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«Se espulsi vanno rimpatriati senza esitazioni e non rimessi in libertà»

Michele Giardino, consigliere comunale del gruppo misto ed esponente della Buona Destra: «Sistema penale che sembra un colabrodo». Il commissario provinciale di Forza Italia, Gabriele Girometta: « Il sistema giudiziario non funziona»

«L'egiziano che, domenica notte, ha accoltellato in piazza Cavalli un operatore ecologico Iren e un poliziotto, era forse una nuova conoscenza delle forze dell'ordine? No, era una vecchia, anzi vecchissima conoscenza. Solo pochi giorni fa, il 27 ottobre, era finito in manette in via Manzoni per aver aggredito una pattuglia della polizia e danneggiato alcune vetture parcheggiate. Era stato rimesso in libertà dal tribunale in attesa del processo. E questo nonostante sul suo conto pendesse già da tempo un decreto di espulsione dall'Italia firmato dal questore di Piacenza, dopo essere stato trovato non in regola con il permesso di soggiorno. Che Paese strano è il nostro». Scrive il consigliere comunale del gruppo misto ed esponente della Buona Destra, Michele Giardino.  «Abbiamo un sistema penale che sembra un colabrodo, pieno di feritoie, di scappatoie, di possibilità. In cui la pericolosità di un individuo non viene mai accertata - e trattata - prima che accada un qualche pasticciaccio e sulla base delle prime violente avvisaglie, ma sempre dopo che si sia manifestata al peggio e si sia consumato un fatto grave. Non parliamo poi, come nel caso di Piacenza, degli immigrati irregolari che si rendono protagonisti di episodi di chiara pericolosità che portano addirittura al decreto di espulsione. Che senso ha affidare a loro stessi la responsabilità di abbandonare il territorio italiano? I delinquenti, coloro che non hanno nulla da perdere, perché si dovrebbero preoccupare di lasciare l'Italia da sé? Questi soggetti vanno accompagnati alla frontiera o rimpatriati senza esitazioni. Altro che rimessi in libertà, in attesa che compiano un nuovo crimine». «Non scendo  - conclude - ad analizzare le responsabilità del questore, del giudice, del prefetto, del ministro. Ciascuno avrà rispettato la legge che disciplina le proprie competenze. È evidente, però, che il combinato di tutte queste decisioni, indipendenti le une dalle altre, sia pessimo. E che il sistema faccia, alla fine, acqua da ogni parte».

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«La città di Piacenza, soprattutto il centro della città stessa, è rimasta vittima in poche ore di due episodi alquanto spiacevoli e sicuramente pericolosi anche se appaiono molto differenti tra loro: il primo è l’episodio accaduto in Piazza Cavalli, nella serata del 31 ottobre, dove un egiziano armato di coltello ha aggredito i poliziotti che erano intervenuti per sedare lui e le sue farneticanti affermazioni e un malcapitato operatore ecologico che stava svolgendo il suo normale turno di lavoro e che, pur ferito, è riuscito ad evitare il peggio. Il secondo, - spiega il commissario provinciale di Forza Italia, Gabriele Girometta -  accaduto a poche ore di distanza e di cui si è avuta contezza solo la mattina del 2 di novembre, è un atto vandalico perpetrato a danno dei muri del Duomo di Piacenza (forse la stessa mano ha colpito anche la facciata del Teatro Filodrammatici) con scritte offensive nei confronti di Dio e del nostro amato Vescovo Adriano Cevolotto»

«Inutile ribadire,  - prosegue - nel caso dell’egiziano pregiudicato e clandestino, che il sistema giudiziario non funziona perché nel giro di pochi giorni un soggetto  socialmente pericoloso riesce a compiere diversi atti delittuosi, arrivando al tentato omicidio, senza venire allontanato coattamente dall’Italia o incarcerato nell’attesa di provvedimenti restrittivi: non ci è scappato il morto per poco, ma non si può chiedere troppo alla fortuna. Nel secondo caso, invece, l’episodio non credo che si possa archiviare come una semplice bravata: sono segnali di malessere che comunque sono alimentati da un clima di tensione che oggi si può assorbire soprattutto dai social che va a colpire i soggetti più fragili che la situazione Covid e post Covid ha creato. Naturalmente esprimiamo la nostra piena solidarietà al poliziotto, al netturbino ferito e anche alla Chiesa Piacentina e al nostro Vescovo Adriano Cevolotto. Al tempo stesso però occorre che il Governo affidi, ai sindaci e ai comuni, poteri e mezzi più ampi per garantire la sicurezza dei cittadini nelle città. Più uomini per le forze dell’ordine e più risorse per aiutare le famiglie in difficoltà, queste ultime perno dell’educazione e della pace sociale, sono sicuramente necessari per iniziare ad avere meno situazioni di pericolosità. Ma occorre anche una revisione del sistema di accoglienza e di quello giudiziario che deve isolare o neutralizzare i soggetti che sono dichiaratamente e manifestatamente pericolosi per la società civile, per far sì che episodi come quelli sopracitati non possano più accadere».

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