha preso la parola il dottor Marco Perini, amministratore unico di Asp, incaricato dal sindaco Dosi -  per valutare la possibilità di trasformare l’Asp e i suoi servizi alla persona in una logica di bilancio. O investiamo nell’Asp, sostenendola, o disinvestiamo per portarla al suo scioglimento. Per quello che ho visto, una terza possibilità, ovvero tenere il piede in due scarpe – un po’ una cosa pubblica, un po’ una cosa privata –, non è più possibile. C’è una situazione economica deficitaria che pesa sul bilancio del Comune. Asp è nata nel 2009, non con lo scopo del pareggio di bilancio, ma con l’obiettivo di erogare buoni servizi. Il patrimonio di allora permetteva di non guardare alle cifre: dal 2014 il Comune per legge ha invece l’obbligo di impegnarsi nel disavanzo delle sue strutture. Il Comune ha dovuto riprendere il bandolo della questione in mano. Investire è una strada condivisibile e percorribile: l’Università di Modena e Reggio Emilia "Marco Biagi" ci ha indicato questa scelta – quella di tornare alla gestione totalmente pubblica - che ci permetterà di controllare e gestire l’azienda».

I conti sono stati accolti con diffidenza dentro Asp in un primo momento. «Sono stati analizzati – ha proseguito Perini - e “smontati” bene: i dati dello studio dell'Università, dopo questa attenta osservazione, sono ritenuti da noi attendibili.  Dobbiamo inoltre – per rilanciare - revisionare i contratti di fornitura, riorganizzare il personale, monitorare i servizi, valorizzare i patrimoni e creare nuove opportunità e progetti, che già sono in cantiere e che vedranno la luce entro la fine del 2015 (come ad esempio l’ala Est del Vittorio Emanuele utilizzata per nuovi posti non compresi nelle convenzioni, o ampliare le Cra, il progetto di 21 alloggi in via Gaspare Landi ristrutturati, spazi messi a disposizione dalla Fondazione nel Convento di Santa Chiara per donne in difficoltà). A questi progetti a breve termine, si aggiungeranno altri più in là nel tempo. Il passaggio al pubblico potrebbe essere la prima pietra di queste novità. Unendo la struttura si gestirebbe meglio il servizio: la coabitazione tra diversi soggetti rende più difficili le cose. Non possiamo svincolare l’Asp dal Comune e dal pubblico. Il milione e 600mila di disavanzo è preoccupante, la perdita è continuata a crescere nell’ultimo periodo. Dal prossimo bilancio potremo invece contenere i costi».

La preoccupazione è per i lavoratori delle due cooperative, che temono di perdono il lavoro. «Asp è fatta di persone che erogano servizi alle persone: il personale è la vera ricchezza dell’Asp. Chi lavora al Vittorio Emanuele non può essere perso, se un domani continua l’attività e aumentano i servizi nelle Cra, non verranno dimenticati i lavoratori. Già quando Copra lasciò la struttura, Asp s’impegnò per riprendere quelle persone. Non si prescinde da queste persone: ci sono paletti nella pubblica amministrazione per legge, ma c’è l’idea di recuperare i dipendenti, soprattutto nelle Cra. Forse dovevamo concentrarmi maggiormente sugli utenti, a garantire la qualità del servizio nei confronti loro. Una recente indagine al Vittorio Emanuele sulla qualità dei servizi ha dato un responso significativo: “Consiglierebbe il Vittorio Emanuele ad altri anziani?”, ebbene, il 100% delle persone ha risposto sì».

