Sciopero della grande distribuzione e delle coop: «Adesione del 60%»

Oggi lo sciopero della distribuzione organizzata e della distribuzione cooperativa. Il commento della Cisl di Parma e Piacenza e della Cgil

La Fisascat-Cisl di Parma e Piacenza sottolinea la partecipazione allo sciopero dei lavoratori proclamato per oggi nel mondo della distribuzione organizzata e della distribuzione cooperativa. «Siamo pienamente soddisfatti dell'alta adesione allo sciopero di oggi che ha riscontrato una partecipazione media del 60% con picchi del 90% all'iperGotico di Piacenza. Lo sciopero trova le sue ragioni nella mancanza di un contratto nazionale da ormai 4 anni. In particolare per quanto riguarda la Distribuzione Cooperativa è vigente lo stato di agitazione per il mancato rispetto delle condizioni statuite nel Contratto Integrativo Aziendale, condizione che detrmina il venir meno del confronto e delle buone prassi, carattere peculiare delle relazioni sindacali nel comparto coperativo della distribuzione alimentare. Auspichiamo un deciso cambio di direzione improntato alla partecipazione attiva dei lavoratori ed invitiamo pertanto i soci della cooperativa, ad un'attenta riflessione se ancora può dirsi sussistente, il valore etico della cooperazione che è sempre stata  bandiera distintiva del comparto interessato». 

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"Un successo: con picchi del 90% delle adesioni alla protesta". E' un bilancio positivo quello che la Filcams Cgil di Piacenza fa dello sciopero che oggi, 22 dicembre, ha riguardato i centri della grande distribuzione e quelli della distribuzione cooperativa. A Piacenza, lo sciopero ha visto i lavoratori in presidio anche di fronte all'Ipercoo Gotico di Montale, con qualche "incursione" per volantinare nella galleria commerciale e per spiegare ai consumatori che i dipendenti erano in stato di agitazione sia per il mancato rinnovo del contratto, da ormai 4 anni vacante, sia per alcune richieste della parte datoriale ritenute irricevibili. In un settore come quello della distribuzione cooperativa che dovrebbe avere una funzione sociale e non di mero profitto, ci vengono chiesti passi indietro di civiltà in tema di pagamento dei primi tre giorni di malattia, deroghe automatiche al Contratto nazionale, aumento del divisore orario che abbasserebbe la paga dei lavoratori, un maggior utilizzo dei tempi determinati e dei lavoratori somministrati. Nel terziario privato, inteso come grande distribuzione ci troviamo di fronte ad aziende uscite da Confcommercio e confluite in Federdistribuzione che applicano il residuo del contratot nazionale scaduto nel 2013 senza aumenti contrattuali, e senza nemmeno applicare il rinnovo del 2015 determinando per le lavoratrici e i lavoratori un danno retributivo e contributivo. La crisi di questo settore poggia tutta sulle spalle dei dipendenti, è l'accusa di Filcams. “La crisi di questo settore è tutta sulle spalle dei lavoratori – si legge in una nota della segreteria Filcams Cgil di Piacenza –hanno vissuto una liberalizzazione targata “Governo Monti” che ha imposto aperture commerciali che per i dipendenti significano: turni assurdi anche di notte e addio feste comandate. Si è inseguito un “Lucignolo” verso un Paese dei balocchi che non si vede, dimenticando le radici culturali e religiose comuni. Ci auguriamo – conclude la nota - che l’Italia non si trovi con delle orecchie da somaro, come successe a chi seguì Lucignolo. Tornare alla "alla casa del padre Geppetto", e riaffermare una società più giusta, civile e solidale che concilia il lavoro e la vita è uno degli obiettivi di questo sciopero”.

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