"Sardine", «Piano preparato a tavolino con esiti boomerang per gli strateghi del marketing Dem»

«Sardine anche a Piacenza? Una moda passeggera, virtuale. Che sta sbagliando strategia. L’obiettivo è evidente: sopravvivere rispetto al nuovo che avanza», afferma in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Fabio Callori

Callori

«Sardine anche a Piacenza? Una moda passeggera, virtuale. Che sta sbagliando strategia. Ormai il giochino è palese. Il movimento è spontaneo come un piano preparato già da tempo, a tavolino, dagli strateghi dem della comunicazione. L’obiettivo è evidente: sopravvivere rispetto al nuovo che avanza», afferma in una nota il Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Fabio Callori.

«Di qui, la chiamata alla piazza di sedicenti ‘sardine’, che si sono dichiarate ‘apolitiche’ smentite immediatamente dai fatti, da dichiarazioni avventate e da collegamenti stretti con i mondi che orbitano intorno al sistema conservatore della sinistra. C’è troppa supponenza negli organizzatori che stanno dietro le quinte. Hanno mandato allo sbaraglio una schiera di giovani comparse, credendo di convincere la gente che il ‘movimento’ nascesse dalla volontà di giovani responsabili, il nuovo mito della retorica dem. Giovani che, paradossalmente, protestano contro le forze politiche oggi all’opposizione del Governo Pd/M5s. Il piano ‘sardine’, tuttavia, non è venuto bene. Fra i tanti motivi che lo delegittimano, ne cito due: in primo luogo, è inverosimile che si scenda in piazza a protestare contro l’opposizione. A oggi, le forze di centrodestra sono all’opposizione nel Paese e in Emilia-Romagna. Non si è mai visto, in alcun paese democratico, una manifestazione di popolo contro chi non governa. Sono invece i regimi che organizzano manifestazioni teleguidate contro gli avversari perché temono di perdere il potere con libere elezioni».

«In secondo luogo, non è la prima volta che la galassia che orbita intorno all’attuale Partito democratico si nasconde dietro una ‘piazza’ falsamente spontanea. Questo è il populismo della sinistra. Si è passati dai girotondi, alle magliette rosse, alle barchette, alle ‘sardine’. Operazioni di marketing fine a se stesse, che non parlano al paese reale ma sempre ai soliti circoli di persone che se la dicono e se la cantano in un isolamento autoreferenziale», conclude.

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