Salvini contro l’Ausl di Piacenza: «Invita gli infermieri a "frizionare" i camici con le salviettine»

L’attacco sui social del leader del Carroccio. Rancan: «Dopo tre mesi dall’inizio dell’emergenza la salute del personale è ancora a rischio». Murelli presenta un’interrogazione al ministro Speranza. Stragliati: «Regione in ritardo con i tamponi»

il post di Salvini

Lega all’attacco contro Ausl di Piacenza e Regione Emilia-Romagna. «Per difficoltà di reperimento dei camici, la Asl di Piacenza invita infermieri a 'frizionare' i camici con salviettina nelle parti venute a contatto con pazienti. Il “Super Commissario” scelto dal governo dov'è???». Così il leader della Lega Matteo Salvini sui suoi canali social, allegando le istruzioni della struttura piacentina, attacca l’azienda sanitaria locale piacentina. Sulla questione sono intervenuti anche gli altri esponenti leghisti, come il consigliere regionale Matteo Rancan. «Infermieri e operatori sanitari invitati dall'Asl a lavarsi da soli i camici a causa “della temporanea e generale difficoltà, in ambito regionale e nazionale, di approvvigionamento di camici barriera in Tnt utilizzati nel corso degli isolamenti funzionali da contatto”. E' bustina disinfettante-2quanto dispone una nota diramata ieri da Asl Piacenza, che invita il personale sanitario a “frizionarsi” con una salvietta detergente le parti dei camici venute a contatto con i malati. Si tratta di una situazione che giudichiamo vergognosa e folle. Non è concepibile che, a distanza di quasi tre mesi dall'inizio dell'emergenza Covid, la salute del personale sanitario venga messa a rischio dalla mancanza dei necessari dispositivi di protezione individuale».

La deputata Elena Murelli ha presentato una interrogazione al ministro della salute Roberto Speranza. «È inaccettabile che, ancora oggi, ad oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza, si riscontrino carenze così gravi e marcate negli approvvigionamenti dei dispositivi di protezione individuale indispensabili per assicurare la sicurezza degli operatori in servizio; del pari inaccettabile è che agli operatori stessi venga richiesto di sanificare alla meno peggio i dispositivi in questione per ovviare alle ridotte inefficienze nella catena degli approvvigionamenti».. Al Governo, viene chiesto se sia a conoscenza di queste procedure, se garantiscano la sicurezza degli operatori sanitari e come mai manchino ancora le protezioni negli ospedali dell’Emilia Romagna. «E’ sconfortante ricevere queste notizie - commenta Murelli - nella Giornata internazionale dell’infermiere pensando a coloro che hanno perso la vita, per salviettina lavaggio camici-2salvarne altre, lavorando in corsia lottando contro il Covid-19». Murelli ricorda che continuano «ad arrivare segnalazioni in merito alla carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI) nel territorio della Regione Emilia-Romagna. I ritardi e le difficoltà negli approvvigionamenti riguarderebbero, tra gli altri, i camici barriera in tessuto non tessuto (TNT) utilizzati nel corso degli isolamenti funzionali da contatto». In alcune strutture sanitarie regionali, le direzioni avrebbero chiesto al personale, medici e infermieri, di lavare i camici durante i turni di servizio frizionando «il DPI indossato, utilizzando una salviettina o, in alternativa, una garza imbevuta di soluzione acquosa a base di cloro attivo». Un segnale della generale carenza di protezioni. La deputata chiede di sapere se queste procedure siano conformi ai protocolli «se le stesse garantiscano la prevenzione dal rischio di contagio e se il frizionamento ripetuto del dispositivo possa compromettere la tenuta della relativa barriera protettiva».

La consigliera regionale Valentina Stragliati polemizza invece con la Regione sui tamponi effettuati. «Ennesima retromarcia della Giunta Bonaccini che si era posta l'obiettivo di effettuare 10mila tamponi al giorno entro la metà di maggio, ma oggi ha già fatto slittare tale data a fine mese. Ebbene, lo ripetiamo per l'ennesima volta: se la Giunta vuole raggiungere realmente quota 15.000/20.000 tamponi al giorno nel prossimo autunno, occorrerà procedere con investimenti importanti per acquistare macchinari di ultima generazione e per avviare la produzione locale di reagenti». «Spiace dover constatare che Bonaccini si sta rivelando il governatore delle “incompiute”, ed è per questo che lo invitiamo a tenere in considerazione le nostre proposte, che hanno come obiettivo quello di arrivare a una sorta di autosufficienza regionale per la produzione dei componenti necessari per effettuare tamponi laringo-faringei, sulla scia di quanto sta facendo il Veneto. La Regione guidata da Zaia, infatti, ha acquistato, per mezzo milione di euro, un nuovo macchinario hi-tech e che sta consentendo all'azienda ospedaliera di Padova di avvicinarsi al traguardo di 100 mila tamponi processati per la rilevazione delle positività al nuovo coronavirus», sottolinea Stragliati. «La nuova strumentazione ha permesso di risparmiare molto tempo e di introdurre un parallelismo di “processazione”. Ora, infatti, il Veneto è in grado di processare 384 tamponi alla volta in dieci minuti. Non solo, la macchina precedente aveva bisogno di una quantità di reagenti che era cinque volte superiore a quelli necessari a questo nuovo macchinario». Oltre all'impegno per acquistare il nuovo macchinario, Stragliati chiede alla Giunta Bonaccini anche di «valutare con le strutture del Servizio sanitario regionale la possibilità di raggiungere una maggior autosufficienza grazie alla produzione locale di componenti utili all'effettuazione di tamponi laringo-faringei, quali sono i reagenti».

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