Ai consiglieri è stato fornito lo studio dell’Università "Marco Biagi". Marco Colosimo (Piacenza Viva) ha chiesto di sospendere la seduta per permettere ai rappresentanti di approfondire e analizzare i dati nel dettaglio. «Lo studio non era nascosto – ha rilevato il presidente della commissione Sandra Ponzini - solamente io l'ho chiesto agli uffici e mi è stato fornito». «Un approfondimento ci vuole – è il parere di Massimo Polledri - non basta una delibera di 4 pagine per una serie di progetti che mi sembrano che partano domani. Non possiamo decidere per 108 persone così. Non abbiamo tempo sufficiente per studiare una cosa così importante, non stiamo decidendo del canile municipale, voglio sapere la ricaduta sulle persone che sono presenti qua. E poi, ci esponete a dei contenziosi? Stiamo parlando di persone in carne ed ossa». La sospensiva chiesta da Colosimo non è passata per 17 voti contrari a 12. Mirta Quagliaroli (Movimento 5 Stelle) ha chiesto, regolamento alla mano, la presenza e il parere scritto sugli atti del segretario comunale. «Questo atto non è legittimo, la discussione va rimandata, l’atto deve essere approvato dal segretario, non rispetta la legge, il Tar – davanti a un contenzioso – potrebbe darci torto». Sulla questione si è acceso uno scontro tra Colosimo e Guglielmo Zucconi (Misto). La proposta di rinvio non è passata. Una terza richiesta di sospensiva è arrivata da Giovanni Botti (Pdl), che ha ribadito la necessità di approfondire meglio lo studio dell’Università “Marco Biagi”. «Il centrodestra se ne va – ha informato Polledri – perché è inutile discutere su una cosa già decisa. Vi prendete le vostre responsabilità, ne riparleremo e non potrete contare sulla nostra pazienza». La minoranza – ad eccezione dei grillini  - ha perciò abbandonato la seduta.

«Il rischio – ha rilevato Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) è però quello di spostare delle lavoratrici da una cosa all’altra trasformandole da tempo indeterminato a determinato. Io sono comunque a favore, ma chiedo inoltre la ripubblicizzazione anche delle gestioni in mano a Unicoop. Comunque qualcuno resterà a casa, non tutti potranno essere coinvolti di nuovo. Chiedo inoltre se il professore Eugenio Caperchione - che ha realizzato lo studio - è la stessa persona dentro il collegio sindacale di Unicoop» «M’informerò – ha replicato l’assessore al welfare Stefano Cugini - non lo so, non ne ho idea. Non ritorneremo fra un anno e redistribuire il servizio a un’altra cooperativa. Ci sono semplicemente altre forme che ci permettono di diminuire il disavanzo mantenendo la qualità del servizio e noi le seguiamo, tutto qua». «Dobbiamo renderci conto – ha aggiunto Barbara Tarquini (M5s) - che votiamo stasera un documento letto da un solo consigliere, ovvero Sandra Ponzini. Dovevate pensarci prima di commissionare uno studio, qua lascia tutto pensare che si arrivi a una certa conclusione...». Cugini ha promesso in aula di querelare la consigliera Tarquini per l'allusione a Unicoop, mentre la grillina usciva dall’aula con il capogruppo Quagliaroli. A microfoni spenti l'assessore si è detto stufo di sentire riferimenti non precisi sulla volontà dell'Amministrazione di ripubblicizzare l'Asp, per poi tornare nuovamente sui suoi passi e affidare il servizio alla cooperativa Unicoop. 

Ha criticato il comunicato delle due cooperative Zucconi. «Ho letto toni intimidatori, seminano paure nei lavoratori. Una ditta seria non ha bisogno di "mezzucci" del genere. Una ditta seria dimostra professionalità con il lavoro, non con i comunicati. La scelta di tornare in mano pubblica è giusta, lo dicono i conti».Pallavicini, Rocchi e Ceccarelli non hanno partecipato al voto. «La minoranza – ha detto Lucia Rocchi (Moderati) – ha diritto a leggere i documenti come noi negli stessi tempi. Ci sono comunque incongruenze su cui tornerò in consiglio comunale. C’è bisogno di dare spiegazioni in questa aula anche alla minoranza che rappresenta una parte dei cittadini». «Non c’è nulla di strano – è la risposta di Cugini –, chi ha chiesto di vedere i documenti li ha visti. Non sono stati negati a nessuno». La commissione - con i banchi della minoranza vuoti - ha approvato la delibera con 14 voti. La parola passerà al consiglio comunale, e non è detto che le critiche mosse dall'opposizione possano trovare alcune "sponde" anche all'interno della stessa maggioranza.

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