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Sanità e liste d’attesa: Rancan: «Piacenza non ha raggiunto gli standard richiesti. La Regione faccia chiarezza»

Il consigliere regionale del Carroccio: «La regione chiarisca perché le Aziende Sanitarie di Piacenza, Bologna e Imola non hanno raggiunto gli standard previsti per la riduzione delle liste di attesa rispetto al 2014»

«La regione chiarisca perché le Aziende Sanitarie di Piacenza, Bologna e Imola non hanno raggiunto gli standard previsti per la riduzione delle liste di attesa rispetto al 2014». Lo chiedono alla Giunta regionale i consiglieri del Carroccio Matteo Rancan e Daniele Marchetti che puntano il dito contro il cronico problema dei lunghi tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, ricordando che proprio la regione Emilia-Romagna ha sistematicamente adottato provvedimenti per il contenimento dei giorni di attesa.  “L’ultima deliberazione approvata in tal senso dalla Regione – spiegano Rancan e Marchetti – è la numero 1056 del 27 luglio 2015 che contiene misure volte ad abbattere le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie. Tra le Aziende meno efficienti, ovvero dove le prestazioni erogate risultano inferiori agli standard e senza miglioramenti conseguiti rispetto al 2014, troviamo Piacenza, Bologna e Imola “.

“Eppure – continuano - tra gli obiettivi indicati dalla Giunta regionale per l’anno 2015 e 2016, vi è anche ‘l’appropriatezza’, ovvero l’adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori per i medici. Una linea che è in procinto di adottare anche il ministero della Salute con un  decreto attuativo secondo cui ‘le prestazioni erogate al di fuori delle condizioni di erogabilità saranno a totale carico dell’assistito’.

“Per questo – tuonano - alla giunta chiediamo non solo quali siano le motivazioni e le eventuali circostanze specifiche per cui le Aziende di Piacenza, Bologna e Imola non hanno raggiunto gli standard previsti per la riduzione delle liste di attesa rispetto al 2014, ma anche se in attuazione delle disposizioni regionali, in caso di mancata prescrizione del medico di RM o TAC o altri esami specialistici, su pazienti che successivamente rilevino e accertino problemi di salute che avrebbero potuto essere diagnosticati, vi siano responsabilità e sanzioni applicabili. E’ comunque evidente – concludono – che la giunta deve riferire al più presto nella competente commissione assembleare per chiarire quanto sta accadendo nelle aziende sanitarie regionali”.

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