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Roncaglia e Borghetto: «Con il nuovo protocollo in futuro esercitazioni di evacuazione»

Ultimo atto per la commissione speciale d'inchiesta sull'allagamento che ha colpito lo scorso 14 settembre Roncaglia e Borghetto: ha riportato in consiglio la relazione finale

A distanza di tre mesi dalla fine dei suoi lavori, la Commissione d’inchiesta sull’alluvione di Roncaglia e Borghetto ha visto il suo ultimo atto in consiglio comunale. Paolo Garetti, presidente della stessa, ha riportato in aula la relazione finale, redatta dopo 4 mesi di incontri e audizioni. «La Commissione – ha detto Garetti - doveva accertare l’eventuale presenza di responsabilità nell’allagamento delle frazioni. Nella commissione c’era un rappresentante di ogni forza consiliare: in 5 sedute abbiamo convocato l’ingegner Fedele e il sindaco Dosi, Aipo, il Servizio Tecnico di Bacino, Maurizio Mainetti della protezione civile, Raffaele Veneziani di Anci. La prefettura non ha partecipato alle sedute perché ritiene di aver ravvisato già le sue informazioni agli organi giudiziari».  

Garetti ha ripercorso gli elementi salienti emersi durante la commissione. «Tra le ore 4 e le 5 - si legge nel documento finale - circa è stato attivato e inviato il tecnico reperibile per l’attuazione del protocollo riguardo le chiusure stradali programmate in caso di emergenza idraulica Trebbia -Po-Nure (in precedenza erano giunte notizie dalla Prefettura riguardanti esclusivamente il rilascio dalla diga di Boschi in Val d’Aveto). Tra le ore 5 e le 7 circa sono state eseguite le previste transennature dei tratti stradali esondabili in prossimità del Trebbia (via Foppiani e due accessi a foce Trebbia) e del Nure (in località Roncaglia presso il sottopasso del viadotto dell’A21 in prossimità del cimitero); nello svolgimento di quest’ultima transennatura, il tecnico reperibile incontrava una pattuglia di AIPo intenzionata a svolgere la stessa mansione e informava la medesima dell’avvenuta messa in sicurezza della suddetta area di Roncaglia; lo stesso tecnico reperibile verificava inoltre che in quel momento il fiume Nure risultava asciutto e nonostante la constatazione provvedeva ad allertare alcuni insediamenti particolarmente esposti al rischio di esondazione del Nure; in seguito si attivava inoltre un tecnico della Protezione Civile Comunale il quale procedeva mediante avviso ad alcuni residenti ritenuti particolarmente esposti al rischio esondazione del Nure ubicati su via Ferdinando di Borbone e nella golena chiusa di Boschi Celati.

Tra le ore 7 e 7,30 circa si verificava l’evento di piena in località Roncaglia conseguente ad una deviazione del Nure dal proprio alveo, pertanto esondando con modalità non prevedibili cioè in un’area ritenuta non a rischio a parere della sia della Protezione Civile che di AIPO. Inoltre l’Agenzia Regionale di Protezione Civile ha ritenuto di dover avvertire il Comune di Piacenza solo quando in possesso di dati certi e non solo previsionali e quindi in stretta prossimità dell’evento dichiarando che fuori procedura è stato inviato un “primo giro di SMS” alle 3,53 per il fiume Nure ai comuni rivieraschi con esclusione di Piacenza; proprio durante l’elaborazione dei dati (tra le 3 e le 4 di mattina) si verificava nella zona tra Ferriere e Farini la precipitazione eccezionale presupposto dello stato di allarme comunicato anche al Comune di Piacenza alle 4.48. Quasi contemporaneamente 7,30 – 8,00 in località Case di Rocco avveniva l’evento di piena del Trebbia che esondava invece secondo modalità prevedibili». Paolo Garetti-3

La commissione ritiene ormai superato il sistema di comunicazione e di allerta tra gli enti, basato su sms, fax e e-mail con allegati. Al riguardo è apprezzato il lavoro del sindaco di Rottofreno Veneziani per elaborare un nuovo sistema, chiedendo inoltre di aumentare il numero di addetti all’emergenza.

«Come evidenziato – è la conclusione della relazione - anche dai responsabili degli organi preposti alla gestione delle acque e delle relative difese, in sede di audizione in commissione, una riflessione occorre proporre ai decisori regionali e nazionali, circa l’assoluta necessità di passare da una prospettiva di intervento emergenziale, legato cioè a risolvere i problemi messi in luce dall’emergenza, verso una programmazione di progetti di difesa del suolo organici e sistematici supportati da adeguati finanziamenti. In particolare per quel che riguarda il nostro territorio è palese la necessità di inserire nel piano degli interventi anche: l’innalzamento degli argini secondo modelli di piena a periodicità minore ed aggiornata alla portata degli eventi più recenti (aumento sensibile di esondazioni in passato definite eccezionali ma purtroppo diventate frequenti negli ultimi anni); controlli della pulizia dei canali, dei rivi e delle zone golenali di deflusso coinvolgendo i Consorzi di Bonifica nella manutenzione e adeguamento dei propri rivi irrigui e di scarico».

«Sono felice di esporre questa relazione – ha sottolineato Garetti - dopo la presentazione di “Arturo”, idea concepita dal sindaco di Rottofreno Veneziani, che verrà integrato con il nuovo protocollo regionale in caso di emergenza. Il nuovo protocollo sarà immediato». La commissione constata che le strutture e gli operatori comunali hanno agito secondo le indicazioni messe a disposizione da quel protocollo. Il sistema di comunicazione di fax ed sms, non è sufficientemente sicuro e affidabile nell’effettivo ricevimento dei destinatari. «Il numero degli addetti – dice Garetti a nome della commissione - deve essere potenziato, l’informazione deve essere capillare e sistematica. Con il nuovo protocollo di intervento si avrà la certezza di lettura delle comunicazioni: d’ora in poi verranno mandate continuamente fino a che non saranno state ricevute e viste dall’autorità. Non era mai stata fatta un’evacuazione di emergenza: con il nuovo protocollo ci saranno più informazioni sul mettere in salvo sé stessi e gli altri, con personale formativo e forze dell’ordine. In modo periodico ci saranno esercitazioni».

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